Se si dovesse giudicare dai “giornaloni” e, soprattutto, dai “meravigliosi” notiziari TV (pubblici e privati) sembrerebbe che in Italia tutto debba dipendere da quei due giovanotti che si sono spartiti legittimamente il potere sotto la supervisione (estetica) del premier Conte e da poco altro.

Al di là della cronaca nera e delle solite diatribe partitocratiche, sul piano delle notizie vere emerge davvero poco nelle news. Ma in genere è meglio così, perché in piena epoca di “fake news” basta distrarsi un poco e si finisce col fare la figura del merlo. Eppure le notizie vere ci sarebbero, non solo in Italia o in Europa, ma un po’ in tutto il mondo. Non c’è più nulla ormai che stia fermo, tutto è in movimento, e di rado qualcuno sa dove sta andando, solo i più avveduti riescono a farlo. A volte sembra che tutto scorra troppo in fretta, altre volte sembra di una lentezza esasperante. Invece la velocità è sempre quella, siamo noi che la vediamo diversamente. E’ come guardare una macchina da corsa. Se la guardi da vicino, è un fulmine rombante, se la guardi dall’alto di un monte, è una formichina che impiega un minuto per andare da qui a lì.

Ma non tutte le fake news sono “fake”. Alcune lo sono completamente, altre solo in parte, altre ancora sono vere ma pochi ci credono.

Tra le previsioni per l’anno nuovo che girano in questa settimana ce n’è una che predice una nuova recessione già quest’anno. Non è proprio una novità, ma il numero di quelli che ci credono è in crescita.

Basterebbe leggere quello che scrive Alan Murray sul suo notiziario online Fortune Ceo Daily del 2 gennaio scorso nel quale, in modo sintetico si chiede “La recessione comincerà nel 2019?”. Poi, dopo essersi scusato per cominciar male l’anno, comincia ad elencare il perché del suo pessimismo: Wall Street fa acqua da tutte le parti, la “Treasury yield curve” è piatta, i profitti scendono senza sosta, i sostegni monetari (QE) e fiscali svaniscono ovunque (da quest’anno anche in Europa, e non se ne vedeva l’urgenza), anche il drago Cinese è in affanno (oltre ad essere pure lui sommerso dai debiti). E poi c’è la “Trade War” (la guerra dei dazi) e lo scompiglio nell’Opec, il “cartello” del petrolio, che gioca al ribasso per mettere fuori mercato i produttori di “shale oil”.

Non bastasse ci si è messo pure il boss-presidente a fare i capricci. Dopo aver svuotato (letteralmente!) le casse dello Stato per fare regali fiscali da sogno ai suoi connazionali ricchi, adesso picchia i pugni sulla gloriosa scrivania dello studio ovale per pretendere almeno 5 miliardi di dollari per il suo adorato muro, indispensabile (dice lui) per proteggere gli americani dalle invasioni “barbariche” che premono sui confini meridionali della Federazione e spesso riescono a penetrare clandestinamente con grave danno (del suo smisurato orgoglio nazionalista).

Persino la “corazzata Goldman Sachs” è costretta a fare cura dimagrante dichiarando che nel 2019 avrà prevedibilmente utili in calo per qualche decimale di punto percentuale. Insomma, è tutto un pianto greco nelle previsioni, anche se, come è di regola in questo campo, è vietato farlo vedere per non alzare un clima di sfiducia tra i consumatori e i risparmiatori (cioè le “vacche da mungere”).

Ma a questo punto Murray si rende conto di aver detto troppo e, se è vero che anticipando queste cose probabilmente venderà qualche copia in più del suo magazine mensile, rischia però che “dall’alto” qualcuno se ne lamenti, così fa una mezza marcia indietro e dice che queste sono però previsioni di breve periodo. Quindi, se accadrà, sarà un temporaluccio estivo che porterà un po’ di rumore e nulla più. Infatti sono già in marcia orde di galoppanti imprese armate di nuova tecnologia e intelligenza artificiale che porteranno aria nuova e tanta ricchezza per almeno una decina d’anni. Davvero tanta ricchezza? Ma a chi?

Beh è lo stesso Murray a dirlo. La ripresa, dopo la breve crisi, bacerà solo i più bravi, “the haves” (quelli che “hanno”, cioè i ricchi), gli “haven’ts” (quelli che non hanno, cioè i poveri) staranno ancora a guardare (nel  migliore dei casi).

Se questo è il futuro a breve che attende il ricco popolo americano, quale speranza possiamo avere noi di evitare quest’altra purga? Diamocelo pure: nessuna!

Ma almeno i nostri “giallo-verdi” stanno facendo quella cosa che nemmeno il ricco “Epulone” seduto alla Casa Bianca ha mai pensato di fare: distribuire meglio la vera ricchezza che solo il paziente e laborioso popolo sovrano riesce a far grande.

E le opposizioni, invece di criticarli scioccamente dovrebbero capire che, anche se fuori dagli schemi classici, questa unione al governo di forze antagoniste è invece una grande novità che va salvaguardata. Perché invece di avere il solito governo dei vincitori elettorali combattuti con tutti i mezzi dai perdenti (che spesso hanno successo), si ha al governo due partiti ideologicamente diversi (quindi con obbiettivi leciti ma antagonisti) che siglano l’impegno di realizzare ciò che da entrambi risulta fattibile insieme, e lo fanno davvero accontentando un po’ tutti!

Se verranno anche dall’estero imitati, finalmente la forbice della disuguaglianza ricomincerà a chiudersi in tutto il mondo.