Migranti, le accuse di razzismo e la sua posizione sull’aborto. Il candidato del governo alla presidenza dell’Istat Gian Carlo Blangiardo, in audizione di fronte alle commissioni congiunte Affari costituzionali di Senato e Camera, ha risposto alle domande dei parlamentari e replicato alle accuse di chi contesta l’opportunità della sua nomina alla guida dell’istituto. Il professore di Demografia alla Bicocca di Milano infatti, è fortemente criticato dalle opposizioni per la sua vicinanza al Carroccio e per le posizioni contro gender e interruzione di gravidanza. Oggi, intervenendo di fronte all’assemblea che dovrà ratificare la sua nomina con una maggioranza qualificata dei due terzi, ha iniziato parlando dei migranti: “Talvolta è mancata dal dibattito una lettura onesta dei dati sull’immigrazione. Dati che l’Istat ha sempre dato”, ha dichiarato, ribadendo la sua contrapposizione a distanza con il presidente Inps Tito Boeri. Quindi ha aggiunto: “Mi sembra imbarazzante che mi venga dato del razzista quando ho due nipoti di colore e la tessera dell’Arci”. Per quanto riguarda la sua posizione sulla 194, pur essendo stato autore di vari interventi critici pubblicati su Avvenire (nel 2008 e nel 2013), oggi ha dichiarato: “Non penso assolutamente che si debba abolire. A me piacerebbe che le donne non dovessero abortire, evitiamolo creando le condizioni” ad esempio con la contraccezione “ma non aboliamo la legge”. Solo una settimana fa i lavoratori dell’Istat si sono radunati in assemblea e hanno firmato un appello, disponibile anche su Change.org, per chiedere che la nomina venga fermata: “E’ inadeguata”, è il loro giudizio. Oggi i lavoratori hanno protestato srotolando uno striscione dalla sede dell’Istat su cui si leggeva la scritta “Stop Blangiardo”.

Lo striscione contro #Blangiardo dei lavoratori dell’@istat_it ‘Istat indipendente, STOP Blangiardo’ pic.twitter.com/VXeT6fltby

Sono tante le posizioni che vengono contestate a Blangiardo. Intanto non convince l’età: compie 70 anni in questi giorni e sarebbe il presidente Istat più anziano di sempre. Poi la sua vicinanza alla Lega: ha partecipato solo nel 2017 a una delle assemblee programmatiche con Matteo Salvini a Piacenza. Sempre nel 2017, sul Sole 24 ore, ha pubblicato un editoriale in cui si schierava contro lo Ius soli, ribadendo che non fosse necessario. Per quanto riguarda la questione stranieri e accoglienza, oggi ha dichiarato: “Sul tema centrale e delicato dell’immigrazione, l’Istat ha sempre fornito elementi corretti e utili alla conoscenza del fenomeno, ciò che a volte è mancato nel dibattito e che io come studioso ho sempre sentito il dovere di rimarcare, è una lettura onesta dei dati che Istat propone su questo tema”. Blangiardo ha citato quindi un libro in cui si dice che “i migranti possono aiutare visto che nel 2015 secondo l’Istat 173mila nati avevano almeno un genitore straniero, il 37 per cento dei nati! Il problema è che sono stati presi 101mila nati da almeno un genitore straniero e vi sono stati aggiunti 72mila nati con entrambi i genitori stranieri, chiunque capisce che sono stati contati due volte i 72mila”. “A me queste cose da studioso non piacciono, non è questione di essere da una parte o da un’altra ma di difendere la verità in maniera oggettiva”. Non è la prima volta che si fa portavoce di questa polemica e nei mesi scorsi si è scontrato a distanza con Boeri, che ha sempre sostenuto la necessità dell’immigrazione per “far reggere il sistema”.

Per rispondere a chi lo critica per le simpatie leghiste, che non garantirebbero la terzietà per la presidenza dell’Istat, Blangiardo ha elencato numerose partecipazioni, in qualità di esperto di statistica, ad esempio a corsi di formazione della Lega ma anche a un convegno della Fabbrica del programma di Romano Prodi o all’istituto Catteneo di Bologna, e addirittura ha riferito di avere la tessera dell’Arci, “donata da una collega” e a questo proposito ha detto “non vorrei che mi dicessero di non avere terzietà”. Nel riferire i tratti salienti del suo curriculum professionale Blangiardo ha quindi ricordato di essersi sin dai primi anni Ottanta occupato di immigrazione, studiando “le trasformazioni strutturali delle persone, la dinamica di trasformazione delle famiglie”. “Ho sempre cercato di sottolineare i cambiamenti ma anche – ha sottolineato – di anticiparne le conoscenze, senza togliere importanza alla metodologia statistica che garantisce qualità dei fatti e correttezza delle procedure”.

Blangiardo, che è anche molto vicino ad ambienti di Comunione e liberazione (qui l’intervista a ilfatto.it dal Meeting di Cl), ha poi parlato della sua posizione sull’aborto. I parlamentari hanno contestato di aver elaborato una tavola di speranza di vita “al concepimento”, quindi considerando anche i feti abortiti. In riferimento a questo viene citato un articolo su Avvenire del 2013, in cui ripeteva lo stesso concetto. “Quella tavola – si è giustificato oggi – è un esercizio. Si può condividere o no. Si immagina il rischio di probabilità di morte di ipotetici embrioni. Una volta l’Istat faceva le tavole di nuziabilità ora se io facessi delle tavole sulla probabilità di convivenza invece che di matrimonio non sono mica contro il matrimonio. Ad ogni modo nessun presidente dell’Istat si mette a fare le tavole dal concepimento”.

Contro la nomina ha preso posizione la senatrice di Leu Loredana De Petris: “La scelta del professor Gian Carlo Blangiardo come presidente dell’Istat è per molte ragioni discutibile e inopportuna. Prima di tutto risulta scorretto il metodo adoperato dal governo, sulla base di un criterio di pura lottizzazione e procedendo per chiamata diretta. Così facendo il governo viola il Regolamento europeo 223/2009, che impone di affidarsi a criteri di nomina trasparenti e basati esclusivamente sulla professionalità”. E ha concluso: “Le posizioni assunte anche recentemente dal professor Blangiardo non depongono a favore della sua imparzialità, tanto più necessaria per la guida di un istituto il cui ruolo è così delicato e fondamentale da numerosi punti di vista. La partecipazione a iniziative della Lega, persino a procedura di nomina già avviata, suona come l’esatto opposto della necessaria posizione di terzietà. Le prese di posizione sulla legge 194, contro lo ius soli e sull’immigrazione denotano un preciso schieramento politico che configge frontalmente con la doverosa imparzialità che si richiede a un presidente dell’Istat. Infine è necessario ricordare che gli stessi statistici hanno sollevato numerose perplessità sulla sua nomina anche dal punto di vista scientifico, criticando fortemente la pretesa di calcolare l’aspettativa di vita a partire dal concepimento in modo da equiparare le interruzioni di gravidanza alla mortalità infantile”.