“Grazie alla polizia, che sta catturando e togliendo dalle strade decine di venditori di morte“. Quando Matteo Salvini, commentando le ultime operazioni antidroga delle forze dell’ordine, si complimentava con gli agenti per gli arresti di spacciatori e trafficanti evidentemente non sapeva che uno di quei “venditori di morte” faceva parte del suo partito. Anzi: era vicino a ricevere la nomina di referente della Lega per il comune di Comiziano, neanche duemila abitanti nella città metropolitana di Napoli. Bartolomeo Falco, classe ’65, è finito agli arresti insieme ad altre 71 persone nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Dda di Napoli: gli indagati devono rispondere a vario titolo della accuse di associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti e produzione, detenzione e spaccio di droga. In pratica, secondo i pm sono i protagonisti della riorganizzazione e della gestione delle piazze di spaccio di Santa Maria Capua Vetere e delle aree limitrofe dopo la disarticolazione del gruppo Fava avvenuta nel 2013. “White stone” il nome dell’operazione, il che fa intendere come al centro dell’inchiesta sia finito il traffico di fiumi di cocaina, anche nelle piazze di spaccio delle province di Napoli e Avellino. Per chi ha condotto l’indagine, il 53enne faceva parte di un gruppo specializzato nella compravendita di polvere bianca: nella fattispecie, “acquista e vende ingenti quantitativi di cocaina” nella sua zona di residenza, Tufino, ed ha rapporti di conoscenza e contatti con altri spacciatori del sodalizio. Era, insomma, un “elemento pienamente inserito” nell’organizzazione criminale.

Al netto della cronaca, però, la questione è diventata anche politica proprio per il coinvolgimento di Bartolomeo Falco. All’inizio di giugno, dopo l’exploit elettorale della Lega di Salvini alle politiche del 4 marzo e a poche ore dalla formazione del governo gialloverde, il nome di Falco è comparso in una nota stampa firmata dal plenipotenziario del partito in Campania, Gianluca Cantalamessa, e dal segretario provinciale Biagio Sequino. Il testo è inequivocabile. Testuale: “Dopo un minuzioso lavoro di scouting sui territori, [il segretario provinciale] ha provveduto all’individuazione dei delegati comunali dell’area nolana che avranno il compito di organizzare e promuovere l’attività del partito, ed in particolare di gestire la fase del tesseramento e dell’apertura delle sezioni cittadine” si leggeva nel comunicato stampa, che poi dava conto dell’allargamento della base leghista nei territori vicini al capoluogo campano grazie a “tanti giovani amministratori comunali che hanno scelto di aderire al progetto Salvini, così come tanti candidati impegnati nelle elezioni comunali”. Il tutto nell’ottica di una “espansione forte e per un rinnovamento di classe politico-dirigente”. Poi la lista dei nomi, con quello di Bartolomeo Falco a fare bella mostra in qualità di “referente” per il Comune di Comiziano.

Un ruolo che però Falco, dopo l’arresto di due giorni fa, non potrà esercitare. A sentire il coordinamento campano della Lega di Salvini, però, il problema neanche si porrebbe. Il motivo? Il politico, di fatto, non ha ricevuto nessuna nomina ufficiale. E il comunicato stampa di giugno? “Solo un annuncio” fanno sapere dal partito del vicepremier, che ha diramato una nota per commentare l’arresto del loro ‘quasi-referente‘: “Apprendiamo da alcuni organi di stampa, con grande stupore, l’accostamento del partito ad una maxi operazione condotta dalle nostre forze di polizia, su mandato della Procura di Napoli” hanno scritto i sodali campani del segretario leghista, che poi hanno precisato come “il soggetto, indicato come nostro coordinatore cittadino, non ha e non ha mai avuto alcuna nomina dal partito. L’ex consigliere comunale ed esponente dell’Udc per lungo corso, si era da pochi mesi avvicinato alla Lega di Salvini”. A seguire la spiegazione del ‘quasi passo falso‘: “La persona al riguardo, all’epoca dei fatti incensurato, era stato individuato dalla segreteria provinciale e annunciato a mezzo stampa, come possibile referente sul territorio, ma mai alcuna nomina gli è stata affidata”.

Contattata da ilfattoquotidiano.it, la Lega di Salvini in Campania ha bollato come “una leggerezza” il comunicato che a giugno annunciava la nomina di Bartolomeo Falco. “Quando si è avvicinato a noi, non aveva alcun problema con la giustizia – hanno fatto sapere – Era un ex consigliere comunale, che per anni aveva collaborato con l’Udc di Ciriaco De Mita e Biagio Iacolare (ex presidente Sma, dimessosi a febbraio scorso dopo l’inchiesta di Fanpage sui rifiuti in Campania, ndr): il suo inserimento faceva parte della politica di allargamento sui territori del nostro partito, non potevamo sapere cosa facesse nella sua vita privata al di fuori della politica. Ma comunque non ha mai avuto nessuna nomina all’interno del partito”. Il ritardo nella ratifica dell’incarico annunciato, insomma, è stato una sorta di colpo di fortuna che ha evitato di avere come referente – per dirla con Salvini – un “venditore di morte” all’interno della “espansione forte e del rinnovamento della classe politico-dirigente” della Lega.

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