Rompe il silenzio la famiglia di Rosanna Colia, la donna morta giovedì 22 novembre in seguito a un incidente stradale che ha coinvolto anche il cantante Michele Bravi, descritto nelle ultime ore come “dilaniato dal dolore” perché “questo avvenimento ha sconvolto le vite di tutti coloro che erano legati alla persona che non c’è più e a me”. “Noi possiamo capire come stia lui in questo momento, è normale – si è sfogato con “Libero” il fratello della donna, Enzo Colia, 68 anni -, però noi che dovremmo dire del nostro dolore? Eravamo una famiglia estremamente unita. Ha distrutto ben più di una famiglia. Idea era una donna a cui piaceva la vita in ogni sua sfumatura”.

Bravi, che tuttavia è risultato negativo ai test su alcol e droga, rischierebbe dai due ai sette anni di carcere per omicidio stradale. “Noi non chiediamo niente. Non ci interessa se gli danno uno, cinque o vent’anni di galera. Per come vanno le cose in Italia potrebbe pure non finirci in carcere. Non gli portiamo nemmeno rancore, ma è possibile che dopo sette giorni abbiano trovato il tempo, lui e il suo staff, per un comunicato divulgato su giornali e social, e non cinque minuti per una chiamata? […] Una persona umana, una chiamata la fa”. Il suo appello non trasuda rabbia, scrive il giornale, ma soltanto sconforto e dolore per la perdita della sorella. La sera dell’incidente, racconta poi il signore, “ci è stato assolutamente proibito di avvicinarci a Bravi. Non sappiamo perché, solo non abbiamo avuto modo di parlare con lui”.

Intanto è stata smentita la prima ricostruzione sulla dinamica dell’incidente. Bravi non avrebbe effettuato una inversione a U in un punto in cui non è consentito, ma – come spiegato dal suo avvocato, Manuel Gabrielli – il cantante stava svoltando a sinistra con il Bmw ottenuto con il car sharing per accedere a un passio carraio. Ma la famiglia della 58enne scomparsa contesta: “È falso, i rilevamenti dicono altro: la macchina condotta da Bravi era in mezzo alla corsia e il passo carraio a cui allude l’avvocato porta ad un box, non ad un’abitazione. Ciò non toglie che chiunque debba guardare prima di girare quando è al volante. Io non permetto che la realtà venga stravolta: era un’inversione di marcia, nient’altro. Non c’erano segni di frenata, era una manovra continua quella che aveva iniziato. Non siamo qui per fare polemica, ma è il nostro sentimento e non accettiamo quanto detto dal suo legale. Esigiamo rispetto per nostra sorella, e che non ci vengano a dire che la manovra fatta da Bravi sia diversa dagli accertamenti dei vigili”. Il giornalista di Libero conclude così: “Nico, l’altro fratello, salutandomi mi confida che inizialmente pensava fossi io Michele Bravi, giunto presso la loro azienda per porgere le condoglianze”

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