Niente consegne in tutta la Lombardia, e una protesta anche davanti la Casaleggio associati. I driver di Amazon scendono in strada ma questa volta per scioperare davanti agli uffici della sede di Milano. Il presidio è stato organizzato dai sindacati lombardi dei trasporti di Cgil, Cisl e Uil in piazza XXV Aprile e colpisce una regione che vale il 60% del mercato nazionale. “Torniamo a scioperare nella filiera di Amazon per denunciare i carichi di lavoro a cui sono sottoposti i driver che tutti i giorni consegnano i pacchi nelle case dei consumatori digitali”, dicono gli organizzatori dello sciopero in una nota. “Le aziende in appalto – continano i sindacati – per accaparrarsi qualche rotta in più spremono i dipendenti per consegnare tutto ciò che gli è stato assegnato anche quando il furgone è colmo di pacchi. Non si prendono in considerazione le condizioni meteo, la lunghezza dei tragitti, il traffico. L’importante è consegnare tutto e velocemente. Durante il periodo di novembre e dicembre il numero dei dipendenti assunti per le consegne dalle aziende in appalto ad Amazon è triplicato ma erano tutte assunzioni a tempo determinato”.

Sostiene lo sciopero anche il segretario della Cgil, Maurizio Landini. “È un problema di qualità del lavoro, perché non si può essere poveri lavorando“, ha detto il numero uno del sindacato dal convegno Capitali umani organizzato dall’Università Luiss nel capoluogo lombardo. “I driver di Amazon scioperano perché li stanno sfruttando – spiega Landini – ma noi ci pensiamo alla qualità del lavoro di chi ci dà il servizio che abbiamo richiesto? Se le persone che lavorano a prescindere dal rapporto di lavoro che hanno non hanno gli stessi diritti è la base da cui partire per la contrattazione inclusiva che sosteniamo come sindacato. Mai come oggi il lavoro è stato frantumato con diritti diversi e in competizione tra di loro e non si può essere poveri lavorando”. “Bisogna far rispettare i contratti e tutelare la dignità di tutti i lavoratori della gig economy. No ad ogni forma di sfruttamento, a carichi di lavoro eccessivi, a mancata sicurezza”, scrive su twitter il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan.

Nel frattempo  un gruppo di rider è andato a protestare sotto alla sede della Casaleggio Associati, a Milano in zona Duomo. Una decina di persone si sono riunite per un breve sit-in, hanno acceso un fumogeno e hanno appeso sul cancello del palazzo, in zona San Babila, uno striscione con la scritta: “Di Maio il rider non ci casca, al decreto sicurezza preferiamo Vallanzasca!”. Tramite un comunicato diffuso in rete, firmato da Deliverance Milano, Deliveroo Strike Raiders e Punto di Svolta, si spiega che “come rider rivendichiamo diritti, garanzie e tutele. Reddito e sicurezza sul lavoro. Diritti sindacali e riconoscimento del nostro status di lavoratori. Ad oggi non sono arrivate risposte concrete né da parte del governo né da parte delle aziende”. I tre gruppi spiegano di aver “posto sul tavolo e all’attenzione di tutti le nostre proposte, una legge per il riconoscimento della subordinazione e una serie di punti inderogabili che dovevano essere inseriti in qualsiasi provvedimento normativo in grado di disciplinare il settore, un contratto o un accordo. Finora non abbiamo ricevuto alcun riscontro”.

Nel frattempo arriva anche la replica di Amazon. Il colosso di Jeff Bezos specifica che tutti i fornitori di servizi di consegna devono rispettare il suo codice di condotta e devono garantire “che gli autisti ricevano compensi adeguati, siano trattati con rispetto, si attengano a tutte le normative vigenti e al codice della strada, e guidino in modo sicuro”. Sui carichi di lavoro, l’azienda americana sostiene: “Il numero di pacchi da consegnare si basa sulla densità dell’area in cui devono essere effettuate le consegne, sulle ore di lavoro, sulla distanza che devono percorrere. Amazon assegna le rotte ai fornitori di servizi di consegna che poi le assegnano ai loro autisti sulla base della loro disponibilità”. Secondo Amazon, poi, “circa il 90% degli autisti termina la propria giornata di lavoro prima delle 9 ore previste. Nel caso in cui venga richiesto straordinario, viene pagato il 30% in più come previsto dal contratto nazionale Trasporti e Logistica; abbiamo un programma di audit che funziona in maniera continuativa per garantire la conformità con il nostro Codice Fornitore e i requisiti legali. Da questi audit ci risulta che i pagamenti degli stipendi sono effettuati in maniera regolare”.