Il sovranismo, inteso come la volontà popolare che guida e si sostituisce alla mano magica del governo democratico semi-paralizzata, altro non è che sinonimo di fallita democrazia. La parola sovranismo, infatti, nasconde una realtà che fa paura a tutti: il meccanismo politico che garantisce che la maggioranza non abusi del proprio potere e faccia gli interessi della moltitudine dei votanti non funziona più. Senza tornare troppo indietro nel tempo – i.e. al caos della Repubblica di Weimar – basta analizzare le vicende della Brexit per rendersene conto.

Agli inglesi è stato chiesto se rimanere o meno nell’Unione europea attraverso un referendum, evento eccezionale nel Regno Unito, ma ben giustificato data l’importanza della decisione. Tuttavia, durante la campagna elettorale nessuno ha spiegato agli inglesi i punti ostici della separazione da Bruxelles né tantomeno ha presentato soluzioni pratiche, veloci e realizzabili a loro riguardo. Il Regno Unito è andato alle urne senza sapere cosa sarebbe successo al confine tra la Repubblica irlandese e l’Irlanda del Nord o come il governo avrebbe gestito la rinegoziazione di più di 700 trattati economici e commerciali con il resto del mondo nell’eventualità di una Brexit.

Gli aspetti più problematici e tecnici sono rimasti fuori dal dibattito politico perché nessuno ci ha pensato e nessuno aveva la più pallida idea di come gestirli. In fondo il vero motivo del referendum era proprio questo: l’incapacità del parlamento e del governo di gestire i rapporti con Bruxelles. Di fronte al fallimento del meccanismo democratico, il Paese, il parlamento e il governo hanno agito di pancia, dimenticando che posseggono un cervello e una memoria storica. La sovranità popolare è sacra, ma quando il popolo viene tenuto all’oscuro dei dettagli salienti della politica, poiché questa è fuori controllo, è come scalare una montagna bendati, prima o poi si mette un piede in fallo e si precipita.

Il caos creato dalla Brexit nel Regno Unito è solo la punta di un iceberg in rotta di collisione con il Titanic dello Stato nazione democratico. La destra sovranista europea si sta contendendo il timone della montagna di ghiaccio ed è probabile che entro la prossima primavera Matteo Salvini lo tenga in mano e lo sta facendo senza spiegare a nessuno perché tutto ciò sta avvenendo e come gestirà la catastrofe dell’impatto.

Salvini è lo stereotipo del sovranista europeo. È scaltro, intelligente, ben navigato e assomiglia al vicino di casa che quando ti si rompe la connessione internet ti lascia entrare nel suo server. È l’antitesi di Juncker come George Bush lo era di Clinton: veste super casual, non ha l’aria presidenziale e dà l’impressione che invece del calice di prosecco preferisce un bel boccale di birra. Ma come Orban, Le Pen, Trump e tutta la combriccola dei paladini del popolo del XXI secolo, manipola bene bene il concetto della sovranità popolare per andare dritto al suo scopo, governare. Poi si vedrà.

Nell’era delle diseguaglianze la sovranità popolare cerca eroi che le assomigliano. È naturale. E sicuramente questi non si trovano tra le fila dell’élite che fino a ieri ha governato. Il Pd in Italia è bruciato, ridotto a un paragrafo negli annali della storia del Bel Paese. Ma bruciata è anche tutta la sinistra post caduta del muro di Berlino, il cocktail disgustoso del New Labour di Tony Blair che la sinistra europea della Guerra Fredda ha condiviso per 20 anni con i partiti neo-liberisti del vecchio continente. E la prova del nove di questa equazione ce la fornisce proprio il Regno Unito con le posizioni intransigenti di Corbyn, unico sopravvissuto al massacro della sinistra europea, dalla social democrazia al socialismo. Ma non è certamente lui il messia dello Stato nazione democratico.

Morale: il futuro non è roseo, ma in fondo non lo è da anni e in un certo senso ci siamo abituati ai tempi duri. La vera Brexit sarà quella della destra sovranista europea che porterà o all’implosione dell’Unione europea o a una sua ristrutturazione radicale. Intanto nel Regno Unito si troverà una soluzione di compromesso per evitare l’hard Brexit, l’uscita senza accordo dall’Unione e prolungare il periodo di transizione fin quando a Bruxelles si sarà insediata la nuova classe dirigente sovranista, a quel punto sarà molto più facile trovare un accordo. Intanto l’erosione della democrazia continuerà ad avanzare nell’indifferenza generale, proprio come il Global Warming.