“Deve essere davvero difficile spendere 17.751 euro per telefono e internet in un anno senza neanche comprare un cellulare di ultimissima generazione. Eppure Paola Taverna, vicepresidente del Senato del M5S c’è riuscita. Fanno quasi 1.500 euro al mese, una cifra che nessun piano telefonico di nessun gestore riuscirebbe a mettere insieme”. È (o meglio era) l’attacco di un articolo pubblicato sul sito di Repubblica con il titolo “Le spese folli dei parlamentari M5s”, che cita tra gli altri anche Barbara Lezzi attribuendole oltre 27mila euro di spese di carburante “rendicontate in un anno, pari a quasi 2.300 euro di benzina al mese“.

Ma i dati riportati nel pezzo, presi dal sito www.maquantospendi.it, non si riferiscono a un solo anno bensì, come risulta evidente dai grafici che sul portale accompagnano tutte le voci, al periodo che va da aprile 2013 al dicembre 2017, quasi tutta la XVII legislatura: quattro anni e 9 mesi per un totale di 57 mesi. Nel primo pomeriggio l’articolo è stato modificato senza spiegare l’errore, ma solo correggendo il periodo di riferimento e cancellando alcune frasi in cui le medie erano calcolate come se le cifre fossero riferite a un solo anno (sotto il nostro articolo pubblichiamo il confronto tra le due versioni). Un’ora dopo è stata aggiunta, in coda, una nota che spiega: “Nella prima versione di questo articolo, le somme dichiarate erano state indicate come riferite ad un anno, quello della legislatura in corso. L’errore nasce dal fatto che sul sito maquantospendi.it si parla di “analisi grafica dei rendiconti del parlamentari del Movimento 5 stelle dall’inizio della legislatura”. Il riferimento alla passata legislatura emerge dai grafici di riferimento”.

Va sottolineato che le medie mensili corrette sono indicate chiaramente sul sito, sotto il totale: per esempio, sotto i 17.751 euro che l’articolo indicava come spese telefoniche di Paola Taverna in un solo anno c’è scritto: “ogni mese (media): 306,05 euro“. Comunque tanto, ma non è chiaro se la cifra comprenda anche le spese sostenute dai collaboratori, i cui compensi sono rendicontati in una voce ad hoc. Quanto ai 27.258 euro di benzina spesi dalla Lezzi, spalmandoli sui mesi rendicontati ne esce una media di 579,9 euro.

L’articolo prende spunto da un tweet in cui Marco Furfaro di Sel ironizzava sulle spese della Taverna scrivendo “Non so se telefona ai marziani o se si fa predire il futuro da cartomanti a 20 euro al minuto, ma io ne spendo 120 all’anno, minuti e giga illimitati. Se vuole posso darle una mano a cambiare piano”. E, prima delle modifiche, proseguiva dando conto delle spese sostenute nel corso dei 57 mesi come se si trattasse di uscite sostenute in un solo anno.

Così, secondo la prima versione del pezzo di Repubblica, la Taverna avrebbe speso in carburante “dall’inizio della legislatura”, cioè dal marzo 2018, “ben 20.501 euro, quanti ne servono ad acquistare quasi 12.000 litri di benzina”, con cui, veniva calcolato, potrebbe aver percorso “una media di 480 chilometri al giorno“. E ancora: “Spostamenti convulsi ai quali si aggiungono anche quelli in taxi: 14.381 euro portati a rendiconto in un anno, quasi 1200 euro al mese”. Ma, appunto, tutte le cifre sono riferite al totale speso tra primavera 2013 e dicembre 2017. Dunque per i taxi la Taverna ha speso in media 261 euro al mese, non 1.200.

Alla ministra per il Sud Lezzi viene attribuita – in una frase cancellata nella seconda versione del pezzo – anche una spesa di “quasi 10.000 euro al mese solo di alloggio“, con il commento che “a lei, che è di Lecce, vivere a Roma costa caro”: in realtà la spesa complessiva sostenuta è di 119.520 euro dal giugno 2013 a fine 2017, per una media mensile di 2.200. Idem per le spese alimentari: non sono 27.569 euro in un anno, ma da gennaio 2014 a fine 2017.

Tra i responsabili delle presunte spese pazze viene citata anche la deputata Marta Grande, sostenendo che “ha speso ben 131.000 di alloggio dall’inizio della legislatura svettando in cima alla classifica”. Ma il costo va spalmato su 57 mesi e la media fa 2.300 euro. “Anche lei telefona molto, non ai livelli della Taverna ma 14.692 euro di spese telefoniche in un anno fanno oltre 1200 euro al mese“, era il commento. La media mensile è poi stata cancellata visto che era sbagliata: anche in questo caso la spesa è quella complessiva sostenuta dal 2013 e la media è di 257 euro al mese.

Infine quelli che vengono definiti “gli aficionados dei taxi”: il senatore Lello Ciampolillo, “quasi 28.000 euro, 2.300 euro al mese”, e la sottosegretaria al Mef Laura Castelli che “non scherza con i suoi 26.825 da inizio legislatura ad oggi”. In realtà Ciampolillo per i taxi ha speso la (comunque ingente) cifra di 517,9 euro medi al mese, la Castelli 487,7 euro mensili perché la spesa non è calcolata dall’inizio di questa legislatura ma quasi sull’intera durata di quella finita a marzo 2018.

“La fretta, si sa, non è una buona consigliera, ma quando alla fretta si aggiunge la menzogna il risultato è l’articolo che Repubblica ha pubblicato oggi dando letteralmente i numeri”, è il commento del M5s affidato a un post del Blog delle Stelle, in cui si denunciano “numeri vergognosi, riportati in modo totalmente sbagliato solo per nuocere al Movimento 5 Stelle: e oltre al danno, anche la beffa di far finta di niente“. “Questo è un giornalismo imbarazzante, un giornalismo che non riconosce i propri errori e che, anzi, li cavalca ben felice di poter fare sensazionalismo becero”, continua il post. “Tutto pur di aumentare le condivisioni. Peccato che si tratti di una bufala, peccato che si tratti di una fake news, peccato che questo modo di fare giornalismo sia veramente imbarazzante. Ecco il rispetto che hanno per i cittadini, ecco il rispetto che hanno per la verità. Ci aspettiamo delle scuse“.