di Michele Caimmi 

A Natale quando ti accingi ad aprire i regali di parenti più o meno lontani spesso sudi freddo. Con gli anni hai imparato che conta il pensiero, ma in quell’istante non ci pensi più di tanto. Ti continua invece a tornare in mente quell’espressione che hai provato e riprovato decine di volte, davanti a uno specchio, per non farti trovare impreparato alla vista del solito riciclone, di un vecchio golf che sembra fatto di vimini o dell’immancabile doppione. Quest’ultimo è molto probabile che ti tocchi se sei un appassionato di libri (Inciso: per un lettore accanito un libro è il migliore dei regali possibili, ma il rischio di ritrovarsi tra le mani un libro che ha già, ancor peggio la stessa edizione che tiene ben conservata nella sua libreria, è alto).

L’ultimo Natale, dunque, eccomi afferrare quel pacchetto. “Dagli zii” dice un bigliettino. Al tatto sono uno o due libri, è chiaro. E così si ripresenta quella situazione tipica di ogni Natale. Scarto. Due libri, c’avevo preso. Le copertine mi sono molto familiari, ma sono abbastanza sicuro di non averle nella mia libreria. Poi ricordo il perché di quella familiarità: più volte sono stato sul punto di acquistarli. Un regalo azzeccato in pieno. Chiedo allora ai miei zii come facessero a sapere che quei libri sarebbero stati un regalo perfetto.

Quando pochi anni fa un colosso nella vendita di libri aprì le porte in città ero felice. Finalmente una libreria ben fornita e che offre la possibilità di acquistare volumi usati e scontati. Andai subito a fare un sopralluogo. Sì, bellissimo. Uscendo dal negozio colsi l’occasione per farmi due passi in centro, tanto è distante dalla nuova libreria. Passai accanto a un’altra libreria, lì da anni, ma non mi fermai.

Questa digressione mi è necessaria per raccontare dove i miei zii hanno acquistato quei libri. Una libreria indipendente, neanche troppo piccola, che per anni ha rappresentato il faro, nella sua specializzazione, nel centro storico della città. Quella libreria oggi non c’è più, tanto era imbattibile la concorrenza del colosso a pochi metri di distanza. Ma si sa, se vuoi aprire un’attività, aprila dove sai che la clientela già c’è.

Mio zio mi racconta che quei libri gli sono stati consigliati da un ragazzo che lavorava lì. Dopo una breve descrizione dei miei interessi e del mio carattere, quel ragazzo ha preso quei due volumi e semplicemente ha detto “questi”. La cosa notevole, poi, è che questo procedimento si è svolto allo stesso modo con i regali per tutta la mia famiglia, e in tutti i casi si è rivelato efficace. Anni di esperienza sul campo, amore per quei libri che vengono esposti al pubblico e dedizione alla ricerca del titolo più adatto hanno portato quel ragazzo, e l’intero staff del negozio, a essere in grado di capire quale libro farà emozionare e sarà in grado di farsi amare dal proprio lettore.

No, fatturare non è la sola parola d’ordine, come invece i negozianti del colosso sono convinti che sia. Come ti rivolgi a loro per una dritta li trovi sempre indaffarati tra ordini, spedizioni interne tra i vari negozi in franchising e mai un momento che si fermino a parlare col cliente, ad aiutarlo nella sua scelta.

Sì, se quella libreria indipendente ha chiuso è anche colpa mia. È colpa mia che mi sono fatto attrarre da quelle enormi vetrine e quegli adesivi che recitano varie percentuali di sconto. Lo ammetto, ma vado oltre. Vado oltre e mi chiedo chi ci sarà, ora, per consigliare a una coppia di genitori di acquistare Le avventure del drago Gerardo. Da piccolo amai quei libri e sì, erano stati acquistati proprio lì.

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