La storia che sto per raccontare in qualunque altra nazione dell’Europa occidentale avrebbe da tempo riempito le pagine dei giornali e forse avrebbe almeno incuriosito qualche procura. Nel Paese degli scandali quotidiani e dei conflitti d’interesse viene invece relegata in un misero trafiletto a dimostrazione che alcuni poteri non possono essere disturbati, capaci come sono di resistere a qualunque capovolgimento politico.

Eppure non sono molte le vicende che hanno suscitato sfrenati entusiasmi e gonfiato a dismisura l’orgoglio nazionale prima di precipitare nel dimenticatoio. La storia è complessa, ma complessi e ben mimetizzati son gli interessi che cercherò di portare alla luce.

I fatti

Un anno fa da queste stesse pagine denunciavo quanto stava avvenendo e rivolgevo domande precise al professor Walter Ricciardi, presidente  dell’Istituto Superiore di Sanità, domande ancora senza risposta.

Sono trascorsi vent’anni dal 24 ottobre 1998, quando i quotidiani annunciavano trionfalmente “Aids, funziona il vaccino italiano”; vent’anni e oltre ventotto milioni di euro, ma del vaccino italiano per l’Aids non c’è traccia.

Dal libro inchiesta che pubblicai nel 2012 con Carlo Gnetti Aids, lo scandalo del vaccino italiano emerse una realtà segnata da paure, interessi economici, protezioni politiche, intrecci familiari e intrighi internazionali. Duccio Facchini, giornalista di Altraeconomia, ha continuato ad indagare e due giorni fa ha pubblicato il risultato del suo lavoro, un atto d’accusa pesante che segnala una crescita impressionante di intrecci economico/finanziari/istituzionali nazionali ed internazionali sempre meno trasparenti.

Dopo infinite polemiche con annesse vicende giudiziarie, la ricerca sul vaccino preventivo contro l’infezione da HIV, finisce su un binario morto, proprio come aveva previsto gran parte della comunità scientifica internazionale. L’obiettivo si trasforma e si riducono fortemente le aspettative, non più il Nobel della Medicina per il vaccino preventivo, ma forse si arriverà a produrre un nuovo farmaco con funzioni immunostimolanti da affiancare agli antiretrovirali per la cura delle persone già infettate dal virus HIV.

I brevetti 

La ricerca dell’ISS porta comunque all’ottenimento di alcuni brevetti. Nel 2014 Altreconomia pubblica un articolo “Aids, dov’è il vaccino” nel quale si evidenzia come il Consiglio di Amministrazione dell’ISS abbia concesso gratuitamente per 18 mesi l’uso di quei brevetti alla società Vaxxit controllata al 70% dalla professoressa Barbara Ensoli, dipendente dell’Istituto Superiore di Sanità e responsabile della ricerca sul vaccino, che l’ha fondata insieme a Giovanni Cozzone, per anni consulente dell’ISS con l’incarico di lavorare per la tutela dei brevetti dell’Istituto. Le polemiche che ne seguono obbligano il CdA dell’ISS a riunirsi nuovamente e a cancellare tale decisione.

Ma tre anni dopo nel 2017 il brevetto del “TatImmune” viene registrato dalla Vaxxit in Europa, Usa e Sudafrica; nel frattempo la professoressa Ensoli ha ceduto le sue quote e il controllo della Vaxxit è in mano alla 3 I Consulting Srl di Giovanni Cozzone; l’ISS conferma ad Altreconomia che Vaxxit ha acquisito due “diritti di privativa industriale” ma non risulta che l’ISS abbia esercitato l’opzione prevista dalla legge per chiedere un compenso economico per la cessione dei brevetti.

L’intreccio internazionale e le scatole cinesi

Nel frattempo l’ISS continua la ricerca per un eventuale uso della proteina TAT nell’immunoterapia delle persone sieropositive e le fasi della sperimentazione si svolgono soprattutto in Sudafrica.

Riassumendo quanto spiegato, con dovizia di particolari, nel già citato articolo di Facchini, oggi la situazione è questa: il Centro Nazionale Aids dell’ISS diretto dalla professoressa Ensoli ha formato una partnership con soggetti pubblici e privati che agisce in Sudafrica, della quale fanno parte la Vaxxit, la Diatheva, società che produrrà il potenziale farmaco, controllata dalla multinazionale SOL Spa, quotata in borsa, che ha rivelato le quote di Diatheva precedentemente possedute dalla 3I Consulting Srl del dott. Giovan Battista Cozzone per circa 150mila euro (partendo da un valore nominale di 2.724 euro). Lo stesso Cozzone che insieme alla Ensoli aveva fondato la Vaxxit che ora controlla e che precedentemente era consulente dell’ISS.

Un altro socio della partnership è l’azienda farmaceutica sudafricana KIARA che nel suo board ha due italiani, uno dei quali fino a qualche anno fa è stato consulente del nostro Ministero degli Esteri in Sudafrica proprio sulla sperimentazione del vaccino. Ministero degli Esteri che ha finanziato con 22 milioni il Sudafrica per programmi di lotta all’Aids.

Nel frattempo Altreconomia scopre delle lettere inviate da potenziali partner economici a Vaxxit aventi come destinatari sia Cozzone che Ensoli, quest’ultima formalmente ormai esterna alla Vaxxit e scopre che l’autore del file pdf ‘Corporate Presentation (2Q18)’ di presentazione della Vaxxit risulta essere tale “Barbara-Ensoli”.

Dal canto suo l’ISS lavora per “la registrazione in Sudafrica” del “vaccino terapeutico Tat per aumentare la risposta alla terapia in pazienti alla prima diagnosi di infezione”; gli eventuali benefici economici ricadranno sui partner privati prima citati.

Domande che esigono delle risposte

Come è possibile che i governi italiani, attraverso l’ISS abbiano continuato per vent’anni a finanziare una ricerca ampiamente criticata da gran parte della comunità scientifica internazionale e dai risultati non proprio simili a quelli attesi? Perché si è operata una tale scelta mentre contemporaneamente venivano tagliati i fondi in tutti i campi della ricerca medica e scientifica?

Perché brevetti frutto di una ricerca condotta da un’istituzione pubblica con soldi di tutti gli italiani devono produrre profitti privati? Perché l’ISS ha rinunciato a chiedere alla Vaxxit un corrispettivo per la cessione dei brevetti? Perché l’ISS e il Ministero degli Esteri stanno svolgendo in questo progetto un ruolo di facilitatori nell’interesse economico di aziende private italiane, sudafricane e multinazionali?

Perché tutte le istituzioni coinvolte da anni fingono di non vedere il gioco delle parti e gli evidenti conflitti di interesse dovuti ai vari  ruoli che ricoprono nel tempo le medesime persone?

Non sarebbe bene che il Ministero della Salute esercitasse la sua vigilanza, come previsto dalla legge, sull’operato dell’ISS?

Oggi è il 1° dicembre, giornata mondiale di lotta all’Aids, le cifre del nostro Paese sono sotto gli occhi di tutti: 130/150000 persone sieropositive viventi delle quali 30/40000 non conoscono la loro condizione sierologica, 3500 persone si sono infettate nel 2017, dieci al giorno, nell’assenza di qualunque programma nazionale di prevenzione.

Siamo proprio certi che non ci sia un modo più intelligente e finalizzato al benessere collettivo di spendere i soldi delle nostre tasse?