Non c’è pace per i fratelli Sordi. Dopo la morte di Aurelia, che ha lasciato l’intero patrimonio ereditato dal fratello alla Fondazione Museo Alberto Sordi, sono rimasti a bocca asciutta 37 parenti dell’attore, che hanno dichiarato di essere pronte ad impugnare il testamento di Aurelia. Lo ha reso noto Il sole 24 ore. Quasi 4o persone dunque, rivendicano oggi una percentuale dell’eredità. Tra di loro non ci sono le dieci rinviate a giudizio con l’accusa di circonvenzione di incapace e truffa per il presunto raggiro ai danni della “signorina” Aurelia.

Aurelia avrebbe scritto il testamento nel 2011, lo stesso anno in cui è nata la Fondazione dedicata al fratello e presieduta dalla stessa erede. Il museo nascerà proprio nella storica villa romana di via Druso, dove vivevano i Sordi. Oltre ai beni – comunica il giornale di Confindustria-  l’ente erediterà denaro e titoli che varrebbero quasi 100 milioni di euro, le quote di capitale della società Campus Biomedico, che si trova su un terreno di otto ettari donato a suo tempo da Sordi all’Opus Dei. Ma soprattutto erediterà la sconfinata storia artistica di Alberto Sordi. Le dieci persone rinviate a giudizio, sono finite in tribunale perché, scoperto di essere state escluse dal testamento, avrebbero approfittato della demenza senile di Aurelia per ottenere, nel 2012, la procura a operare su tutti i conti correnti di Aurelia, aumentando a dismisura le spese per il mantenimento della villa e ritoccando per eccesso i contratti di lavoro. Proprio sulle condizioni di Aurelia potrebbero far leva i parenti per contestare il testamento, anche se la perizia del tribunale ha certificato la sua incapacità di intendere e di volere a partire dal 2012, ossia un anno dopo la firma del testamento.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Potenza, morì durante operazione. Arrestati tre medici per omicidio

prev
Articolo Successivo

Bus separati per rom e residenti, idea Pd e Sel a Borgaro (Torino)

next