Un imam egiziano è stato espulso perché “incitava al terrorismo islamico in Italia”. Gli atteggiamenti ultraradicali del’uomo, secondo gli investigatori, sono stati confermati dall’analisi dei file presenti su telefoni e pc, nonché emersi in diverse occasioni durante le prediche della guida religiosa. Non solo, perché l’egiziano, Ahmed Elbadry Elbasiouny Aboualy, aveva legami con soggetti giudicati pericolosi, come il libico Mohamed Game, protagonista di un tentativo di far esplodere un ordigno vicino a una caserma nell’autunno 2009. “Firmata adesso l’espulsione di un imam che incitava al terrorismo islamico in Italia: a casa!”. Così il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha commentato su Twitter l’espulsione di un imam egiziano, accompagnando il cinguettio con l’immagine della firma del provvedimento.

Aboualy, 35 anni, in Italia dal 2005, era residente a Milano e titolare di un permesso di soggiorno per motivi di lavoro. L’imam avrebbe più volte manifestato un orientamento ultraradicale. Un atteggiamento confermato dall’analisi dei file presenti su telefoni e pc ed emerso in alcuni luoghi di culto islamico dove svolgeva la funzione di guida religiosa. L’egiziano, a quanto risulta dagli elementi investigativi acquisiti, aveva anche legami con alcuni soggetti pericolosi tra i quali il libico Mohamed Game, che il 12 ottobre 2009 si presentò nel piazzale della caserma Santa Barbara a Milano con un ordigno rudimentale, esploso solo parzialmente, che causò danni allo stesso attentatore, ferendo leggermente due militari.

Secondo gli investigatori Aboualy è la stessa persona che nel 2009 aggredì l’esponente di Fratelli d’Italia, Daniela Santanché, durante una manifestazione contro l’uso del velo integrale per le donne musulmane. Allora i due si erano ritrovati imputati davanti al Tribunale di Milano proprio per il loro coinvolgimento nella protesta anti-burqa, organizzata dalla Santanché davanti alla Fabbrica del Vapore. Entrambi nel dicembre del 2013 sono stati condannati.

Aboualy per l’aggressione della Santanché ha dovuto pagare 2.500 euro di multa, risarcire l’allora leader del Movimento d’Italia con 10mila euro e pagare le spese processuali. L’esponente di destra, invece, è stata condannata a quattro giorni di arresto e 100 euro di ammenda, convertiti in 1100 euro di ammenda, per manifestazione non autorizzata. “Mi ricordo molto bene di questo signore che mi ruppe due costole in nome della “religione di pace”. A mai più!”, ha commentato la Santanché su twitter.