Si era creato una nuova identità e viveva in un residence dopo essere evaso 8 anni fa mentre era agli arresti domiciliari. Ma questa volta gli agenti lo hanno scovato. Se n’era andato lontano, Giancarlo Massidda. Viveva in Sud America, tranquillamente.

Gli uomini dello Servizio centrale operativo della polizia – con la collaborazione dei colleghi argentini – lo hanno arrestato a Buenos Aires, nella zona di Berazateguinei nei pressi del comprensorio Country Fincas de Iraola. Inserito nell’elenco dei 100 più pericolosi criminali in circolazione. Romano di 61 anni, l’uomo è ritenuto il promotore di un gruppo criminale attivo nel basso Lazio che importava di grossi quantitativi di cocaina

Avviate nel 2018 e svolte dal Servizio centrale operativo insieme alle Squadre Mobili di Latina e Roma, su delega della Direzione distrettuale antimafia di Roma e con il supporto del Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia, le indagini hanno permesso di localizzare e catturare il latitante nella capitale argentina. Era ricercato in campo internazionale perché deve scontare una pena di 23 anni, 9 mesi di reclusione per traffico di droga ed evasione.

Nel 2002, nell’ambito dell’operazione “Fenice 2002”, Massida era stato arrestato per la detenzione di due chili di cocaina. Una volta emessa l’ordinanza restrittiva nei suoi confronti nel 2004 da parte del giudice per le indagini prelminari di Roma, era sfuggito alla cattura dandosi alla latitanza durante l’esecuzione della misura.

Cattura avvenuta tre anni dopo a Cunit, in Spagna, dopo indagini svolte insieme alla polizia spagnola nell’ambito dell’operazione “Minosse”. Dalla Spagna, Massidda aveva continuato a gestire il traffico di cocaina dal Sud America verso l’Italia. Estradato in Italia, nel 2010 era evaso nuovamente dagli arresti domiciliari nel frattempo ottenuti.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

No Tav, la Cassazione: “Reazione di rabbia provocata” dal lancio di lacrimogeni delle forze dell’ordine

prev
Articolo Successivo

Eni Nigeria, l’ex console italiano: “Lì e in tutta l’Africa non si lavora se non si unge”

next