“Non basta denunciare, bisogna rimuovere le cause“. Questo il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. “La violenza sessuale non riguarda soltanto le donne ma tutti noi perché riguarda episodi ricorrenti gravissime violazione dei diritti umani e questo coinvolge tutti in egual misura”. Mattarella ha incontrato al Quirinale la presidente della Camera Laura Boldrini assieme a una rappresentanza di donne che hanno partecipato all’evento #InQuantoDonna, la manifestazione organizzata in mattinata a Montecitorio che ha accolto 1.400 donne arrivate da tutta Italia. Tra le iniziative promosse per dire basta alla violenza sulle donne c’è il corteo organizzato dall’associazione “Non una di meno”: oltre 150mila le adesioni secondo le organizzatrici. E proprio nella giornata contro la violenza sulle donne è nato il fondo per gli orfani di femminicidio. L’emendamento alla legge di bilancio è stato approvato all’unanimità dalla commissione Bilancio del Senato.

Video di Angela Gennaro

 

Mattarella: “Fenomeno oscuro e incomprensibile” “Le considerazioni che avete svolto nell’aula di Montecitorio sono state coinvolgenti – ha detto Mattarella durante l’incontro – Vi ringrazio per le testimonianze perché siamo di fronte a un fenomeno oscuro e incomprensibile. Gli episodi di violenza sono in numero elevatissimo, ed è gravissimo che avvengano in società che si dichiarano civili, sviluppate ed avanzate culturalmente. Non basta quindi denunciare gli episodi di violenza, comportamento indispensabile e prioritario, ma bisogna impegnarsi a rimuovere le cause, le condizioni che danno luogo a questo stato di soggezione e di violenza. Va sviluppato un impegno di carattere culturale, educativo, di civiltà”. In occasione della giornata per dire no alla violenza di genere era arrivato anche il messaggio del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni: “L’Italia civile – ha detto – si unisce per dire basta alla vergogna della violenza sulle donne“.

 

“La violenza sulle donne sfregia la nostra comunità” – La presidente della Camera Laura Boldrini ha parlato a Montecitorio durante l’evento #InQuantoDonna: “Sbaglia chi pensa che la violenza riguarda esclusivamente le donne. Il problema riguarda tutto il Paese e sfregia la nostra comunità. Quindi, se su questo tema vogliamo fare sul serio, non può esserci solo la risposta delle vittime o delle altre donne, come in gran parte avviene ora: sono quasi sempre le donne a protestare, a ribellarsi, a promuovere mobilitazione. La Camera dei Deputati oggi ha accolto oltre 1.400 donne che hanno preso parte all’iniziativa promossa dal Governo: “Una presenza così imponente ha un senso che non può sfuggire a nessuno: le donne italiane hanno bisogno di attenzione e ascolto. Per raccontare la violenza subita ma anche per raccontare la loro storia di riscatto”. Una problematica che difficilmente può risolversi soltanto rifugiandosi dietro a nuove normative: “Le leggi non bastano, il problema è culturale. È questo il punto decisivo – sostiene la Boldrini – Agli uomini è richiesto di fare un balzo in avanti: uscire finalmente da una cultura che per anni ha ridotto la donna a una proprietà. È fondamentale impegnarsi sul piano educativo già in tenera età, insegnando ai bambini e alle bambine la parità di genere, il rispetto per le donne e per la loro libertà”.

“Denunciate le molestie sul lavoro” – La presidente della Camera ha poi parlato del caso Weinstein, cogliendo l’occasione per ricordare a tutte le donne di non restare in silenzio e trovare il coraggio di parlare: “Il caso Weinstein ha scoperchiato la vergogna delle molestie nel luogo di lavoro. Nel nostro Paese questo tema fatica ad affermarsi. Mi farebbe piacere se ciò accadesse perché non ci sono molestatori, ma ho paura che non sia così“. Una realtà che è emersa anche dall’inchiesta pubblicata dal fattoquotidiano.it“Le donne tendono a non denunciare le molestie perché temono di non essere credute e di perdere il lavoro. Sanno che in questo Paese c’è un forte pregiudizio contro di loro, quasi che debbano giustificarsi di aver denunciato. Ma è il momento di non stare più zitte. Siamo la maggioranza, non una sparuta minoranza – conclude la Boldrini – Sappiamo trovare la forza di rialzarci e parlare pubblicamente delle violenze subite. E il Paese non può ignorarci più”. Dopo la presidente, prendono la parola dagli scranni dell’Aula diciassette donne vittime di stupro, violenza domestica e di stalking. Tra le donne che hanno parlato anche alcune madri di ragazze uccise dai loro compagni, come la mamma di Sara Di Pierantonio, la ragazza strangolata e data alle fiamme perché rifiutava di riconoscere il suo ex come padrone. “Ho deciso di mostrarmi dopo la mia terribile esperienza per la prima volta oggi, riesco a farlo perché sono viva – esordisce così Serafina Strano, la dottoressa stuprata da un paziente nell’ambulatorio dove lavorava – A tutt’oggi non è cambiato nulla per la sicurezza delle guardie mediche e i presidi sanitari pubblici, mancano sistemi elettronici anti aggressione e di video sorveglianza da remoto. Lui mi umiliava – racconta con la voce rotta dall’emozione – Ma nonostante le percosse riuscivo a rimanere lucida per cercare una via d’uscita e sono riuscita a scappare. “.

“Almeno 150mila presenze” – A Roma intanto ha avuto grandissimo successo il corteo organizzato dall’associazione “Non una di meno” per dire basta alla violenza sulle donne. “Siamo una marea, almeno 150mila presenze” hanno dichiarato le organizzatrici dell’evento. “Siamo ancora all’anno zero sul riconoscimento dei diritti delle donne, ma siamo una forza e uomini e donne insieme batteranno la violenza” ha dichiarato Lella Palladino, presidente dell’associazione “Donne in rete contro la violenza”. Una manifestazione durante la quale sono state esposti numerosi striscioni anche in cinese e in russo. Nell’ultimo anno, i centri anti violenza hanno accolto 20.351 donne, tra queste il 76% sono di origine italiana mentre il 27% arriva da Paesi stranieri.

 

Nasce il fondo per gli orfani di femminicidio – Nella Giornata contro la violenza sulle donna arriva l’annuncio di un fondo per gli orfani di femminicidio. La normativa è prevista da un emendamento inserito nella discussione sulla manovra di bilancio e firmato da Francesca Puglisi, presidente della commissione d’inchiesta sul femminicidio. “È stato accolto con adesione immediata e molto solidale da tutti i gruppi”, ha commentato Magda Zanoni, relatrice del provvedimento che deve essere ancora votato dalla commissione Bilancio del Senato. L’emendamento prevede lo stanziamento di 2,5 milioni di euro all’anno per il triennio 2018-2021, per un totale di 7 milioni. Per quanto riguarda il fondo, il 70% – si legge nel testo dell’emendamento – sarà destinato “a interventi in favore dei minori”. Il resto, “ove ne ricorrano i presupposti, agli interventi in favore di soggetti maggiorenni economicamente non autosufficienti“. A spiegare meglio la proposta sono Marcello Gualdani, altro relatore alla manovra, e la capogruppo di Alternativa Popolare al Senato Laura Bianconi, che raccontano come verranno distribuiti i fondi: “L’emendamento prevede un aumento significativo che sarà erogato attraverso borse di studio, spede mediche assistenziali in favore di orfani di crimini domestici, orfani di madri a seguito di reati di femminicidio. Il Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime di mafia, racket e reati intenzionali violenti sarà ampliato appunto anche a chi è vittima di femminicidio”. “Presentare un emendamento di questo tipo in una giornata come questa – dice Gualdani – assume un carattere particolarmente significativo, la risposta concreta della politica e non le solite vuote celebrazioni”.