Sono ormai poche le persone che non hanno mai sentito parlare di cloud storage, ma sono altrettanto poche  quelle che sanno davvero di cosa si tratta e e come funziona. Il che è un vero peccato perché questo tipo di servizio può davvero fare la differenza nelle attività di ogni giorno, che si tratti di lavorare, studiare o gestire le incombenze domestiche. A patto di avere una connessione decente a Internet, ovviamente.

I principali fornitori di cloud storage si chiamano Dropbox, Google (Drive), Microsoft (OneDrive), Apple (iCloud Drive), a cui si accompagna una pletora di concorrenti meno noti come Mega, Tresorit, Box e altri che offrono servizi specifici come la crittografia di alto livello (per una maggiore riservatezza). Tra questi ultimi vale la pena ricordare almeno Boxcryptor, uno degli ultimi servizi di questo genere che non usa la tecnologia blockchain (quella di Bitcoin); i suoi eredi concettuali hanno nomi come Storj, SIA, Maidsafe o Filecoin. Una bella sfilza di nomi, solo pochi dei quali si potrebbero definire “famosi”.

Che cos’è il cloud storage e perché usarlo

Già ma a cos’è e a cosa serve il cloud storage? Una domanda la cui risposta è “a salvare i file”, ma per fare la stessa cosa vanno bene anche una chiavetta USB, il disco fisso di un computer, uno esterno, o perché no un NAS? Certo che sì ma c’è una differenza: con il cloud storage i file vengono copiati via internet e messi su un server. È comune la battuta secondo cui non esiste il cloud, è solo il computer di qualcun altro. Fatte le dovute distinzioni, si può dire che è effettivamente così: i server appartengono al fornitore dei servizi, ma i file restano di chi li ha caricati.

Perché copiare i propri file su un server? Le ragioni sono più di una, ma la più ovvia e immediata riguarda la sicurezza dei file stessi. I computer si rompono, le chiavette USB si perdono, gli smartphone cadono (spesso in acqua). E con ognuno di questi incidenti la reazione è sempre la stessa: preoccupazione per l’oggetto ma anche e soprattutto per il contenuto. Potrò recuperare le mie fotografie?, oppure Oh no, c’era un anno di fatture lì dentro! Se è vero che alcuni coscienziosi hanno una copia di backup da qualche parte, lo è anche il fatto che la maggior parte delle persone non è ancora preparata a eventualità del genere. E comunque anche un backup domestico può fare una brutta fine.

La maggior parte di noi, infatti, considera ancora il computer o lo smartphone come oggetti a sé stanti, isolati dal mondo soprattutto per quanto riguarda i dati che contengono. L’abitudine ci fa pensare: cose come i file stanno sul computer, il che è paradossale visto che quello stesso computer lo usiamo per andare su Internet un giorno sì e l’altro pure. Ma se i file sono sul cloud il computer lo potete anche bruciare, e non andrà perso nemmeno un bit. Basterà prendere un altro computer, mettere le credenziali, magari scaricare un’app sullo smartphone o sul tablet, e ritroverete tutto. Certo, per digerire questa idea bisogna accettare la sfida di cambiare abitudini, una delle cose più difficili che ci siano; ma vale la pena provarci.

Come una chiavetta USB ma meglio, esempi pratici di cloud storage

Chi ha uno smartphone Android e un account Google già usa il cloud storage, anche se magari non lo sa. La rubrica dei contatti, che compare magicamente su ogni nuovo telefono? Cloud storage. Le email, sempre disponibili e sincronizzate su PC e smartphone? Cloud storage anche quello.

A volere essere pignoli i casi appena citati rientrano nella dicitura cloud computing, mentre il termine storage è solo per quei servizi in cui decidiamo quali file mettere e quando. Uno spaccamento del capello semantico, ma la sostanza resta quella.

Diciamo che avete una presentazione, ci lavorate a casa e dovete mostrarla in ufficio, o a scuola. Potete metterla su una chiavetta o portarvi dietro il computer (se è un portatile): si rischia di perdere la chiavetta stessa, di non poterla collegare al computer una volta arrivati per diverse ragioni. In certi contesti, c’è ancora un alto rischio di prendere e trasmettere un virus informatico. Ma se il computer è connesso a Internet, mettete il file in cloud e lo ritroverete pronto all’uso. Più comodo e più veloce di un pendrive (la pennetta USB), oltre che più sicuro.

O ancora, diciamo che in ufficio vi hanno passato un corso di formazione costituito da presentazioni, documenti, video e file audio. Potete seguirlo dal PC, ma se i file sono in cloud potrete aggiornarvi anche usando smartphone e tablet, stando sul treno, in aeroporto… persino in vasca da bagno se proprio non avete niente di meglio da fare in quel momento. E potrete anche modificare un file, diciamo spostare un podcast nella cartella “ascoltati”, sapendo che – grazie alla sincronizzazione automatica –  ritroverete la stessa modifica anche sul computer del lavoro.

O ancora, tenendo su Dropbox bollette e copie di documenti come le carte d’identità o i passaporti, li avrete sempre disponibili ogni volta che servono. Sopratutto quando fare una stampa apposta sarebbe una tremenda seccatura. Nella maggior parte dei casi, la vostra controparte sarà più che soddisfatta con la copia digitale che potete mandare all’istante dal vostro smartphone.

Il cloud storage (e il cloud computing) sono anche strumenti per la collaborazione. Un file o una cartella infatti si può condividere con altre persone; tutti i partecipanti del gruppo possono modificare un documento, crearne di nuovi, cancellare quelli che non servono più. Un sistema che permette a un team di seguire un progetto insieme anche se i membri sono ai quattro angoli del mondo.

Come si usa il cloud storage

Prendiamo Dropbox come esempio, ma quanto diremo vale per quasi tutti i servizi disponibili. Ci sono molti modi di usarlo, ma non sono tutti uguali.

L’approccio “classico” è quello sbagliato: usare solo la versione web e mettere dentro Dropbox solo certi file, quando mi serve. E sopratutto quando mi ricordo. Vuol dire che finisco di scrivere il documento, lo salvo sul mio computer e poi ne carico una copia tramite il browser. Così si fa del lavoro un più, che aggiunge solo stress e nessun valore. Se fate così, prendete in considerazione un cambiamento.

Bisogna scaricare l’applicazione. Dropbox (e in concorrenti) si installano come una qualsiasi app, e creano cartelle speciali sul computer. Da quel momento in poi basta trascinare i file, come si fa da sempre. C’è anche l’applicazione per smartphone ovviamente, per vedere e modificare i documenti. Ma ancora non basta.

Usare il cloud storage come cartella predefinita. Questa è la vera chiave di volta. Non solo usare la versione per computer, ma anche usarla sempre. Se usate MS Word, smettete di salvare in “Documenti” e cominciate a salvare sempre in Dropbox/Documenti. Così non avrete più una copia online e una offline, né dovrete ricordarvi di fare la copia. Sarà sempre aggiornata. E soprattutto potrete vedere i vostri file dallo smartphone o da qualsiasi altro computer. Dite pure addio alla chiavetta USB: ora è (quasi) inutile.

Vale per i documenti, per le fotografie per i video e per qualsiasi altra cosa si possa salvare sul disco di un computer. Lo spazio però non è illimitato, a meno di essere disposti a pagare qualcosa.

Attenzione: non è gratis

I fornitori di cloud storage offrono tutti un po’ (pochino, in realtà) di spazio gratuitamente. Se parliamo di documenti di testo, fatture in PDF o simili, difficilmente si arriva a occupare più di un paio di gigabyte. Diversamente, se volete conservare in cloud anche altre cose – diciamo foto e video personali – allora lo spazio non basta mai. Per averne di più bisogna sottoscrivere un abbonamento.

Arrivati a questo punto sarebbe opportuno considerare tutti i fornitori citati all’inizio di questo articolo e fare un confronto, per capire quale ci piace di più e quale ha i prezzi migliori. Limitandosi ai fornitori più importanti (Google, Apple, Microsoft e Dropbox) la qualità del servizio più o meno si equivale.

La notevole eccezione riguarda Google, che offre spazio infinito per fotografie e video. Ma con alcune condizioni. Bisogna usare Google Photo, che in un certo senso è una parte separata di Google Drive – ha anche la sua app infatti. Bisogna attivare la sincronizzazione dal cellulare e accettare una piccola, piccolissima riduzione nella qualità delle fotografie stesse. Una compressione, questo il termine tecnico, che rende Google Photo inadatto ai fotografi professionisti ma ideale per tutti gli altri. In ogni caso chi vuole caricare fotografie in formato originale può farlo pagando lo spazio necessario.

Nessuna paura se lo spazio finisce: i file restano disponibili e potrete sempre scaricarli senza pagare un centesimo. Non potrete caricarne di nuovi però, né sincronizzare le nuove copie.

E la privacy?

Cloud Storage (o cloud computing a questo punto) significa dunque poter fare ogni cosa, in ogni momento e in ogni luogo del mondo. Non serve più avere il proprio computer, né il proprio telefono. E non bisogna più rinunciare a nulla perché non ho il file. È un tassello fondamentale e irrinunciabile del moderno rapporto tra uomo e tecnologia.

Fantastico, ma come abbiamo scritto sopra cloud storage è un modo elegante per dire “il computer di qualcun altro”, e come faccio ad essere certo che quel qualcun altro tratterà con rispetto i miei file? La risposta breve è: non si può essere assolutamente certi, ma si può stare ragionevolmente tranquilli.

I venditori di cloud storage si impegnano a preservare l’integrità dei file, e da questo punto di vista fanno un buon lavoro; non perderete le vostre fatture o le vostro foto personali. Ma se caricate qualcosa di illecito, come la copia pirata di un software, potreste scoprire che viene rimossa, o che non la si può condividere; un problema che si può risolvere facilmente, ma è bene sapere che alcuni di questi fornitori usano sistemi “antipirateria”. Sono totalmente automatizzati, e non ci sono esseri umani che controllano i vostri file.

La domanda più interessante riguarda però la riservatezza: ebbene, la prima tutela è scegliere una buona password, che non sia già usata altrove, e attivare l’autenticazione in due fattori. In questo modo potremo stare relativamente tranquilli riguardo al fatto che un criminale possa entrare e vedere i nostri file.

E lo spionaggio governativo? Tutti i fornitori statunitensi sono sottoposti alle leggi di quel paese e salvo rare eccezioni offrono pieno accesso alle autorità. E in genere lo stesso privilegio è riconosciuto alle Forze dell’Ordine di tutto il mondo, quando è presente la richiesta di un giudice. È anche possibile, ma difficile da affermare con certezza, che alcune agenzie di intelligence possano guardare nel vostro cloud più o meno a piacimento.

Ma allora, è possibile salvare i file in cloud per la massima comodità e avere allo stesso tempo il massimo della privacy, tanto nei confronti di possibili criminali quanto dei governi impiccioni? Sì, è possibile: usando servizi non statunitensi, come per esempio Mega (Nuova Zelanda), TresorIT (Svizzera) o Jottacloud (Norvegia); e scegliendo cloud con un alto livello di crittografia – magari uno di quelli basati su blockchain – o più semplicemente crittografando i file prima di caricarli. La crittografia non è una cassaforte inviolabile, lo è virtualmente se per leggere in file ci vogliono migliaia di anni con il computer più potente del mondo.

Applicare queste ulteriori misure di sicurezza di certo rende il cloud storage meno comodo e pratico di quanto abbiamo detto in questo articolo. Ma d’altra parte sicurezza e praticità non vanno mai a braccetto, sopratutto in questioni informatiche.

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