Il ddl Pillon sull’affido dei minori in caso di separazione va ritirato, perché non è emendabile, è frutto di “nostalgia reazionaria” e riporta l’Italia “al Medioevo”. E’ l’appello delle opposizioni in una conferenza stampa in Senato voluta dall’ex ministro dell’istruzione Valeria Fedeli e dalla senatrice di +Europa Emma Bonino, presenti anche gli ex presidenti delle Camere, Laura Boldrini e Pietro Grasso di LeU. E’ l’occasione per chiamare alla mobilitazione tutti coloro che si oppongono a questo ddl con dibattiti anche all’interno dei consigli comunali. Quindi appuntamento a Verona dove, dal 29 al 31 marzo, si terrà il congresso mondiale delle famiglie. Potrebbe essere questa un’occasione, suggeriscono le opposizioni, “per sfidarli sul loro campo“, per far sentire non solo la voce dei pro-life, ma anche quella delle famiglie alternative.

A loro ha replicato poco dopo il senatore della Lega Simone Pillon, nonché primo firmatario del testo e tra i promotori del Family Day: “L’iniziativa legislativa non può essere compressa”, ha detto a Radio 1. “Una proposta di legge si può discutere, si può cercare di emendarla, la si può combattere. Ma le ragioni di chi si accanisce contro questa proposta di legge sono del tutto superabili. Se vogliamo emendare o migliorare il testo, non c’è nessuna preclusione. Però ad una apertura deve corrispondere un’altra apertura. C’è scritto da tutte le parti che se c’è violenza non c’è affido condiviso. Se non c’è violenza lasciamo per piacere che i bambini stiano con la mamma e con il papà. Semplifichiamo le procedure”. Solo qualche settimana fa, il sottosegretario con delega alle Pari opportunità del M5s Vincenzo Spadafora aveva garantito che “il ddl Pillon non sarà approvato”.

Il ddl è stato assegnato in sede redigente, lo scorso agosto, alla commissione Giustizia di palazzo Madama. Il testo introduce una serie di modifiche in materia di diritto di famiglia, separazione e affido condiviso dei minori. Prima di passare all’esame del ddl, la commissione ha avviato una lunga serie di audizioni. Si tratta di un provvedimento, affermano nel corso della conferenza stampa, che “calpesta 50 anni di diritto di famiglia, lede la dignità umana e svuota un cammino decennale di conquiste a favore dei diritti dei bambini e delle donne introducendo una pseudo teoria come l’alienazione parentale”.

“Le audizioni in commissione sono quasi terminate – ricorda Fedeli – non c’è la possibilità di emendare, bisogna ritirarlo”. La senatrice del Pd parla poi di “un attacco esplicito a chi non ha la possibilità di esprimersi, ovvero i bambini e le bambine”. Mentre per Bonino, “sembra di essere tornati indietro agli anni ’70!“. La leader radicale mette in guardia da “un’inaccettabile intromissione nella vita privata dei cittadini e delle cittadine” e punta l’indice sulla figura del “mediatore” che, secondo Bonino, è come dire: “Voi non siete responsabili, non siete in grado”. “La chiamata alla mobilitazione – aggiunge – serve anche a evitare altro: se cominciamo a cambiare la famiglia arriviamo a cambiare la 194”.

Pietro Grasso (Leu) critica “l’orribile tassello di una regressione più vasta”, frutto della “peggiore spinta reazionaria, maschilista, omofoba e razzista”. Infine Boldrini sottolinea che “è la prima volta dalla seconda guerra mondiale che le nostre conquiste vengono messe in discussione. Il desiderio dell’uomo solo al potere, che non è solo italiano, passa attraverso la compressione dei diritti delle donne. Essere femministi oggi è una cosa che ci deve dare orgoglio”. “Sfidiamoli sul loro campo – aggiunge – andiamoci anche noi a Verona, dove si troveranno tutti i movimenti pro-life, a prospettare un altro modello di vita che non guarda al Medioevo”.

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