Dopo i dubbi posti dall’Istat e dalla Corte dei Conti sulla manovra e sui provvedimenti più rilevanti, è toccato all’Ufficio parlamentare di bilancio, secondo cui il deficit “si posizionerebbe nel 2019 al 2,6%” – più alto del 2,4% messo nero su bianco dal governo gialloverde, seppur inferiore al 2,9% previsto dalla Commissione – e “il rallentamento congiunturale già sottolineato in occasione della presentazione della Nadef si è ulteriormente accentuato” e quindi risulta ancora più “ambizioso” l’obiettivo dell’aumento del pil del 1,5 per cento.

Ma non solo. Entrando nel merito sui singoli provvedimenti, Pisauro ha aggiunto in merito al capitolo pensioni: “Chi optasse per quota 100 subirebbe una riduzione della pensione lorda rispetto a quella corrispondente alla prima uscita utile con il regime attuale da circa il 5% in caso di anticipo solo di un anno a oltre il 30% se l’anticipo è di oltre 4 anni”. La platea potenziale per il 2019 sarebbe di “437.000 contribuenti attivi”. Se uscissero tutti ci sarebbe un “aumento di spesa lorda per 13 miliardi”

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