Dopo cinque giorni dal suo siluramento dall’Agenzia spaziale italianaRoberto Battiston ha deciso di parlare. E lo ha fatto in occasione dell’ultima giornata del Festival “Focus Live” organizzato dalla omonima rivista presso il Museo nazionale scienza e tecnologia di Milano. “Non lo so perché sono stato mandato via. Sia nei rapporti con il ministro Bussetti che in quelli con Palazzo Chigi posso dimostrare che tutte le volte in cui sono state date delle indicazioni politiche, l’Agenzia ha sempre risposto in modo costruttivo ed efficace”. Sono parole precise quelle con cui Battiston ha spiegato l’improvvisa decisione del governo di farlo fuori. Nel testo del decreto firmato dal Miur e di cui ilfattoquotidiano.it è in possesso, del resto, si fa esplicito riferimento alla legge Frattini sullo spoil system come motivazione della sua cacciata. Ma, a detta dello stesso Battiston, le indicazioni politiche del governo non sono mai state contraddette.

La nomina di Battiston firmata il 7 maggio scorso dall’ex ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, però, aveva suscitato non poche perplessità. Fonti del Miur hanno fatto sapere che, dal momento che il governo Gentiloni in quel periodo agiva in ordinaria amministrazione (in attesa dell’insediamento del nuovo governo), il ministro Fedeli non poteva procedere a rinnovarne l’incarico. Incarico che, sempre secondo fonti Miur, non è mai stato sottoposto al parere preventivo e obbligatorio del Comitato Interministeriale istituito con la legge 7 del 2018 proprio dal precedente esecutivo. Da qui, forse, l’appiglio della Lega per mettere un’ipoteca sulla regia politica del settore spaziale. Ulteriori perplessità sulla legittimità della nomina in questione erano arrivate dal revisore dei Conti della stessa Agenzia spaziale italiana, in un documento ufficiale che ilfattoquotidiano.it era riuscito a visionare.

Ma anche su questo aspetto Battiston ha cercato di sgombrare il campo da dubbi. “Quando sono arrivato all’Asi nel 2014 c’erano centinaia di pagine fatte dalla Corte dei conti su allarmi e critiche. Chiaramente poi nella polemica politica si va a cercare una frase in migliaia di fogli e la si fa andare al centro dell’attenzione. Abbiamo lavorato in estremo rigore e nel rispetto delle norme. Del resto se avessimo gestito male l’Asi in questi anni qualcuno se ne sarebbe accorto prima”. Entrando nel merito della nomina, l’ex presidente ha sottolineato che “siamo in possesso di tutti i verbali registrati e trascritti linea per linea. La ‘perplessità’ non è un termine legale. Legalmente parlando nei verbali c’è chiaramente scritto che l’atto della mia nomina era legittimo. La carta canta”, ha continuato l’ex presidente. “Il mio insediamento è avvenuto il 16 maggio ed erano tutti presenti. È terminato con la frase ‘Da oggi lei è legittimamente il nuovo presidente dell’Asi’. In caso contrario io non avrei continuato nemmeno per un minuto”. Battiston, quindi, ha dichiarato in modo netto di non aver sospettato in questi mesi che il suo ruolo alla presidenza dell’Asi potesse essere messo in discussione. Nemmeno di fronte al mancato invito alla prima riunione del Comitato interministeriale presieduto dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti. “A quella riunione ero presente tutto il tempo e ho parlato per 40 minuti del lavoro svolto in Agenzia. Non immaginavo affatto di poter essere fatto fuori”.

Su un eventuale ricorso d’urgenza al Tar, che rischierebbe di gettare l’Asi in un interregno gestito da nessuno, l’ex presidente ha spiegato di non aver ancora valutato il da farsi. Diversa, invece, la decisione presa nei confronti di chi lo ha accusato di aver governato per decreto d’urgenza. Il riferimento dell’ormai ex presidente Asi è ad alcuni servizi giornalistici: “Sono state scritte una quantità enorme di falsità, talmente tanti errori e forzature che ci sono tutti gli estremi per fare una denuncia per diffamazione”. Nella fattispecie, il quotidiano La Verità ha evidenziato come negli ultimi mesi di presidenza prima del suo reincarico avvenuto nel maggio 2018, lo scienziato avesse firmato 42 decreti, tra cui la nomina di ben dieci commissioni valutatrici (dai contratti alle iniziative aziendali) e alcune assunzioni a tempo determinato, come quella di un ingegnere messo sotto contratto il giorno di Capodanno. Attività di cui Battiston rivendica la piena legalità. “Fino al 21 luglio di quest’anno il cda era nel pieno delle sue funzioni. Quindi citare provvedimenti fatti in febbraio e ratificati dai Consigli di amministrazione seguenti – cosa ordinaria che accade in questi casi – è del tutto fuori luogo” ha spiegato spiega. “Ho fatto tutto nel pieno dei miei poteri. Poi, dopo che a luglio il cda è entrato in prorogatio, mi sono occupato degli affari correnti. È stato anche per rispetto del ministro. Da settembre in poi avrò firmato solo sei o sette decreti urgenti per assoluta necessità, tutti concordati con il Consiglio dei revisori e con il magistrato della Corte dei conti”. Il motivo dell’urgenza di un decreto, aggiunge Battiston, è evidente. “Se venerdì scade la partecipazione a un bando europeo e io non metto la firma, si perde la possibilità di farlo. Poi come accade normalmente, il cda ratifica tutto nella riunione successiva”.

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