Kingdom Hearts III è forse uno dei titoli che più ha fatto soffrire gli appassionati negli ultimi anni, arrivando in questo inizio 2019 sull’attuale generazione di console e vedendo Square Enix provare a soddisfare il sogno dei fan della saga.

Sora, Paperino e Pippo – i protagonisti della saga – affrontano un nuovo viaggio, che li vede attraversare molti mondi Disney nella speranza di vedere il primo dei tre, il prescelto del Keyblade, recuperare propri poteri sopiti, ricominciando li dove tutto era rimasto in sospeso nell’ultimo capitolo della saga. Nonostante l’intenzione di creare un capitolo che potesse accontentare gli appassionati della saga ed al contempo avvicinare nuovi giocatori  a Kingdom Hearts 3, vedendo il gioco contenere video riassuntivi di ogni capitolo uscito in precedenza, in alcuni punti del gioco risulta ancora un po ostico comprendere la trama complessiva, dato che nel grande affresco pensato da Tetsuya Nomura, padre della saga, non esistono capitoli secondari o spin off, ma solo una lunga storia narrata da anni su tante console.

Dopo questa premessa doverosa, non si può dire che il gioco sia carente su altri punti di vista, la grafica ad esempio è splendida e rende vivo ogni mondo che il giocatore avrà la possibilità di visitare durante l’avventura, con un’esplosione di effetti particellari ed effetti speciali degni delle produzioni Disney che ispirano i vari livelli del gioco. Incredibile anche il quantitativo di effetti e nemici mostrati contemporaneamente su schermo, senza che se ne perda in fluidità e senza particolari incertezze, donando cosi un esperienza di gioco divertente e mai noiosa.

Il sistema di combattimento è uno dei punti di forza di questo capitolo, che pescando a piene mani dai suoi predecessori riesce ad accontentare sia i player alle prime armi che gli affezionati alla saga di Sora Pippo e Paperino, trovando sotto la superficie un sistema appagante e vario, che vi darà modo di liberarvi degli heartless in tantissimi modi diversi.

Che dire poi delle musiche che, oltre ai temi strettamente Disney, vedono Kingdom Hearts 3 regalare ampie suite degne di essere suonate da orchestre (cosa che per altro avviene regolarmente, come l’appuntamento di ottobre al Teatro Arcimboldi di Milano), rendendo sicuramente l’esperienza di gioco memorabile anche dopo il suo finale, rimanendo con il giocatore e cullandolo in quella che sicuramente è la chiusura di un cerchio, ma non necessariamente la fine di un’avventura.


L’importanza di un gioco come Kingdom Hearts 3 cosi a lungo rimandato è proprio questa, non solo qualitativamente elevato ma importante per tutti i giocatori che da anni aspettavano la chiusura di una storia cosi importante nell’universo videoludico, lasciando spazio a quello che verrà, nel bene e nel male di questa saga; in conclusione Kingdom Hearts III è un gioco che affascina e diverte ma che sulle prime potrebbe spiazzare i novizi della saga, uno scoglio scavalcabile con l’aiuto di qualche riassunto trovato in internet o con il recupero dei capitoli precedenti, ma che se vissuto porta il giocatore in un viaggio colorato e meraviglioso, fatto di coraggio e amicizia.

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