Sentiti” i vice commissari, al posto di “d’intesa con”. È bastato sostituire una parola per escludere, potenzialmente, quattro presidenti di regione e – per ora formalmente – tutta una serie di sindaci dal processo decisionale per la ricostruzione nelle zone terremotate del Centro Italia. O meglio, renderli ininfluenti all’interno di una cabina di regia che potrebbe non avere più motivo di esserci. La modifica decisiva, su proposta della maggioranza, è arrivata in nottata all’interno del cosiddetto Decreto Emergenze, provvedimento in discussione in queste ore nelle commissioni congiunte Ambiente e Trasporti alla Camera e che al suo interno, oltre agli interventi per Genova, comprende anche la gestione post-sisma 2017 di Ischia e la ricostruzione nei territori colpiti nel 2016 – da Amatrice a Norcia – a cavallo fra Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo. Secondo la nuova versione le decisioni dovranno essere prese “dal Commissario straordinario sentiti i vice-commissari”, e non più “d’intesa con i vice-commissari”, dunque con un passaggio che diventa solamente consultivo e non più vincolante. Al contrario di quanto avvenuto finora, con ordinanze concertate e varate all’interno dei cosiddetti “comitati per la ricostruzione”, di cui fanno parte il commissario e i presidenti di regione (sub commissari)

Il blitz della maggioranza gialloverde ha evidentemente fatto infuriare i quattro governatori – Catiuscia Marini, Luca Ceriscioli, Nicola Zingaretti e Giovanni Lolli, non a caso tutti in quota Partito Democratico – che hanno annunciato di voler disertare l’incontro previsto nei prossimi giorni con il nuovo commissario Piero Farabollini, nominato dal vicepremier Luigi Di Maio il 4 ottobre scorso. “A causa delle scelte compiute non si comprende più quale sia il senso e la funzione di questo Comitato”, hanno scritto i quattro presidenti in una nota congiunta, affermando anche che “questa svolta centralista del Governo è grave e miope perché moltissime scelte della ricostruzione impattano direttamente con norme e leggi di carattere regionale”. Il provvedimento viene però difeso dai parlamentari pentastellati e dai leghisti: “Abbiamo fatto nostre le istanze che giungevano dalle comunità colpite dal terremoto del Centro Italia, da sindaci, presidenti di Regione e cittadini. E stiamo lavorando in commissione per inserirle nel decreto emergenze e sbloccare finalmente la ricostruzione ferma da due anni”, hanno detto i deputati Patrizia Terzoni del Movimento 5 Stelle e Tullio Patassini della Lega, cofirmatari degli emendamenti.

Il testo accentra nelle mani del commissario un potere che sarà lui – di concerto con il Governo – a dover decidere come e con chi gestire. Sebbene quella di Farabollini sia una scelta “calata dall’alto”, a differenza di quanto avvenuto per Genova, l’individuazione di un geologo del Cnr nato a Macerata (fra le province più colpite dalla scia sismica) dovrebbe garantire una maggiore vicinanza ai sindaci del territorio, pur finendo per scavalcare i presidenti della Regione. O, per lo meno, è quello che si augurano gli amministratori dei comuni del cratere: “Se l’intenzione è quella di snellire le procedure, ben venga – commenta Paolo Trancassini, sindaco di Leonessa e deputato di Fratelli d’Italia – ma devono essere chiare le procedure di partecipazione del territorio, cosa che da questo testo non si evince minimamente. Aspettiamo che il commissario ci comunichi il nuovo modus operandi, ma finora a livello formale le esigenze dei territori non sono vengono garantite”. Ancora più schietto Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice e consigliere regionale del Lazio, che attacca i protagonisti del dibattito politico: “Invece di blaterare, venite a vivere per un po’ nella distruzione, così capirete la mancanza di prospettive economiche di garanzie sulla tutela della salute e vivrete le paure dei nostri bambini e le ansie dei nostri nonni. Quella dei palazzi del potere è aria fritta”.

D’altronde, la posta politica in gioco è molto elevata, sia in termini economici che d’immagine. Ieri, ad esempio, la Protezione Civile ha comunicato l’approvazione delle ultime proposte progettuali di utilizzo delle somme residue, pari a 366.012,51, raccolte attraverso gli sms solidali. Soldi che vanno ad aggiungersi ai 34.171.821,52 già approvati in precedenza dal Comitato dei garanti, per un ammontare totale che supera i 34,5 milioni di euro.

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