Chi prende i voti dai mafiosi rischia una condanna fino a 15 anni di carcere. Anche se l’appartenza ai clan dei suoi “grandi elettori” non è nota. È la modifica introdotta dalla commissione Giustizia della Camera alla nuova legge sul voto di scambio.  Un ddl voluto dal senatore del Movimento 5 stelle, Mario Michele Giarrusso, già approvato da Palazzo Madama e ora modificato a Montecitorio proprio dai Cinquestelle.

Al Senato, infatti, l’originaria riforma depositata da Giarrusso era stata alleggerita da un emendamento di Fratelli d’Italia. Una modifica minima che aveva inserito tre semplici parole. In origine il testo del senatore del M5s recitava: “Chiunque accetta, direttamente o a mezzo di intermediari, la promessa di procurare voti da parte di soggetti appartenenti alle associazioni di cui all’articolo 416 bis, in cambio dell’erogazione o della promessa…”. Con al modifica, l’ultima parte era diventata “da parte di soggetti la cui appartanenza alle associazioni di cui all’articolo 416 bis sia a lui nota“. Un cambiamento che era stato in qualche modo condiviso da parte dei senatori del M5s che infatti l’avevano votato. Ma che rischiava di neutralizzare l’intera legge, originariamente ideata per irrigidire il reato vigente. Per questo motivo, dopo l’approvazione di Palazzo Madama, l’associazione Libera aveva criticato la riforma definendola come “‘un’occasione sprecata“.

Alla Camera, però, la commissione presieduta da Giulia Sarti – anche lei esponente del M5s – ha deciso di mettere mano alla legge. Dopo aver audito il procuratore nazionale Antimafia, Federico Cafiero De Raho, e il procuratore generale della Cassazione, Riccardo Fuzio, i deputati del M5s hanno presentato ed approvato un emendamento per cancellare quel “sia a lui nota“. In più il reato viene esteso anche a chi riceve voti da soggetti che agiscono “mediante le modalità di cui al terzo comma dell’articolo 416-bis”: serve a colpire chi riceve voti da presunti mafiosi non ancora condannati in via definitiva ma che comunque procacciano le preferenze secondo le modalità tipiche di Cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra. “In questo modo – dice Sarti – la Commissione ha valutato che il testo sia maggiormente efficace nel perseguire la piaga delle collusioni tra politica e mafie”.

La modifica di Fratelli d’Italia introdotta al Senato

La riforma dell’articolo 416-ter sarà discussa dall’Aula della Camera il prossimo 25 febbraio. L’intervento di Montecitorio serve a correggere l’annaquamento di Palazzo Madama. Dove la legge aveva cancellato i cambiamenti apportati nel 2014 dalla maggioranza di centrosinistra e che – secondo la Cassazione – avevano reso il voto di scambio più favorevole al reo. In più la nuova legge inserisce due aggravanti: le pene sono aumentate della metà se il candidato votato dai clan viene eletto, mentre per tutti i condannati scatta l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

La nuova legge della commissione della Camera

In pratica la formulazione del reato lega il voto di scambio con l’associazione a delinquere di stampo mafioso. In questo modo si stabilisce un collegamento ontologico tra le due fattispecie criminali: non è un caso, infatti, che nel 416 bis tra i reati fine delle associazioni mafiose s’indica anche “impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali”. Giurisprudenza a parte, però, il collegamento con il 416 bis ha soprattutto un effetto: l’inasprimento delle pene che che passano da un minimo di sei a un massimo di dodici anni, a un minimo di dieci e a un massimo di quindici anni di carcere.

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