Silvia Romano è viva e si trova ancora in Kenya. La polizia regionale esclude che i sequestratori della cooperante italiana rapita il 20 novembre l’abbiano portata nella vicina Somalia o comunque fuori dai confini del Paese, mentre la zona attorno al villaggio di Chakama (80 chilometri da Malindi) dove è stata rapita, viene setacciata palmo a palmo. A dirlo è stato il comandante della polizia della costa Noah Mwivanda, che spiega di avere “informazioni cruciali” che non si possono “rivelare”, ma che “ci fanno pensare con certezza che Silvia Romano sia ancora viva e che la troveremo”. “Sappiamo che è ancora in Kenya”, aggiunge specificando di avere “sul campo tutte le risorse necessarie per l’operazione”. Viene quindi definitivamente archiviata l’ipotesi, circolata in un primo periodo, che la ragazza milanese di 23 anni volontaria della ong Africa Milele fosse stata trasferita in Somalia e consegnata o venduta dalla banda che l’ha sequestrata ai terroristi islamici di al-Shabaab.

La polizia ha circondato due centri della contea del Tana River compiendo almeno cento tra fermi e arresti. Si tratta dei villaggi Chira e Bilisa, un centinaio di chilometri a nord di Malindi, dove gli agenti non hanno esitato a usare le maniere forti per avere informazioni anche nei confronti di donne e anziani, strattonati e in alcuni casi bastonati come ha denunciato nei giorni scorsi un notabile di Chira, Hussein Santur. Mwivanda, riporta il sito del quotidiano kenyano Daily Nation, ha spiegato che i cinque uomini finora arrestati nell’ambito delle indagini hanno rivelato informazioni vitali sui rapitori, anche se dei tre principali sospettati due sono ancora in libertà. Ibrahim Adan Omar era stato arrestato l’11 dicembre e trovato in possesso di un kalashnikov e di un centinaio di munizioni. Ancora ricercati invece Yusuf Kuno Adan e Said Adan Abdi.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Terrorismo: morto Carlo Maria Maggi, mandante della strage di Piazza della Loggia

prev
Articolo Successivo

Etna, nuove scosse nella notte: la più forte di magnitudo 2.7. Sono 370 gli sfollati, “ospitati in alberghi e palestre”

next