Chiusura a 304 punti base per il differenziale di rendimento tra i Btp decennali e i Bund tedeschi, che in apertura si era sgonfiato a 286 punti in scia alla ritrovata intesa raggiunta nel weekend tra le forze di governo con l’accordo sul decreto fisco. In avvio di seduta ha avuto dunque scarso influsso il taglio del rating arrivato venerdì da Moody’s, non solo perché il verdetto era atteso, ma anche e soprattutto perché è stato più favorevole del previsto.

Secondo gli esperti, infatti, la reazione positiva in apertura è dovuta al fatto che il downgrade ha rimosso un fattore di incertezza, oltre che al cambio della prospettiva sul merito di credito, da “negativa” a “stabile“, che non fa presagire nuove bocciature nell’immediato. “I mercati – spiega in una nota Lorenzo Codogno, economista di Lc Macro – avevano già prezzato un downgrade, che è arrivato prima di quanto è atteso, ma anche un possibile outlook negativo. Dunque, nel complesso, la mossa di Moody’s venerdì dovrebbe essere una buona notizia per lo spread”. “Nel giro di poche settimane”, spiega l’analista, “è probabile che tutte le tre maggiori agenzie di rating avranno messo l’Italia a un solo gradino dal livello spazzatura, ma gli spread dovrebbero essere già coerenti con questo sviluppo atteso”.

La tensione ha poi ricominciato a farsi sentire nella seconda metà della giornata, riportando il differenziale poco sopra quota 300 in scia alle oscillazioni del Bund, mentre il rendimento del Btp a dieci anni è rimasto intorno al 3,47%. Sempre ben lontano, comunque, dai massimi di venerdì, quando il differenziale di rendimento tra i titoli di Roma e Berlino ha toccato quota 340 con rendimenti dei titoli italiani che hanno sfiorato il 3,8%, livelli che non si vedevano da marzo 2013.

Lunedì sull’altalena anche per Piazza Affari che in mattinata ha beneficiato dell’andamento positivo di Fca in scia alla cessione di Magneti Marelli a Calsonic Kansei e con l’apertura di Wall Street ha virato in negativo e ha chiuso a -0,6 per cento.