Luigi Di Maio ha detto che sosterrà il risultato, a prescindere da quale sarà. Per Matteo Salvini comunque non si mette in discussione il governo, ma intanto il sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti ha detto di essere convinto che “i 5 stelle voteranno contro il processo” e che “non sfiduceranno il loro governo”. Il giorno del voto online per il Movimento 5 stelle sul caso Diciotti è un giorno di tensione dentro il M5s, ma anche per l’esecutivo Lega-M5s che pensa al suo futuro. Le urne virtuali sulla piattaforma Rousseau si sono aperte alle 11, in ritardo di un’ora rispetto al programma, e la chiusura è slittata per due volte: prima fino alle 20 per “problemi tecnici”, poi fino alle 21.30 “vista l’alta affluenza”. In serata è prevista un’assemblea congiunta dei parlamentari M5s e, oltre all’analisi delle regionali in Abruzzo e alla nuova organizzazione annunciata da Luigi Di Maio, sicuramente si parlerà anche dell’esito della votazione. Il dibattito dentro i 5 stelle è molto acceso: si va da chi ritiene che “non fosse una questione da sottoporre alla rete”, a chi invece parla di “una prova di democrazia”. Anche i tre sindaci M5s finiti sotto inchiesta Chiara Appendino, Filippo Nogarin e Virginia Raggi si sono esposti e hanno spiegato al Fatto che “il governo va processato”. La sindaca di Roma poi su Twitter ha precisato: “Ingigantite mie parole su caso Diciotti. Chiariamo subito un punto: sostegno pieno alla linea scelta da Luigi Di Maio“. Per tutta la giornata, il vero argomento di discussione è stata la difficoltà di entrare nel sistema e votare, senza dimenticare quelli che hanno polemizzato per la mancanza di “un controllore imparziale” o per i finanziamenti destinati mensilmente al sistema.

Resta da vedere come il risultato del voto influenzerà gli equilibri dentro il governo. Anche se il ministro dell’Interno continua a ripetere che per l’alleanza con i 5 stelle non cambierà nulla, il sottosegretario del Carroccio Giancarlo Giorgetti è intervenuto per lanciare un avvertimento in senso opposto: “Sono convinto che dalla votazione online sulla piattaforma Rousseau uscirà il no all’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Salvini. In caso contrario vorrebbe dire che gli stessi iscritti del M5s sfiduciano anche l’operato dei loro al governo e che quindi non ci credono più. La piattaforma Rousseau è una forma partecipativa che sicuramente può aiutare nel momento di crescita in termini di novità, ma misurato nelle responsabilità di governo qualche problema lo pone. Noi lo strumento che utilizziamo è quello delle urne elettorali, ci sembrano un test più probante”.

Video di Manolo Lanaro

Di Maio: “Decidono iscritti, io sostengo il risultato” –  Leggermente modificato il quesito, che rimane uguale nella sostanza (si vota No per mandare a processo Salvini e Sì per salvarlo), ma con un inciso nelle due possibile risposte. Ieri la formulazione aveva provocato il sarcasmo di Beppe Grillo , che oggi dice. “Da me solo una battuta, montata ad arte contro il M5s. Piena fiducia nel capo politico Luigi Di Maio“. Il quale, da parte sua, ha rotto il silenzio da Pomigliano d’Arco: “Decideranno i nostri iscritti che sono grandi elettori del movimento, lo conoscono da anni e sono perfettamente in grado di comprendere quel quesito e votare con coscienza. Io da capo politico sosterrò quel risultato. Vedo che ci sono state polemiche sul dire no per dire sì e dire sì per dire no, ma è lo stesso quesito che verrà posto ai senatori. Grillo? Ci sta, ci sta, ci si scherza su”. E sulle possibili ripercussioni sul governo: “Ognuno si assume le responsabilità delle proprie scelte e di quello che vota. Ci sentiamo stasera e poi ognuno si assume le proprie responsabilità”. Sostiene che il govepensiero di  Matteo Salvini – “imputato telematico” del voto online – e di Giancarlo Giorgetti ci tengono a specificare che “il governo andrà avanti a prescindere da come andrà” la consultazione online del M5s.

Quesito leggermente modificato – Nel post pubblicato sul blog delle Stelle alle 10 in punto di lunedì mattina  – con cui si è comunicato il rinvio – sono apparse modificate anche leggermente le due opzioni che gli iscritti possono scegliere. La sostanza del quesito, che ieri era stata oggetto di polemiche e precisazioni, è rimasta invariata con il Sì per negare l’autorizzazione a procedere e il No, che al contrario, apre la strada al processo per il responsabile del Viminale. Nel quesito tuttavia, rispetto al formula che è stata utilizzata ieri, è stato aggiunto il seguente inciso ”è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato” in caso di risposta affermativa e “non è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato” in caso di risposta negativa. Identica invece la domanda alla quale deve rispondere la base del M5s: “Il ritardo dello sbarco della nave Diciotti, per redistribuire i migranti nei vari paesi europei, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato?”.

Grillo: “Mia battuta montata contro M5s. Fiducia in Di Maio” – Ieri la formulazione del quesito aveva scatenato anche il sarcasmo di Beppe Grillo:” Se voti Si vuol dire No. Se voti No vuol dire Si. Siamo tra il comma 22 e la sindrome di Procuste”, aveva scritto su twitter il fondatore. Oggi però Grillo ha chiarito: “Da me solo una battuta, montata ad arte contro il M5S. Piena fiducia nel capo politico Luigi Di Maio”. Già nella serata di domenica il Blog delle Stelle è intervenuto per replicare alle polemiche sul quesito: “Nessun allarmismo. La questione è semplice. La risposta chiesta agli iscritti per il voto di domani è uguale a quella che sarà chiesta martedì ai senatori della Giunta. Cioè se in quel caso si sia agito o meno ‘per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo”. Per il blog “questa complessa articolazione dimostra che non stiamo parlando dell’immunità di un politico”.

Il quesito annunciato ieri sul blog delle Stelle

Salvini: “Il governo non rischia” – Al netto della formulazione, però, adesso sarà d’importanza fondamentale la decisione che prenderanno i Cinquestelle su Salvini. Il ministro dell’Interno in tre colloqui con Repubblica, Stampa e Messaggero dice: “Per me il governo non rischia, a prescindere da come vada. Nessun timore del tribunale del popolo. Io preferisco la giuria popolare proprio come Sanremo, piuttosto che la giuria di qualità dei fighetti radical chic”. . A rassicurarlo – secondo il suo racconto –  anche il vicepremier M5S Di Maio: “Luigi da subito mi ha parlato con chiarezza. E mi ha detto: ‘Matteo stai tranquillo, è stata una decisione collegiale, abbiamo agito in maniera limpida e responsabile, il governo siamo tutti noi. Siete tutti così affannati sul voto online dei 5 stelle, sul mio processo, ma io aspetterò sereno il responso delle 19.30. Guardate che per me, comunque vada, sarà un successo”. Sulla cambio della formulazione del quesito il leader della Lega dice:  “La gente sa leggere e decidere, che votino con coscienza, sia i militanti che i senatori, io sono tranquillo di aver agito nel solco della Costituzione”.  Più criptico il messaggio del sottosegretario Giorgetti: “Governare – dice – significa assumersi delle responsabilità. Ed è quello che ha fatto Matteo Salvini e che deve fare chiunque fa attività di governo”.

Il quesito formulato oggi sul blog delle Stelle

Ma il viceministro leghista Rixi: “E’ un voto sul governo”
Non tutti dentro il Carroccio però la pensano allo stesso modo. “E’ abbastanza chiaro che il voto su Salvini è un voto sul governo”, ha detto il viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi (Lega) a margine di un evento a Genova. “D’altra parte anche dentro il Movimento mi sembra ci siano quelli più filogovernativi e quelli meno. È giusto anche capire il mondo dei 5 stelle che cosa ne pensa”. Poi ha precisato: “Questa consultazione per noi non avrà conseguenze, per gli altri non lo so. Noi non obblighiamo nessuno a far nulla, stiamo lì e prendiamo atto delle scelte. Ognuno vota secondo coscienza, spero che tutti una coscienza ce l’abbiano. Ognuno sceglierà quello che ritiene più giusto. È chiaro però che in questo caso il ministro dell’Interno ha agito secondo mandato della presidenza del Consiglio dei ministri e all’interno di una linea che noi rivendichiamo come corretta a livello governativo. A nostro avviso non solo non c’è nessun reato, ma ci saremmo arrabbiati se il ministro dell’Interno avesse fatto una cosa diversa”.

Come votano i grillini. Torino: “Governo rischia, M5s sì” –  Nel frattempo cominciano ovviamente gli endorsement per entrambe le opzioni. Critici – come sono da giorni – i consiglieri comunali di Torino che su facebook commentano le tre lettere dei sindaci al Fatto e scrivono: “Il Governo non è a rischio, il nostro Movimento sì”. Posizione ribaditaanche dalla capogruppo 5 Stelle al Comune di Torino, Valentina Sganga: “Ci si difende nei processi e non dai processi. Lo dicevamo 10 anni fa e lo pensiamo, e diciamo, anche adesso. Per questo – sostiene – al di là di come la si pensi sulla questione migranti, l’autorizzazione a procedere contro il ministro Salvini va data. Nessuno è al di sopra della legge. Dignità, fiducia e orgoglio: salviamo i nostri principi”. Molto meno netta la posizione di Vito Crimi, secondo il quale “i politici devono sempre andare a testa alta davanti ai giudici, senza avere nulla da temere, specialmente se fanno scelte consapevoli e motivate”. Quello della Diciotti, però, per il sottosegretario è un “caso anomalo” in quanto un tribunale “sta indagando un intero governo per un’azione che rientra nelle proprie politiche e nelle scelte fatte in campagna elettorale, per le quali si è stati votati”. Lo stesso senso dell’intervento dell’europarlamentare Ignazio Corrao, che invece cita anche la situazione del premier, del vicepremier e del ministro dei Trasporti: ” Di Maio, Toninelli e Conte hanno dichiarato che la responsabilità di quell’azione è una responsabilità collegiale e di Governo. Per questo è importante ragionare su questo quesito. Se i tre non venissero archiviati ci ritroveremo con il precedente di oggi, la votazione di oggi – su Salvini – rappresenta il precedente. Oggi è importante che ogni iscritto al Movimento faccia una valutazione profonda. Analizzando le ragioni del sì e del no. E’ un esercizio di democrazia”.

I consiglieri M5s a Milano: “Sì al processo” (di L.Franco)
Dichiarano il loro sì al processo a Salvini due dei tre consiglieri comunali del M5s di Milano: “Fa parte dei nostri principi che sono inderogabili – dice Patrizia Bedori -. Se fosse successo un anno fa non avremmo avuto nessuna remora a votare a favore del procedimento. Ora siamo al governo, capisco ci siano delle cose da salvaguardare, ma nessun cittadino si può sottrarre alla giustizia, parlamentari compresi”.
“Si tratta di un bivio epocale per tutti noi: scegliere la convenienza del presente o scegliere la propria coerenza mantenendo fede a quello che è stato il nostro passato e il nostro presente di continua crescita”, aggiunge Simone Sollazzo che dice di aver votato “fermamente no. Siamo sempre stati molto intransigenti verso gli altri e questa volta, anche se c’è un governo in cui siamo totalmente coinvolti, dobbiamo essere i primi a dare il buon esempio ed essere intransigenti”. Non rivela invece la sua scelta Gianluca Corrado, come dice di non avere mai fatto in occasione delle votazioni sulla piattaforma Rousseau.

Renzi: “Vogliono salvare le poltrone” – Sul voto online interviene a Mattino 5 anche Silvio Berlusconi, che – come di consueto –  attacca i 5 Stelle. Con la consultazione sul web, dice, “scaricano la responsabilità della decisione su caso Diciotti sulla base, usano anche argomenti ricattatori: ‘se dovesse essere rinviato a giudizio Salvini’ dicono ai loro ‘potrebbe cadere il governo, un ricatto evidente a sostenitori e parlamentari”. E invita la Lega a tenere “conto di questi atteggiamenti”. Nel Pd a commentare la situazione è Matteo Renzi:  “Colpisce – dice l’ex segretario a Radio Capital . che improvvisamente il M5s diventa difensore dell’immunità parlamentare. I 5 stelle se votano contro l’autorizzazione a Salvini lo fanno per salvare le poltrone visto che l’80% di loro se va a casa e ha il problema trovarsi un lavoro e senza il reddito di cittadinanza”.L’ex premier Paolo Gentiloni, invece, a Repubblica dice: “I 5Stelle sono destinati a implodere. Per questo il centrosinistra, sebbene ammaccato, deve cogliere questa novità e può tornare competitivo. Intorno all’autorizzazione c’è un balletto  preoccupante. Il ministro dell’Interno che prima mostra spavaldo l’avviso di garanzia in diretta Facebook e poi minaccia l’alleato di governo, il quale affida la sua scelta alla piattaforma della Casaleggio e associati”.

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