Le buche stradali sono una piaga che va ben oltre i confini italiani. È di poche ore fa la notizia che un’azienda statunitense ha messo a punto addirittura un’intelligenza artificiale per monitorarle. L’idea di per sé è piuttosto semplice: una vettura attrezzata con una webcam (ma andrebbe bene anche uno smartphone con la telecamera puntata sul manto stradale) percorre le strade e le filma. I video vengono caricati su server online, dove l’intelligenza artificiale li passa al setaccio e crea modelli stradali con la mappa delle buche. Il computer stila anche una classifica delle buche e delle crepe, con un valore che va da buono a pessimo. Le autorità potranno usare le informazioni così ottenute per programmare le priorità degli interventi.

L’idea è di RoadBotics, giovane azienda statunitense specializzata appunto nei sistemi automatizzati per il monitoraggio del manto stradale. La città di Savannah, nello stato della Georgia, ha già firmato per usare questo software, ed è l’ultima di una lunga lista.

Per dire il vero questa non è la prima volta che qualcuno propone una soluzione tecnologica per un problema vecchio quanto l’Impero Romano. Sempre quest’anno, il centro di ricerca New Urban Mechanics del Comune di Boston (USA) ha pensato di usare un’app installata sugli smartphone degli automobilisti per rilevare automaticamente le buche. L’app sfrutta l’accelerometro e la geolocalizzazione dello smartphone. Ogni smartphone ha installati tre accelerometri, strumenti che misurano le variazioni di inclinazione del dispositivo sui tre assi. Servono, per esempio, per far capire al sistema che abbiamo ruotato il telefono dalla posizione verticale a quella orizzontale, e adattare l’immagine di conseguenza. L’accelerometro può essere utile anche per registrare i sobbalzi provocati dalle buche stradali. Associando il sobbalzo alla posizione geolocalizzata si può sapere con esattezza dove si trova la buca.

Foto: Depositphotos

 

Altra idea è quella di Jaguar, che per le Land Rover sta lavorando alla tecnologia “Pothole Alert“, che identifica la posizione e la pericolosità delle buche e dei tombini dissestati su cui passano le ruote, quindi la comunica in automatico al Comune.

La tecnologia per mappare le buche non manca. È la benvenuta, ammesso che sia poi seguita da interventi materiali di riparazione, che i computer non possono (ancora) fare. In caso contrario è un esercizio di stile che serve a poco.

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