A guardare il bicchiere mezzo pieno, il bilancio di FCA relativo all’anno 2018 andrebbe incorniciato: i risultati sono sostanzialmente in linea con le attese dell’azienda, con ricavi annuali pari a 115,4 miliardi di euro (+4%) e consegne a quota 4,84 milioni di unità (+2%).

L’utile operativo al netto delle voci straordinarie e non ricorrenti, è salito del 3% fino a 7,3 miliardi di euro, anche se il margine è lievemente sceso dal 6,4 al 6,3%. Dato addolcito dall’utile netto: 5 miliardi, il 34% in più sul 2017. I profitti “non rettificati” sono inoltre migliorati del 3% a 3,6 miliardi di euro. Mentre la posizione finanziaria netta è di 4,3 miliardi. Cifre che fanno ben sperare per l’obiettivo del 2020: utile operativo tra 9,2 e 10,4 miliardi di euro con un margine sui ricavi tra il 7,5% e l’8,5%.

Merito delle performance dei marchi Jeep e Ram sul mercato nordamericano (ruolo fondamentale lo hanno giocato i nuovi modelli dei due brand, 1500, Wrangler, Cherokee e Compass), in crescita per volumi (consegne salite a 2,63 milioni di unità) e ricavi (72,384 miliardi, con utile operativo di 6,23 miliardi e margine passato dal 7,9% all’8,6%).

Dati meno incoraggianti in Europa/Medioriente dove le consegne sono scese del 3% a 1,31 milioni di pezzi: qui i ricavi saliti dell’1% a 22,815 miliardi, ma l’utile operativo è sceso da 735 a 406 milioni. Colpa anche del nuovo ciclo di omologazione Wltp. Male la regione Asia-Pacifico: consegne giù del 28%, ricavi in flessione del 17% e risultato operativo in perdita per 296 milioni (nel 2017 il dato era positivo per 172 milioni).

Il rovescio della medaglia, il bicchiere mezzo vuoto per intendersi, è che l’azienda ha dismesso un gioiello di famiglia come Magneti Marelli, e continua a essere pesantemente indietro in termini di prodotto e nuove tecnologie, quali elettrificazione e guida autonoma. Emblematico in questo senso è il caso Maserati, marchio che per caratura è posizionato a livello di Porsche, vera e propria gallina dalle uova d’oro dell’industria automotive tedesca.

Eppure, mentre la casa di Stoccarda miete record su record, ha già diversi modelli ibridi in gamma e si prepara a lanciare la prima 100% elettrica, la marca del Tridente continua ad annaspare per colpa di un’offerta di prodotto vetusta e poco competitiva. Tant’è vero che le consegne di Maserati nel 2018 sono scese del 32% a poco meno di 35 mila pezzi, a causa soprattutto della minore domanda in Cina: ne conseguono ricavi ridotti del 34% a 2,663 miliardi e un utile operativo azzoppato del 73% a 151 milioni.

La prima Fiat elettrica, dovrebbe arrivare nel 2020 e avrà la carrozzeria della 500 (sarà prodotta a Mirafiori), mentre le Jeep Renegade e Compass plug-in hybrid potrebbero essere svelate già nel corso dell’anno, costituendo l’esordio di una tecnologia imprescindibile anche per i marchi Alfa Romeo e Maserati. Il tutto rientra in una strategia per l’elettrificazione della gamma che, come promesso nel piano industriale presentato lo scorso primo giugno, porterà l’azienda a investire 9 miliardi di euro entro il 2022.

“Il 2019 sarà un anno importante per FCA con un portafoglio prodotti che insisterà nei segmenti alti del mercato”, ha ribadito Mike Manley, amministratore delegato di FCA. Ecco perché la multinazionale italoamericana ha annunciato che nel corso dell’anno lancerà 5 modelli di alta gamma, facenti parte di un programma da 3 miliardi di euro in restyling e nuovi prodotti. Resta ancora da definire, però, il futuro degli investimenti per il nostro Paese, pronti a essere rettificati dopo l’introduzione dell’ecotassa.

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