Cercavano proprio Silvia Romano i membri del commando che mercoledì ha rapito la volontaria italiana di 23 anni a Chakama, villaggio sperduto del Kenya. “Cercavano proprio lei. Mi hanno chiesto ‘dov’è la mgeni’, la straniera”,  racconta il 18enne Ronald Kazungu che ha assistito al rapimento. L’ipotesi è che ad agire siano stati criminali comuni e 14 persone sono già state arrestate, secondo quanto riporta Repubblica. Sono stati individuati dai residenti, prelevati e linciati dalla folla prima che le forze dell’ordine intervenissero: non farebbero parte del commando, ma sono considerati possibili complici. La polizia africana indaga su possibili legami con i jihadisti legati ad al-Shabab, gruppo integralista islamico che ha base in Somalia. È possibile che la giovane sia passata di mano in mano e che possa già essere oltre confine. Intanto le ricerche si concentrano su Said Abdi Adan, l’uomo che aveva affittato una camera con due sospetti, scomparsi dal momento del sequestro.

Il ricercato è un residente della contea di Tana River (a nord-ovest di Malindi) ed “è scappato dalla zona alcuni giorni prima dell’attacco”, precisa il sito del più diffuso quotidiano del Kenya, il Daily Nation. “Una persona del posto, Malik Said Gasambi, ha detto ai giornalisti che Adan ha affittato una casa a Chakama e più tardi ha portato a viverci due persone“. “Gli ho dato due stanze dove hanno passato notti a masticare miraa“, la pianta che con un alcaloide che causa eccitazione ed euforia. “Sorprendentemente, tutti e tre sono spariti dopo il rapimento”, ha aggiunto il residente.

Il testimone – “Sono arrivati sei uomini chiedendo di Silvia. Io gli ho detto che era uscita. Non mi hanno creduto e hanno iniziato a litigare, sostenendo di averla vista in casa. È stato in quel momento che gli ho detto dove si trovava”, racconta Ronald. Insieme a Silvia Costanzo si trovava nel piccolo centro della ong italiana, Africa Milele, che la 23enne si trovava in questi giorni a gestire da sola, in attesa di nuovi volontari, secondo quanto scrive il Corriere della Sera. Stavano lavorando sulle pagelle dei bambini quando gli uomini sono entrati, armati di mitragliatori. “Lei urlava ‘Aiuto Ronald, aiuto’. Ho cercato di allontanare un uomo che la stava soffocando tenendola verso il basso. Ma le hanno legato le mani dietro la schiena e qualcuno mi ha colpito in testa“, spiega il testimone. Nel rapimento cinque persone sono rimaste ferite: due bambini, due ragazzini e un uomo.

La pista somala – “Erano oromo, quindi somali“, ha detto Ronald al Corriere. L’ipotesi più battuta è che si tratti di criminalità comune, “banditi“, come ma li ha definiti il capo della polizia locale. Ma non è esclusa anche la pista peggiore, quel passaggio di mano che porterebbe ai fondamentalisti. Come racconta il quotidiano di via Solferino, è già successo nel 2011: una signora francese e una britannica furono sequestrate da commando poi fuggiti via mare verso la Somalia. Si indaga quindi su è più fronti, con i carabinieri del Ros impegnati a rintracciare i testimoni e l’intelligence al lavoro per trovare i contatti con gli autori del rapimento.