Per 15 anni ha incassato lo stipendio da dirigente senza aver mai fatto un concorso, come prevede la legge. Giovedì scorso, confermano dall’Inps, è partita la lettera di licenziamento per Alessandra Infante, per anni direttore della sede regionale di Crotone. La vicenda è nota ai lettori del Fatto.it, il primo a raccontare la battaglia di Maria Teresa Arcuri, funzionaria della stessa Inps e sottoposta della Infante, che dal 2011 denuncia l’assenza di un titolo abilitativo da parte del proprio diretto superiore gerarchico. Ma non è detto che sia risolta: i legali della Infante stanno preparando un ricorso d’urgenza per impedire la risoluzione del rapporto di lavoro della loro cliente.

Finora era sembrata una battaglia contro i mulini a vento. Peggio: mentre la funzionaria chiedeva, l’ente la puniva per questo con disciplinari avvallati dal Tribunale di Crotone (dove – nella stessa sezione lavoro – lavora in qualità di giudice onorario, la sorella della “falsa” dirigente) e poi annullati dal Giudice del lavoro della Corte d’appello di Catanzaro e della Suprema Corte di Cassazione. Mentre questo accadeva la (presunta) dirigente rimaneva al suo posto, presso la direzione regionale per la Calabria; la funzionaria (legittima) vedeva invece mutilate le sue “funzioni direttive”, acquisite mediante regolare concorso pubblico, con conseguenti penalizzazioni sul reddito e sulla pensione che ormai e’ quasi alle soglie, dopo una lunga carriera che epiloga – spiegano oggi i suoi legali – “con tutto il rammarico dell’esser stata vittima di un datore, ossia l’INPS, ingiusto, sordo e iniquo, con la speranza che siano ancora una volta i giudici a restituire l’inquantificabile danno arrecato alla Funzionaria Maria Teresa Arcuri”.

La denuncia pubblica ha avuto poi risalto sui media e dopo anni di totale inerzia la verità ha iniziato ad emergere, fino alla data fatidica del 14 maggio 2018, quando tutte le amministrazioni interessate alla questione (dalla Funzione pubblica, al Mef e all’Inps) hanno dovuto appurare che in effetti la dirigente era transitata da un consorzio privato (Copross, dove aveva superato un concorso interno e non di evidenza pubblica) al Mef e da qui all’Inps con passaggi interni, senza mai fare un vero concorso. Ma non è bastato ad assumere le conseguenze del caso.

L’Inps ha provato a salvare la situazione proponendo una degradazione della Infante a funzionario, quando avrebbe avuto tutte le ragioni per procedere al licenziamento e anche al recupero delle somme indebitamente versate. A interessarsi al caso è stato infine il senatore Nicola Morra (M5S) che lo ha sottoposto al procuratore della Repubblica di Crotone, finora non particolarmente attiva sul caso, che pure era stato segnalato e denunciato. La stessa Procura, sollecitata dal senatore , potrebbe riaprire un fascicolo essendo i fatti di cui sopra non prescritti, posto che i reati connessi alla condotta dell’ex dirigente sono stati continuati e il danno per la Pa per un ammanco di quasi due milioni di euro, è proseguito fino al 27 gennaio 2019, data dell’ultimo stipendio versato dall’ente.

Non è escluso, a questo punto, che si vada fino in fondo alla vicenda per capire come sia possibile che ci siano voluti più di 10 anni per far luce sulla vicenda. In particolare se in sede Inps, ma non solo, siano esistite forme di protezione e riguardo particolari che abbiano permesso il transito ai ruoli apicali di un ministero e di un ente pubblico senza che nessuno battesse ciglio, neppure di fronte a una denuncia formalizzata in atti e (a fronte di tanto silenzio) poi rimbalzata su organi di stampa. Gli ambiti, ovviamente, sono quelli del Mef dove la “falsa” dirigente è approdata per tre anni (2005-2007) con la qualifica (in realtà mai effettivamente posseduta) di dirigente di seconda fascia e quello dell’Inps stessa, dove dal 2008 viene immessa con analogo profilo

In serata il legale della signora Infante, Sandro Cretella, conferma il licenziamento ma precisa che “non riguarda la procedura concorsuale per il riconoscimento della qualifica dirigenziale, su cui è pendente un giudizio dinnanzi al Tar della Calabria”. Discende invece “dal  cambio di orientamento dell’Inps sulla natura giuridica del consorzio da cui è arrivata la mia cliente, del quale viene ora disconosciuta l’assimilazione a un pubblica amministrazione. In sostanza, la natura privata non avrebbe consentito la procedura di  mobilità interna verso una pubblica amministrazione”. Da qui la decisione di proporre un ricorso d’urgenza per impedire la risoluzione del rapporto.

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