L’educazione civica digitale è una delle grandi sfide della società contemporanea. Non basta più insegnare ai ragazzi come comportarsi nella vita reale, serve anche – forse di più – far capire loro come comportarsi in Internet. Un compito a cui spesso genitori e insegnanti sono impreparati, perché conoscono poco la realtà digitale, al contrario dei loro figli e alunni, che sono “nativi digitali”. Google si propone come supporto, con il nuovo progetto Vivi Internet, al meglio, sviluppato in collaborazione con Telefono Azzurro e Altroconsumo.

Le pagine realizzate da Google sono articolate in tre modalità: per i ragazzi, per i genitori e per gli insegnanti. Leggendo i testi e guardando i video appare chiaro che le regole comuni di buon senso, che valgono nella vita reale, valgono altrettanto su Internet. Dov’è il problema nell’insegnarle ai ragazzi, allora? È che quando siamo online quasi tutti tendiamo a dimenticarcene. Il fatto che il web sia smaterializzato, che sia qualcosa di intangibile, dà l’illusione che i pericoli non siano pericoli veri, che si possa dire quello che si pensa senza filtri. Che si possano oltrepassare quei limiti – e correre quei rischi – che mai vorremmo vivere in una situazione reale. Il guaio è che le cronache ci ricordano tutti i giorni che non è così. Che i pedofili su Internet lo sono anche nella vita reale, che un ragazzino bullizzato sui social network può davvero togliersi la vita (quella vera).

Da qui le regole di Vivi Internet, al meglio. Banali, ma che leggendo e riflettendo così banali non sono. “Condividi usando il buon senso”. Come non raccontate tutto di voi a chiunque incontrate per strada, non raccontate tutto su Internet. Perché involontariamente nel mare magnum di informazioni (di cui poi si perde il controllo) si possono dare spunti per essere presi di mira dai coetanei e compagni di classe. Perché nelle troppe foto postate i pedofili possono trovare materiale che ne alimenta la perversione. Insomma, custodite con cura le vostre informazioni personali.

“Impara a distinguere il vero dal falso”. Il compianto scrittore Umberto Eco disse “i social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli”. È una frase dura, ma serve a ricordare che tutto quello che leggiamo o sentiamo dire su Internet non è necessariamente vero. La stragrande maggioranza delle discussioni sul web è paragonabile più ai dibattiti da bar che a trattazioni scientifiche, prendiamo tutto con il beneficio del dubbio e con senso critico. L’indicazione probabilmente più importante è: “nel dubbio, parlane”, cosa che gli adolescenti tendono a fare poco o niente, ma che può ridimensionare alla giusta misura problemi che appaiono insormontabili.

Oltre quanto detto, ci sono strumenti specifici per genitori e insegnanti. Per i primi ci sono quiz che valutano le conoscenze e le completano con consigli strutturati. Per gli insegnanti ci sono indicazioni, provenienti da Telefono Azzurro, con esempi concreti per insegnare agli alunni a muoversi sul web in maniera consapevole. Proprio nelle scuole sarà avviato un progetto itinerante per la formazione di 30mila insegnanti della scuola secondaria.

Foto: Depositphotos

 

Chiarito che i ragazzi sanno usare Internet meglio degli adulti, ma che solo questi ultimi possono aiutarli ad affrontarne insidie e problemi, è il momento di smettere di trincerarsi dietro al “non lo conosco”. È il momento di cercare gli strumenti migliori per essere di supporto e attivarsi. L’iniziativa di Google è l’ennesimo campanello d’allarme, e un possibile aiuto per iniziare. Non è l’unica soluzione percorribile, non siete obbligati a usarla. L’importante è non affidare i vostri figli al caso.

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