Via il condono tombale e lo scudo penale: il consiglio dei ministri, seppur con tempi più lunghi rispetto ai pronostici della mattina, ha confermato il ritrovato feeling di maggioranza tra Movimento 5 Stelle e Lega, che si è allineata alle richieste di Di Maio e soci. Tradotto: il braccio di ferro è stato vinto dai grillini, che dopo circa tre ore di riunione hanno portato a casa il decreto fisco che volevano. L’accordo prevede lo stralcio del cosiddetto “scudo penale” e della questione dei capitali e beni all’estero. E introduce una sorta di “ravvedimento operoso” – per dirla alla Giuseppe Conte – per chi ha “specifiche, oggettive, oggettiva, difficoltà economica”. “Uno Stato amico“, ha aggiunto Luigi Di Maio, con chi “è debole” ma non con gli evasori. “Riguarda solo persone che hanno fatto la dichiarazione dei redditi“, ha ribadito più volte Matteo Salvini. “Il testo regola la dichiarazione integrativa che già c’è nel nostro ordinamento, ma ora noi mettiamo un tetto: 100mila euro di imponibile“, ha precisato Di Maio in conferenza stampa.

Si è conclusa così la riunione che doveva essere un gabinetto di guerra e che invece ha sancito la ritrovata intesa tra i leader dei due partiti di governo dopo giorni di polemica aspra che aveva addirittura messo in dubbio la tenuta dell’esecutivo guidato da Giuseppe Conte. Resta da capire, tanto per rimanere in tema, se le tensioni tra Salvini e Di Maio saranno definitivamente ‘condonate’ o se invece le accuse reciproche hanno lasciato cicatrici che rischiano di influire sul lavoro dei gialloverdi. Stando alle dichiarazioni dei diretti interessati questo rischio non c’è: “I leghisti? Sono amici ritrovati” ha detto in mattinata Di Maio. “Amici mai persi” ha puntualizzato Salvini. Una situazione che fino a ieri sera sembrava davvero impronosticabile

di Manolo Lanaro

PREMIER CONTE: “ACCORDO SU AIUTO A CHI È IN DIFFICOLTA’ CON LE TASSE”
“Abbiamo approvato il decreto fiscale nella sua stesura definitiva, abbiamo raggiunto un pieno accordo” ha detto il premier Giuseppe Conte nella conferenza stampa convocata dopo la fine del consiglio dei ministri. “La dichiarazione integrativa riguarda il 30% in più di quanto già dichiarato con il tetto di 100mila per anno d’imposta” ha aggiunto il presidente del Consiglio, che poi ha ripetuto: “No a scudi di sorta all’estero“. “A scanso di equivoci – ha detto ancora Giuseppe Conte – abbiamo anche valutato che tutto sommato poteva prestarsi a equivoci qualche causa di non punibilità, che avrebbe consentito di stimolare contribuenti ad aderire ma avrebbe dato un segnale di fraintendimento, quindi non ci sarà nessuna causa di non punibilità”. Il premier, poi, ha annunciato un altro particolare, non di poco conto: “C’è un accordo politico per cui in sede di conversione di questo decreto legge troveremo una formulazione adeguata a tutti i contribuenti che versano in situazioni di specifiche, oggettive, oggettiva, difficoltà economica – ha detto Conte – Nella sostanza ora consentiremo un ravvedimento operoso ma abbiamo pensato che forse resta scoperto una delle promesse contenute nel contratto“. Il riferimento del premier è al famigerato articolo 9 del decreto, quello che aveva creato la polemica tra M5s e Lega e la cui modifica ora “nella sostanza è un ravvedimento operoso” ha detto Conte. 

di Manolo Lanaro

SALVINI: “TUTTO FINISCE BENE, SIAMO TRE UOMINI DI PAROLA”
Parole di soddisfazione anche da Matteo Salvini: “Finalmente si chiudono due o tre giorni surreali – ha detto – nessuno aveva intenzione di scudare, condonare regalare, non tutto il male vien per nuocere, tutto è bene quel che finisce bene”. C’è l’accordo, ha aggiunto ancora il ministro dell’Interno, “per recuperare quello che c’era nel contratto e non aveva trovato spazio, il saldo e stralcio delle cartelle di Equitalia, per le persone che versano in difficoltà economiche. Chiudiamo questa settimana – ha sottolineato – con serenità fiducia compattezza e con questo impegno, e qua ci sono tre uomini di parola“.

DI MAIO: “CON DL FISCO ECCO LO STATO AMICO PER I CONTRIBUENTI”
Sulla stessa linea Luigi Di Maio: “Potenziamo lo strumento di saldo e stralcio delle cartelle Equitalia per tutte le persone in difficoltà – ha detto il ministro del Lavoro – Abbiamo ribadito all’unanimità in Cdm che non c’è alcuna volontà di favorire chi ha capitali all’estero. Grazie a questo decreto – ha aggiunto – nasce oggi uno Stato amico che aiuterà la parte più debole dei contribuenti. E’ stato un pomeriggio di lavoro proficuo”. Poi il vicepremier M5s ha anche precisato che il decreto andrà a regolare la dichiarazione integrativa che “già c’è nel nostro ordinamento, ma ora noi mettiamo un tetto: varrà solo su base annua e il tetto è di 100mila euro di imponibile“.

IL ‘CASO-MANINA’
“Essendo io anche il garante, ci tengo a fare chiarezza” sulla storia dell’ormai famosa ‘manina‘, ha detto il premier Conte in conferenza stampa tornando su quanto avvenuto nel cdm di lunedì scorso in merito all’articolo 9 del decreto.  “E’ stato raggiunto un accordo politico in zona Cesarini, poco prima di entrare in Cdm – ha spiegato – E’ successo spesso in passato che non ci fosse nemmeno un testo scritto. Questa volta sull’articolo 9, che non era presente nell’articolato originale con cui siamo entrati in riunione”. “Mi è stato portato questo foglio con l’articolo 9. Ovviamente se anche faccio leggere una norma di natura fiscale a un commercialista è molto complessa – ha proseguito Conte – ho preferito dunque io riassumere i termini dell’accordo politico raggiunto, riservandoci poi di valutare la trascrizione tecnica“. Poi “il problema è nato perché, dopo le opportune verifiche, ci siamo resi conto che non rispecchiava l’accordo politico, quindi c’è stato bisogno di questo passaggio che ha portato a un’ulteriore deliberazione del Cdm”, ha concluso il premier.

LA LETTERA DELL’UNIONE EUROPEA
Sul tavolo, oltre al superamento del ‘caso-manina’, c’erano anche i rilievi alla manovra contenuti nella lettera inviata al governo dalla Commissione Ue. Lunedì infatti il ministro dell’Economia Giovanni Tria dovrà rispondere a Bruxelles. Oggi il vicepremier Luigi Di Maio ha escluso un ritocco alla percentuale del rapporto defict -Pil prevista al 2,4 che, secondo indiscrezioni, poteva essere abbassata al 2 per cento. “Ho riferito delle interlocuzioni con Merkel e Macron, 50 minuti e non in piedi – ha detto Conte in conferenza stampa – Il clima che abbiamo in Europa è di dialogo e di disponibilità e lo abbiamo ribadito, siamo comodamente collocati in Europa“. Mentre i due vicepremier all’unisono hanno voluto ribadire che “non c’è alcun proposito di uscire dall’Ue o dalla moneta unica, stiamo bene in Ue le cui regole vogliamo modificare”. Così si è espresso Salvini, mentre Di Maio ha aggiunto: “Finche resterò capo politico del M5S e finché ci sarà questo governo non c’è nessuna volontà di lasciare Ue o la zona euro, c’è la volontà di sedersi con le istituzioni Ue”. Parole rivolte soprattutto ai mercati.

IL TAGLIO DEL RATING E LA QUESTIONE PATRIMONIALE: “NON CI SARA'”
Sabato infatti Moody’s ha declassato il rating dell’Italia, seppur fissando un outlook stabile. Tra gli indicatori positivi il comunicato ha anche citato “l’alto livello di benessere delle famiglie italiane, considerato un importante cuscinetto contro gli shock futuri e anche un sostanziale potenziale fonte di risorse per il governo”. L’accenno è stato letto come l’indicazione ad un possibile uso del risparmio privato degli italiani, storicamente a livelli molto alti, nel caso ci fosse necessità di consolidare i conti pubblici. Ipotesi smentita in conferenza stampa all’unisono da Conte e dai due vicepremier: “Non c’è nessuna volontà di fare una patrimoniale“. Secondo quanto emerge dalle agenzie di stampa, invece, non c’è stata discussione nel consiglio sul condono edilizio per Ischia inserito nel Decreto Genova, sull’Rc auto e sul decreto sicurezza.

PRIMA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI: DAI TONI SOFT AL PRE VERTICE
Il consiglio dei ministri della verità è iniziato con due ore di ritardo, è stato preceduto da un vertice tra il premier Conte e i due vicepremier, ma soprattutto da un abbassamento dei toni sintomo di una pace ritrovata. Lo si è capito sin dalle prime dichiarazioni di giornata, con Salvini e Di Maio che hanno cambiato il registro della dialettica di maggioranza, smorzando parole e atteggiamenti incendiari dei giorni scorsi. “Alla Lega il condono non interessa, vogliamo solo rispettare il contratto” ha detto Salvini, che poi – ironizzando, ma fino a un certo punto – ha annunciato che oggi “chiederà una copia del testo” che uscirà dal cdm. “Gliene daremo due” gli ha fatto eco Di Maio, confermando la distensione in atto tra i due partiti di governo. “Ci fa molto piacere e siamo felici del no della Lega al condono” ha sottolineato il ministro del Lavoro. Poi parole al miele.