Una delle primissime parole che i nostri figli hanno imparato, dopo mamma, papà e pappa, è stata con ogni probabilità “muoviti”: più che un vero e proprio arricchimento lessicale, è un comando, un ordine, spesso con il punto esclamativo. La prendo alla larga per commentare l’interessante ricerca di Marco Angriman, neuropsichiatra infantile dell’Ospedale di Bolzano.

Per Angriman i bambini e i ragazzini dormono sempre meno per i motivi più svariati, con danni per la loro salute e il rendimento. Una delle sue proposte è di posticipare l’ingresso a scuola, portandolo attorno alle 10.

Non posso che essere d’accordo con questa proposta, peraltro già portata avanti in alcuni paesini dell’Inghilterra e in altre parti del mondo. Sui benefici di un buon sonno, non solo per i bambini, siamo tutti d’accordo: questa non è certo una considerazione che spinge al fannullismo.

Tornando ai bambini e di conseguenza alle famiglie, la si potrebbe vedere come rispetto dei loro tempi di vita, compressi fin dalla più tenera età in ritmi frenetici e ossessivi ai quali le famiglie sono costrette o talvolta si costringono. Il fatto di avere più tempo a disposizione per l’avvio dell’attività scolastica, persino a parità di ore di sonno, consentirebbe una partenza non in salita e a razzo della giornata, con più tempo per i preparativi, e ovvi vantaggi sul loro e sul nostro benessere psicofisico, visto che secondo Angriman la riduzione del sonno a causa dell’insufficiente produzione dell’ormone della leptina favorisce l’obesità.

Un altro elemento di consenso riguarda il fatto che, soprattutto per le classi della scuola media e superiore, molti bambini e ragazzini sono costretti a pesanti spostamenti sui mezzi pubblici. Per alcuni (non pochi) si tratta di alzarsi alle 5 del mattino per raggiungere i propri istituti scolastici: un tipo di vita che non crea certo affezione allo studio. L’Italia non è fatta solo da persone che vivono nelle città, medie o grandi: l’Italia è anche tanti paesini di provincia, di campagna, i cui collegamenti con le città dove spesso si trovano le scuole non sono dei migliori. Tutto ciò implicherebbe un’apertura pomeridiana delle strutture scolastiche, che potrebbero essere utilizzate per altre attività e non unicamente come luoghi di transito.

Questa proposta, che spero venga ripresa, implica certamente un cambiamento nell’organizzazione delle famiglie e del loro rapporto con i luoghi di lavoro, ma potrebbe essere sperimentata a costi contenuti e con vantaggi sul benessere della collettività o almeno di alcune comunità. Se poi, mentre accompagneremo i nostri figli, troveremo il tempo di ascoltarli o di accettare i loro silenzi, senza saltabeccare da una telefonata a un messaggio, avremo fatto un passo in avanti. Ma questo è già un altro discorso.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Stupro? Stalking? Molestie sessuali? Facciamoci una risata!

prev
Articolo Successivo

Solo chi ha un’identità forte può rispettare davvero quelle altrui. Ma il capitalismo ci vuole deboli

next