I piani per l’evacuazione nei casi di emergenza sono onnipresenti nei luoghi deputati a ospitare grandi folle, ma non sempre sono efficaci al 100%. È un problema diffuso, tanto che la Commissione Europea ha finanziato il progetto eVACUATE capitanato dalla Grecia e che coinvolge ricercatori di Italia, Regno Unito, Paesi Bassi, Spagna, Belgio, Francia e Germania. L’obiettivo è migliorare e rivedere dove necessario i piani di evacuazione, tenendo conto di diversi elementi fra cui i modelli di rilevazione del comportamento della folla.

Oggi i piani di evacuazione non tengono conto delle dinamiche della folla, ossia del panico che si scatena durante un’emergenza, creando schiacciamenti e altri pericoli. Per farlo è di fondamentale importanza la tecnologia. I ricercatori hanno raccolto i dati relativi a precedenti incidenti, e si sono serviti di simulazioni di realtà virtuale per analizzare ogni aspetto di quanto accaduto.

Combinando sensori, tecnologie geospaziali e modelli di rilevamento del comportamento della folla, eVACUATE ha quindi sviluppato una piattaforma che consente di prevedere a priori il comportamento della folla e di gestire un’evacuazione di emergenza in modo da evitare che una crisi si trasformi in una tragedia.

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I modelli, in particolare, utilizzano immagini visive, termiche e iperspettrali. Combinando i dati ottenuti con questi strumenti e integrandoli con l’analisi psicologica delle folle, è stato possibile identificare nuovi indicatori di comportamenti collettivi e individuali. Un software elabora tutte queste informazioni e prevede dove si potrebbero verificare potenziali schiacciamenti, indicando di conseguenza migliori vie di evacuazione.

L’utilità di eVACUATE è quindi fornire ai responsabili della sicurezza un’immagine chiara dei potenziali scenari di emergenza prima, durante e dopo l’evacuazione, sia in ambienti interni sia esterni. A questo punto tutto il personale addetto alla gestione dell’emergenza, dalle forze dell’ordine ai sanitari, potrà avere un’idea chiara di come e quando intervenire. Un passaggio fondamentale quest’ultimo, perché senza una visione completa della situazione è difficile stabilire una catena di comando efficace nel valutare il rischio ed evacuare la scena in modo controllato. Al contrario, i ricercatori stimano che un intervento coordinato e strutturato possa ridurre i tempi di risposta di oltre il 15% e i tempi di evacuazione del 20% o più.

Il coordinatore del progetto Dimitris Petrantonakis di Exodus SA ha spiegato che fra gli obiettivi c’era appunto “aumentare l’efficacia dei soccorritori nel guidare le folle verso aree più sicure, riducendo al contempo i danni collaterali e gli errori umani e ripristinando più rapidamente la sicurezza all’interno e all’esterno del sito”.

eVACUATE oltre tutto è un sistema dinamico, perché il supporto fornito dal software comunica con i posti di comando mentre gli eventi si svolgono, consentendo di modificare i piani di evacuazione a seconda di quello che sta accadendo. Non solo, consente di ottimizzare i costi e benefici perché è modulare: a seconda delle situazioni, le organizzazioni di protezione civile possono scegliere quali e quante attrezzature occorrono.

eVACUATE è stato convalidato in quattro scenari pilota: uno stadio di calcio, una nave da crociera, un aeroporto e una stazione della metropolitana. Il prossimo passo è quello di muoversi verso la standardizzazione a livello di UE delle attrezzature e dei processi di evacuazione.