Il 2018 ci ha viste impegnate a spiegare agli antiabortisti che non ne possiamo più di vedere minata la legge 194. Con il governo di destra le affermazioni reazionarie di certi politici si sono moltiplicate. Tutti a dire alle donne com’è bello portare avanti una gravidanza non voluta o com’è bello non portare avanti la gravidanza se il figlio è quello di una coppia gay. Le stesse persone che hanno problemi con gli aborti poi progettano un mondo senza i figli degli stranieri. Ma i bambini non erano sempre e solo bambini?

Abbiamo dovuto dire no quando il governo ha usato le vittime di stupro contro tutti gli stranieri. Corpi stuprati e stuprati ancora da chi delle donne non gli importa un accidente. Abbiamo dovuto urlare che non ce ne frega niente dei provvedimenti che parlano di violenza sulle donne perché le donne non sono state consultate e quei provvedimenti non riguardano davvero le vittime di femminicidio ma solo e soltanto i politici che così hanno legittimato scelte repressive sovrapposte a quelle che piacerebbero a noi, ovvero le scelte preventive.

Delle storie di tante vittime di violenza di genere si invisibilizza la parte in cui si dice che gli stereotipi sessisti, la giustificazione alla violenza, il maschilismo sono all’origine degli episodi durante i quali sono state uccise. Se la cultura non cambia avremo altri uomini pronti a uccidere perché non accettano le separazioni, non rispettano le scelte delle donne, non vogliono vederle vivere felici da sole o con altre persone a fianco. Se si continua a giustificare chi uccide, come ai tempi del delitto d’onore rimosso per legge ma non nei fatti, le donne continueranno a crepare, una dopo l’altra.

La discussione sulla violenza di genere è ancora condita di negazioni, rimozioni sociali, disconoscimento del diritto al consenso/dissenso da parte di una donna come di qualunque persona. L’ha resa più complicata la proposta Pillon sull’affidamento condiviso, una proposta estrema, con una premessa stereotipata e sessista e norme pensate non per migliorare le separazioni, ma per renderle ancora più cruente.

È stato terribile anche vedere le donne migranti – assieme a ogni altra persona proveniente da altri Paesi – penalizzate dal decreto sicurezza che di sicurezza non ne dà un grammo a nessuno. Donne ricattabili e ricattate per il solo fatto di pretendere di vivere in posti in cui preferibilmente non siano ancora di più uccise, sterminate, violate, abusate.

Terribile dover leggere e ascoltare ancora storie di donne madri che non sono affatto aiutate a compiere quel ruolo. Non sono aiutate a trovare un’indipendenza economica, a poter scegliere dove vivere e con chi stare. Donne escluse dai luoghi di lavoro solo perché in età da gravidanza o perché si aspetterebbero che le istituzioni facessero il proprio lavoro, ovvero quello di sostenerle e dare una maggiore serenità ai bambini. Se poi le mamme si suicidano e non reggono alla disperazione di dover crescere bambine disabili, senza alcun aiuto, non ci si dovrebbe sorprendere più di tanto. Il riferimento alla mamma che si è gettata nel Tevere con le due bimbe è assolutamente voluto.

L’anno 2018 ha visto donne sedicenti femministe istigare odio contro sorelle trans, contro altre che la pensano diversamente e che di certo non vogliono sindacare sulle scelte altrui. I fascismi non hanno sesso, questo è proprio vero. L’autoritarismo insito in alcune affermazioni contro le donne che per scelta vendono servizi sessuali, per esempio, è pari a quello degli e delle antiabortisti/e.

Nel 2019 ci attende un grave scontro aggravato da una cultura sempre più misogina e discriminatoria. Dovremo stare a guardia della legge 194, anche se non la riteniamo la migliore legge possibile. Dovremo scendere in piazza molte volte per opporci alle strumentalizzazioni leghiste volte a criminalizzare alcune “razze” quando si parla di violenza sulle donne. Dovremo lottare contro stereotipi che ci vogliono per sempre gentili e accudenti, etero e a fare da psicofarmaci sociali per maschi violenti, disagiati, il cui disagio non ci compete.

Dovremo fare in modo che ogni norma sessista sia discussa, rivista, fermata e nel caso non riuscissimo a farlo allora dovremo continuare a marciare vestite di bianco e rosso, come le protagoniste dei Racconti dell’Ancella. L’incubo che molte di noi hanno è quello in cui si realizzerà davvero una società come quella descritta nel romanzo. Manca davvero molto poco. Davvero poco. Perciò dovremo dare strumenti a tante altre affinché abbiano consapevolezza e sappiano distinguere quel che è sessista e maschilista.

Quello che in tante sperano è un momento in cui tutti si rimettano in discussione sapendo che ogni intento moralista, sessista, normativo viola il nostro diritto alla libertà di scelta. Speriamo non ci saranno più antiabortisti a imporci di essere gravide e felicemente sgravanti creature che tanto poi toccherà a noi crescere. Speriamo che le donne non debbano più vergognarsi quando denunciano uno stupro, perché lo stigma deve ricadere su chi stupra e non sulle loro vittime. Lotteremo affinché la nostra voce, unita a quella globale di tante sorelle oltre frontiera, raggiunga ogni possibile sede affinché tutte sappiano di poter contare sul fatto che le idee arrivano dal basso e non dall’alto di santone che pensano di sapere tutto su quel che dovrebbe piacerci e cosa no.

Se il 2018 è stato durissimo, faticoso, ma anche un periodo felice per l’unione di tante persone che sono andate avanti con i medesimi obiettivi, nel 2019 penso sarebbe fantastico superare altrettanta durezza attraverso molti altri momenti di confronto collettivo, imparando dalle donne argentine, irlandesi, le combattenti curde, le donne polacche, spagnole e così via. Ogni loro lotta è la nostra lotta, perché abbiamo imparato sulla nostra pelle che certi linguaggi si somigliano tutti e che le risposte assumono più forza se insieme, tutte quante, urliamo “Non una di meno

Che il 2019 allora sia inclusivo delle donne, a prescindere dal mestiere che scelgono di fare e dall’origine biologica del loro essere donne, e di tutte le persone che vorranno con noi condividere lotte che non possono che offrire un punto di vista trasversale, antisessista, antirazzista, antifascista e antiautoritario. Tutto quello che viene imposto sulla pelle delle donne sarà restituito, che le polizie dei mondi, quelle che ci manganellano nelle piazze o che mettono catene ai nostri striscioni, ai nostri canti e slogan, siano d’accordo o meno. Noi lotteremo. A tutte un gran 2019, di lotta, di crescita, di bellezza e solidarietà. Senza dimenticare le altre lotte contro qualsiasi discriminazione. Sempre più streghe. Noi ci saremo.

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