Non è stata la notte che sognavano. Non per l’Inter, che ha sofferto per ottanta minuti contro il Barcellona, è andata sotto nel finale ma è riuscita ad evitare una sconfitta che sarebbe stata tutto sommato meritata con l’ennesima rimonta. E nemmeno per il Napoli, che invece contro il Paris Saint-Germain ha giocato alla pari, ma ha rischiato di perdere e provato anche a vincere. Alla fine le due italiane di ritrovano con due pareggi: un doppio 1-1. Dirà il tempo se è più un punto guadagnato o un’occasione persa.

L’attesa era soprattutto per l’Inter, per i ricordi che la sfida al Barcellona suscita da quelle parti, dove una partita così mancava da sette anni, troppi. Ma la curiosità non era solo dei tifosi nerazzurri: la squadra di Spalletti ci arrivava nel miglior modo possibile, dopo 7 vittorie consecutive in campionato e il 5-0 al Genoa, con l’ambizione di fare il salto di qualità definitivo e l’avversario giusto per l’esame finale.

Le illusioni interiste si sono scontrate contro la grandezza del Barça. O meglio, il percorso di crescita c’è, si vede, prosegue: lo dimostra la tenuta mentale per tutti i novanta minuti, la difesa eccellente della retroguardia (la coppia Skriniar-De Vrij è già di livello mondiale), la reazione dopo lo svantaggio. Ma ecco, se qualcuno pensava di essere già al livello da schiacciare il Barcellona, metterlo alle corde, magari batterlo, si sbagliava e non di poco.

L’urlo di San Siro, lo stadio soldout, i 70mila sugli spalti. Impressionante, certo. Ma il Barcellona non ha battuto ciglio: si è preso il pallone e non l’ha mollato praticamente mai fino alla fine, dominando più o meno come aveva già fatto al Camp Nou. La differenza con l’andata l’ha fatta proprio il fattore casa, che ha permesso ai nerazzurri di provare (almeno) a giocare pure loro la palla: non abbastanza per far male agli avversari, il minimo sufficiente a non rimanere soffocati dalla loro tecnica. All’inizio. Poi col passare del match la differenza dei valori è venuta fuori, le parate di Handanovic si sono moltiplicate fino al gol di Malcom. L’immediato pareggio di Icardi, un po’ fortuito ma non casuale, ribadisce però che questa squadra ha carattere e continua a migliorare.

Discorso diverso per il Napoli. Che ha fatto meglio, ma paradossalmente ha sprecato una grossa occasione (in casa col Psg era un vero match-point: non è stato concretizzato). Il punto è comunque prezioso, un po’ per come è arrivato, giocando alla pari se non di più contro una corazzata europea (tre volte su tre quest’anno, non può essere un caso), un po’ per la classifica, specie dopo lo scivolone del Liverpool a Belgrado in un gruppo sempre più impronosticabile, dove anche la piccola Stella Rossa è ancora in corsa per gli ottavi.

Per Inter e Napoli il momento della verità viene adesso: nonostante un percorso fin qui ottimo (rispettivamente 7 e 6 punti in gironi da incubo) la qualificazione è tutt’altro che blindata. Entrambe devono far punti in Inghilterra contro Tottenham e Liverpool per non giocarsi tutto nell’ultimo turno casalingo e dipendere anche da altri risultati. Serve un ultimo sforzo, il più difficile, perché delle grandi sfide di ieri non resti solo il ricordo di una notte da sogno. Anzi, del sogno di una notte.

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