La consultazione di ieri sull’opaca piattaforma Rousseau ha dato il risultato sperato dai vertici del M5s e temuto dalla base: concedere a Salvini l’immunità parlamentare. Marco Travaglio in un articolo recentissimo, scritto per salvare il M5s da sé stesso, aveva cercato di mettere in guardia contro questa decisione. Sebbene io condivida le conclusioni di Travaglio, credo che il suo ragionamento sia troppo legato alle vicende recenti e che una analisi che guardi all’indietro nel tempo sia necessaria.

Il M5s, nato dai meet up e dal blog di Beppe Grillo, ha sempre dichiarato fin dalla sua fondazione, la sua contrarietà all’immunità dei parlamentari.

L’immunità dei parlamentari è una delle garanzie che la Costituzione prevede a tutela dell’indipendenza dei poteri: è cioè uno dei cardini della democrazia. Come accade per tutte la garanzie, anche di questa si può abusare e in Italia se ne è largamente abusato, utilizzandola per proteggere parlamentari che avevano presumibilmente commesso reati totalmente indipendenti dalle necessità politiche del Paese. Ciononostante, pensare di risolvere gli abusi attraverso l’abolizione delle garanzie significa buttare via il bambino con l’acqua del bagnetto. Il suicidio politico del M5s comincia quindi molto tempo fa, dalla nascita stessa del Movimento che su questo e su altri argomenti, troppo numerosi per essere elencati in un post, ha sempre espresso idee antidemocratiche e fondamentalmente eversive.

Lo scopo della propaganda antidemocratica del M5s era duplice: catturare con argomenti semplici una larga fetta di elettorato e circondare i governi in carica con un campo minato ideologico sul quale non potessero evitare di saltare in aria. Il campo minato era soprattutto diretto contro il Pd perché il suo elettorato è più sensibile alle istanze apparentemente etiche, ma in realtà antidemocratiche, del M5s. Quando il M5s è andato al governo con un elettorato largamente ex-Pd si è ritrovato in mezzo al campo minato preparato in precedenza ed è saltato pure lui.

Questo risultato era inevitabile e l’immunità parlamentare non è l’unica mina che è esplosa, né sarà l’ultima. Infatti ai parlamentari, anche M5s, è richiesto di applicare norme esistenti valutando il merito delle questioni poste e non di trincerarsi dietro ideologie di dubbia coerenza col dettato costituzionale.

Quale sarebbe stata la cultura politica da proporre al posto della disinformazione sovietica sparsa a piene mani da Grillo, Di Battista, Di Maio e compagni, sotto l’accorta regia dei Casaleggio? La risposta è banale: l’immunità parlamentare è importante ma non se ne deve abusare. Una risposta come questa non porta tanti voti: non è bianca o nera ma grigia, come tutte le cose reali. Un aspetto paradossale della vicenda di ieri è che, sebbene io ritenga che non sia preminente interesse politico del Paese ritardare di cinque giorni lo sbarco di 177 poveracci, il caso era in effetti dubbio e sarebbe stato possibile sostenere in piena coscienza che invece l’azione di Salvini era politicamente giustificabile e che pertanto l’autorizzazione a procedere andasse negata. In pratica il M5s si è suicidato per un caso che non avrebbe costituito un ovvio abuso.

Oggi il campo del governo è minato per qualunque partito che faccia appello a un elettorato di sinistra e la cultura politica del Paese dopo la tempesta politica scatenata dal M5s va completamente ricostruita; nel frattempo governerà la destra più becera perché il suo elettorato è insensibile alle questioni etiche maldestramente o in mala fede sollevate dal M5s. Nessun elettore o parlamentare leghista si porrà il problema se l’immunità parlamentare sia necessaria e se sia pericoloso usarla a sproposito. Le mine del M5s sono allegri fuochi d’artificio per Salvini, Berlusconi e i loro elettori. In pratica il suicidio inevitabile e programmato del M5s coincide con l’omicidio della cultura politica del Paese e bisogna chiedersi quale fosse e sia lo scopo del Movimento: se questo risultato distruttivo sia dovuto a incapacità o se invece sia stato previsto e voluto, un atout giocato in favore di Salvini e di quel che resta del berlusconismo.

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