L’ultima asta dei titoli di Stato ha registrato un flop, anzi, con il “peggior risultato di sempre. Il governo M5s-Lega, sebbene mantenga un alto consenso nella popolazione, non convince gli investitori.

Questa situazione è paradossale: un governo solido, che gode del consenso popolare dovrebbe essere rassicurante per gli investitori; e d’altra parte un governo che non convince gli investitori dovrebbe allarmare anche l’opinione pubblica e perderne il consenso. Il paradosso, che non può non rivelarsi esplosivo, è il frutto del disprezzo tributato dal governo agli economisti (europei e non) e dell’odiosa propaganda messa in atto dal M5s e dalla Lega, che hanno inseguito ogni richiesta dell’elettorato senza minimamente analizzarne la realizzabilità. Agli elettori sono stati promessi regali: la flat tax, il reddito di cittadinanza, il blocco di Tap e Tav, la dismissione dell’Ilva e chi più ne ha più ne metta. Di questi regali erano state garantite le coperture economiche: Luigi Di Maio aveva addirittura promesso una consistente diminuzione del debito pubblico. Il popolo di coloro che si aspettavano di ricevere i regali della Lega e del M5s si è convinto facilmente e ha votato di conseguenza: forma la maggioranza che a tutt’oggi si dichiara favorevole al governo.

Purtroppo, come sarebbe stato facile capire anche prima del 4 marzo, i conti di Salvini e Di Maio erano stati fatti senza l’oste, e lo si è toccato con mano nei primi mesi di governo: Ilva e Tap ci sono ancora e la manovra economica è fatta in debito. Il popolo dei sottoscrittori dei titoli di stato, che i soldi deve prestarli al governo, anziché riceverli, si è fatto due conti e ha organizzato un bel Vaffa-Day per il governo in carica, molto più elegante di quelli urlati da Beppe Grillo in passato ma non meno efficace: ha detto “Btp? No, grazie”. Altri Vaffa-Day per il governo in carica (e per il M5s in particolare) si erano già visti a Taranto e a Melendugno e da parte degli studenti, ed è facile prevedere che altri ancora verranno.

Io non sostengo che l’Ilva dovesse essere chiusa e il Tap bloccato: probabilmente il governo ha fatto quello che era possibile e ragionevole fare; ma non era quello che aveva promesso ai suoi elettori. L’autodifesa del governo è penosa e ricalca la propaganda pre-elettorale: è colpa di chi ci ha preceduto. Sull’infantilismo di questo tipo di argomentazione, che risulta credibile solo al popolo della flat tax e al popolo del reddito di cittadinanza, bisogna fare due considerazioni:

1. un compito del governo è la gestione della finanza pubblica e del debito pubblico: al governo è richiesto di svolgere questo compito, non di trovare giustificazioni per i suoi insuccessi;

2. i sottoscrittori del debito pubblico ai governi precedenti i soldi li prestavano, a questo no: chi ottiene il “peggior risultato di sempre” non può cavarsela dando la colpa a chi ha ottenuto in passato risultati migliori del suo.

Come andrà a finire? Purtroppo male: sarebbe necessaria una completa inversione di tendenza da parte di Salvini e Di Maio, che però non è verosimile, perché gli alienerebbe molto rapidamente il consenso del quale attualmente godono, mentre la rassicurazione degli investitori, dopo gli attacchi forsennati e gratuitamente offensivi precedenti sarebbe lenta.

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