Lo storico autista e factotum di famiglia, Arturo Artadi, il personale della villa, un notaio e due avvocati: in totale nove persone accusate a vario titolo di circonvenzione di incapace e ricettazione ai danni di Aurelia Sordi, sorella di Alberto, morta a 97 anni il 12 ottobre 2014. Tutte assolte dal Tribunale di Roma per la vicenda legata al patrimonio dell’attore, morto nel 2003,”perché il fatto non sussiste”. Per il giudice non c’è stato alcun piano orchestrato per appropriarsi dell’eredità della famiglia Sordi, stimata in circa 50 milioni di euro.

“Questo sancisce ancora una volta che il testamento è valido”, afferma Nicoletta Piergentili, legale della Fondazione Sordi che era parte civile al processo e che, secondo quanto scritto nel citato testamento, è unico erede del patrimonio in questione. Il testamento di Aurelia Sordi, che non aveva eredi diretti, ha dato infatti il via a un contenzioso civile ancora in corso tra 37 familiari esclusi dall’eredità e la Fondazione che porta il nome dell’attore. “Accettiamo e rispettiamo la sentenza, un conto però sono le donazioni ai domestici, un conto è l’impugnativa del testamento – sottolinea l’avvocato Andrea Maria Azzaro, difensore dei parenti di Sordi – La partita al tribunale civile è ancora da giocare”.

Il pm Eugenio Albamonte aveva chiesto la condanna a 3 anni e 5 mesi per l’autista Artadi che era stato a servizio dell’attore e della sorella, a 4 anni per il notaio Gabriele Sciumbata e per l’avvocato Francesca Piccolella e a 2 anni per l’avvocato Carlo Farina. Per quanto riguarda gli altri imputati, personale di servizio di casa Sordi, erano state chieste condanne per due anni e sei mesi. Il processo penale sul presunto raggiro cominciò in seguito alla denuncia presentata da una banca che aveva notato movimenti sospetti sui conti correnti della sorella di Sordi.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Laura Bovoli, la madre di Renzi rinviata a giudizio a Cuneo per concorso in bancarotta fraudolenta

prev
Articolo Successivo

Cucchi, corte dei Conti apre fascicolo per danno amministrazione giustizia. Legale famiglia: “Valutiamo azione risarcitoria”

next