Leggo sempre il Buongiorno di Mattia Feltri su La Stampa, non perché apprezzi in modo particolare la prosa dell’autore, né trovi particolarmente interessanti le sue pillole di saggezza. Lo faccio però quotidianamente e un po’ ossessivamente per vedere se e quando riuscirà a superare il suo record di strampalatezza informativa.

Il record l’ha stabilito un paio di anni fa quando vergò un ispirato commento alla notizia di una bambina data in sposa, a Padova, a un uomo maturo secondo un incivile costume islamico. Peccato che la notizia fosse farlocca. Alla contestazione della falsità delle premesse da cui traeva ispirazione il commento, rispose più o meno così. “Sì, la cosa non è mai avvenuta, ma sono cose che avvengono nel mondo islamico”. Che è come se io dessi la notizia di un’abbondante nevicata invernale a Roma per commentare l’inefficienza della macchina comunale che non sa pulire le strade e poi quando qualcuno mi facesse notare che non c’è stata nessuna nevicata, anzi a Roma c’era un bel sole, rispondessi: “Be’, ieri non c’è stata la neve ma è pur sempre gennaio e quindi può nevicare”. Questo sì che è giornalismo.

Ma i record si possono sempre battere o almeno uguagliare. Così oggi il nostro ha tirato fuori un altro capolavoro. Premettendo la sua natura di laicista bestemmiatore (c’è proprio da vantarsene) e ispirato ovviamente da una notazione apparsa sul quel popolarissimo quotidiano che è Il Foglio a opera di Giuliano Ferrara, solleva dubbi sulla condanna del cardinale Pell a cui non sarebbero stati garantiti tutti i diritti alla difesa nel corso del processo.

Fin qui nulla da dire, si sa, la rete dei garantisti arriva a fare le pulci alle sentenze fino all’altra parte del mondo. Ma poi viene il bello, quando Feltri comincia a insegnare al Vaticano come comportarsi in casi del genere. E come si deve fare? Prendere esempio da Wojtyla naturalmente che, a differenza di quel populista di Francesco, mise alla porta un pm di Milano che si era presentato con un mandato di cattura per Marcinkus spiegandogli che tutto quello che il monsignore aveva fatto lo aveva fatto nell’interesse della Chiesa. Si stava per abbattere con i soldi dello Ior il regime sovietico. Per cui: ragazzino, lasciaci lavorare!

Che cosa c’entri tutto questo con il processo a Pell, noi umani fatichiamo a capirlo. Ma ci spiega tutto Feltri: “I due casi sono diversi solo per chi non sa che il comunismo fu il regno dei processi simbolici e farseschi”. A me continuano a sembrare cavoli a merenda cucinati anche male, che alla fine insinuano una lettura di questo tipo: ma questi processi per pedofilia non saranno mica dei processi politici come quelli sovietici? Ne hanno fatte peggio dei pedofili, i comunisti. “Meglio frocio che laziale”, come diceva De Sica di fronte ai timori di omosessualità del figlio. Ma là eravamo in un cinepanettone.

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