Una lettera inviata alla Commissione europea per chiedere che l’Ue si impegni per arrivare a zero emissioni nette di gas serra entro il 2050 e riveda anche il target a breve termine con cui vuole tagliare le emissioni di almeno il 40% nel 2030. A firmarla anche il ministro dell’ambiente Sergio Costa (M5S), insieme ai colleghi di Danimarca, Finlandia, Francia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Slovenia, Spagna e Svezia (ma non la Germania). L’obiettivo è spingere Bruxelles verso obiettivi più ambiziosi nella sua strategia a lungo termine che sarà presentata il prossimo 28 novembre. Manca poco tempo, dunque. Intanto, in tutto il pianeta si continua a pagare per i ritardi, gli accordi non presi con tempestività e per tutte quelle volte che ci si è voltati dall’altra parte pensando che né noi, né i nostri figli avrebbero visto quello che invece è ormai all’ordine del giorno. Ed ecco che si contano i danni provocati dalle calamità naturali che hanno piegato (a ottobre) e continuano a piegare il nostro Paese, quello dove il 91 per cento dei comuni è a rischio idrogeologico. Significa tre milioni di famiglie in costante pericolo. Il tutto mentre in Italia divide la polemica sugli inceneritori e sui possibili danni ambientali che si è chiusa, almeno per il momento, con la firma a Caserta del Protocollo d’intesa per un’azione urgente nella Terra dei fuochi. Questi e altri i terreni di discussione con un unico tema dominante: un ambiente sempre più inquinato che continua ad accelerare il cambiamento climatico.

I DANNI DELL’INQUINAMENTO E DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO – Non solo in Italia. Basti pensare alla leggenda del rock Neil Young, che ha perso la sua casa di Malibu negli incendi che stanno devastando la California e che in questi giorni ha attaccato Trump. Su Twitter, infatti, il presidente Usa aveva dato la colpa dei danni provocati dalle fiamme alla “cattiva gestione delle foreste” da parte dello stato della California, minacciando il ritiro dei fondi federali. “La vera ragione degli incendi è il cambiamento climatico” ha scritto invece Young sul suo sito web. Tornando all’Italia, agli inizi di novembre Coldiretti ha calcolato che raffiche di vento, nubifragi, esondazioni, trombe d’aria e grandinate hanno colpito l’agricoltura e le foreste bruciando un miliardo di euro. Secondo i dati Unisdr, l’Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di disastri naturali, negli ultimi venti anni in Italia queste calamità hanno provocato perdite per 48,8 miliardi di euro. E di maltempo si può anche morire.

LA LETTERA DEI MINISTRI E QUEL LIMITE DA NON SUPERARE – In questo contesto dieci ministri europei hanno scritto al commissario Miguel Arias Cañete. Partendo da uno degli ultimi tasselli sul fronte clima. Il rapporto Global Warming, commissionato e approvato dai governi che nel 2015 avevano firmato l’Accordo di Parigi e presentato lo scorso 8 ottobre al summit di Incheon-Songdo, in Corea del Sud, dal Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc). Nel dossier si spiega cosa accadrebbe se il riscaldamento globale dovesse superare 1,5°C. Secondo lo studio, se si dovesse continuare a emettere la stessa quantità di CO2 calcolata oggi, l’aumento di temperatura del pianeta salirebbe oltre il grado e mezzo già nel 2030. Con conseguenze disastrose. “Per limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2° C e proseguire gli sforzi per limitare l’aumento a 1,5° C – scrivono i ministri europei – è essenziale stabilire strategie a lungo termine”.

UN APPUNTAMENTO IMPORTANTE: LA STRATEGIA CLIMATICA – La lettera è stata inviata in un momento decisivo. Il 28 novembre, infatti, la Commissione europea presenterà la propria strategia climatica a lungo termine, un documento che (in forma provvisoria), illustrerà otto diverse strade per la riduzione dei gas a effetto serra in linea con gli Accordi di Parigi. Poi toccherà al Consiglio dell’Unione europea decidere quale delle otto opzioni rendere ufficiale. La proposta delle zero emissioni nette al 2050, in realtà, è prevista dal nuovo regolamento sulla Governance dell’Energy Union (pochi giorni fa Strasburgo ha confermato l’accordo raggiunto con il Consiglio dell’Ue sulla direttiva), ma nulla va dato per scontato. Dietro l’angolo ci sono le pressioni di alcuni Stati che da sempre ostacolano l’adozione di obiettivi ambizioni. La Polonia, ad esempio, si oppone a una tabella di marcia con obiettivi graduali dal 2030 al 2050. E sarà proprio la città polacca di Katowice a ospitare, dal 3 al 14 dicembre 2018, la Conferenza delle Nazioni Unite sul Cambiamento climatico del 2018 (COP24), che ha l’obiettivo di monitorare i progressi dei Paesi impegnati per raggiungere gli obiettivi fissati alla Conferenza della parti di Parigi in materia di salvaguardia del clima e ambiente. Insomma, un bilancio in vista dell’entrata in vigore, nel 2020, dell’Accordo di Parigi. Sarà un altro momento cruciale, nel quale i negoziati tra i Paesi potrebbero portare, come è accaduto in passato anche sulla direttiva che riguarda le energie rinnovabili, a mettere nero su bianco obiettivi meno ambiziosi.

L’APPELLO DEI MINISTRI – “Accogliamo con favore gli sforzi della Commissione europea per presentare una proposta di una strategia a lungo termine per l’Ue prima della COP 24” scrivono i ministri, sottolineando che l’Unione europea dovrebbe impegnarsi a raggiungere il prima possibile un equilibrio tra l’anidride carbonica rilasciata nell’ambiente dalle attività umane e quella rimossa. Questo entro metà secolo. Dopo il 2050, invece, l’obiettivo dovrebbe essere quello delle emissioni negative, mettendo in campo azioni per rimuovere più CO2 rispetto a quella ancora prodotta dall’uomo. “La proposta sulle emissioni al 2050 – conclude la lettera – dovrebbe esaminare le conseguenze della non azione e confrontarle con gli impatti positivi di una transizione ecologica ambiziosa, in particolare le opportunità economiche e occupazionali, il miglioramento della qualità della vita, i benefici per la qualità dell’aria, la salute umana e la biodiversità”.

LA SPADA DI DAMOCLE – Una spinta alla Commissione e una alle regioni. Perché a casa nostra c’è un altro problema da affrontare, oltre a quello degli effetti dell’inquinamento e del cambiamento climatico. C’è il tema della procedura d’infrazione Ue che interessa il nostro Paese in materia di qualità dell’aria e che potrebbe costare un prezzo molto alto da pagare. Proprio in virtù della procedura europea a fine ottobre il ministero dell’Ambiente ha annunciato la firma di accordi per misure contro l’inquinamento dell’aria con le Regioni Lazio, Campania e Sicilia, analoghi a quello siglato l’anno scorso con le quattro Regioni del bacino padano, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. “Capisco che andiamo a toccare la vita dei cittadini – ha detto Costa, annunciando gli accordi – ma dobbiamo scegliere, abbiamo 80mila morti all’anno per inquinamento”.