“Il governo ritiene opportuno confermare le previsioni contenute nella NaDef”. Il giorno dopo la bocciatura da parte dell’Ufficio parlamentare di bilancio delle stime della Nota di aggiornamento al Def, il ministro dell’Economia Giovanni Tria torna in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato per rivendicare le scelte fatte e comunicare al Parlamento che il governo andrà avanti. “Interpretiamo l’obiezione dell’Upb come uno stimolo all’azione anziché un motivo per abbassare le nostre previsioni, e cosa più importante, le nostre ambizioni”, ha detto il titolare del Tesoro. “Non dobbiamo lasciare che la volatilità di breve termine dei mercati offuschi la nostra capacità di formulare valutazioni e previsioni equilibrate“, Tria in audizione ha peraltro fornito dati sulle coperture della manovra diversi rispetto a quelli messi nero su bianco nel documento ufficiale: i tagli, ha detto, ammonteranno a 6,9 miliardi. Nella Nadef “tagli e revisioni di spesa” sono però quantificati nello 0,2% del pil, cioè 3,5 miliardi.

“I rischi politici ed economici internazionali sono sempre esistiti”, ha argomentato Tria, “ed è anche per questo motivo che nei documenti di programmazione si formulano previsioni prudenziali e non ottimistiche. Ma non possiamo, né dobbiamo, basare il quadro programmatico su scenari di rischio a ribasso altrimenti stravolgiamo il significato di tale previsione”. Dopo aver difeso i tecnici del Mef dicendo che “il rispetto istituzionale va in tutte le direzioni” e “le strutture tecniche del Mef non sono meno valide di altre”, Tria ha ricordato che l’Upb “ha validato il 19 settembre il quadro macro tendenziale del governo, sul quale si basa la previsione programmatica. Ciò di cui si dovrebbe discutere è il delta tra scenario programmatico e tendenziale, e non la misura in cui la previsione ufficiale si distacca dalle proiezioni formulate da analisti di mercato o istituzioni internazionali. Tali previsioni sono state fra l’altro pubblicate in tempi diversi e sulla base di informazioni parziali o obsolete, alla luce delle ultime scelte di politica economica del governo”.

Nella sua valutazione l’Upb si esprime nel dettaglio sui moltiplicatori degli interventi messi in cantiere dal governo notando che “al netto dell’intervento sulle clausole vi è un’espansione del disavanzo di circa mezzo punto percentuale di pil” e dunque “l’attesa del Mef di una crescita del pil dell’1,5 per cento implicherebbe un moltiplicatore d’impatto per il primo anno sostanzialmente unitario, poco coerente con l’evidenza empirica disponibile”. Non solo: “L’incremento degli investimenti pubblici, che sono tipicamente molto espansivi, nello scenario programmatico si somma alla netta inversione di tendenza già stimata nello scenario a legislazione vigente; ne consegue che la componente ascrivibile al programmatico potrebbe ragionevolmente concentrarsi nella seconda metà del 2019, più che nei primi mesi”. E “anche l’avvio del Reddito di cittadinanza potrebbe richiedere qualche mese per essere attivato”.

“Da Reddito e quota 100 impatto sul pil di 0,3 punti” – Tria si è limitato a dettagliare quali sono i “moltiplicatori” attribuiti alle singole misure che saranno inserite nella manovra, da cui nel complesso il governo si attende un impatto dello 0,6% sulla crescita giudicato irrealistico dall’Upb. Oltre al 0,2% che dovrebbe arrivare dalla “rimodulazione delle imposte indirette“, cioè dal solo fatto che il prossimo anno l’Iva non salirà perché le clausole di salvaguardia sono state disinnescate, un altro 0,3% è atteso da reddito di cittadinanza e anticipo pensionistico che costano 16 miliardi l’anno, uno 0,2% dai 3,5 miliardi di investimenti aggiuntivi, uno 0,1% dalla flat tax “il cui ammontare è pari a 0,6 miliardi nel 2019, 1,8 nel 2020 e 2,3 nel 2021” e altrettanto da “incentivi a investimenti e all’innovazione insieme a interventi di spesa la pubblica amministrazione” e “spese indifferibili”.

Salvini: “Per le riduzioni fiscali 1,7 miliardi” – Sulla quantificazione delle coperture destinate alla flat tax per gli autonomi è però intervenuto il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini che ha detto: “Sono di più, un miliardo e 700 milioni. Per le riduzioni fiscali la manovra ha un ammontare stimabile di circa 1,7 miliardi. Comunque lunedì arriva il decreto fiscale, i numeri saranno scritti e non mentono”. Nella Nadef, oltre alla flat tax è citato “il taglio dell’imposta sugli utili d’impresa per le aziende che reinvestono i profitti e assumono lavoratori aggiuntivi”. Nel pomeriggio Tria e Salvini hanno diffuso una nota congiunta in cui si spiega: “Vicepremier e ministro dell’Economia dicono la stessa cosa e le stesse cifre con una prospettiva diversa. Le risorse stanziate sono effettivamente quelle dette da Tria (nel 2019 600 milioni per poi salire a 1,8 miliardi nel 2020 e a 2,3 miliardi nel 2021). Nell’arco del triennio abbasseremo le tasse con una media annuale stimabile per 1,7 miliardi di euro”.

“Ritardi nell’attuazione? Misure ancora in corso di definizione” – Quanto al rischio paventato dall’Upb che ritardi nell’applicazione delle misure di governo rallentino gli effetti sulla crescita previsti nel 2019, il ministro si è limitato a dire che “non va sottovalutato il rilancio degli investimenti pubblicipriorità del governo”, e che “le nuove politiche di inclusione sociale saranno attivate in modo tale da raggiungere le platee dall’inizio del 2019. In ogni caso sono misure in corso di definizione e quindi mi pare strano valutarne l’impatto ancora prima che vengano definite”.

Manovra da 36,7 miliardi, il 60% delle coperture è deficit – Il ministro ha spiegato che la somma degli interventi da dettagliare nella legge di Bilancio vale 36,7 miliardi nel 2019. E le coperture arriveranno per 22 miliardi da maggior deficit e per 15 miliardi di tagli e maggiori entrate. In particolare i tagli ammonteranno a 6,9 miliardi, le entrate a 8,1. Nella Nota al Def “tagli alle spese dei ministeri e altre revisioni di spesa” sono cifrate però solo lo 0,2 per cento del pil, cioè circa 3,5 miliardi. Nel 2020 le coperture sono di 7,8 miliardi con un importo analogo di tagli e aumenti di entrate pari a 3,9 miliardi, nel 2021 4,7 miliardi dovuti ai tagli e 5,2 miliardi alle maggiori entrate.

La replica del ministro Tria non sembra accontentare le opposizioni: “E’ all’apparenza ragionieristica – dice il deputato Stefano Ceccanti, del Pd – ma nella sostanza evanescente, perché basata su pie aspirazioni non suffragate da dati concreti. Non a caso continua a non rispondere sulle circostanze eccezionali e sul ciclo negativo quindi sulla violazione dell’articolo 81 confermata dalle pagine 40 e 41 del testo Upb. Non ci siamo. Il Governo a testa bassa contro il mondo, le parole contro i fatti”.