L’esclusione di Autostrade dalla ricostruzione del ponte Morandi, decisa nel decreto Genova, è “giustificata” sotto il profilo della concorrenza. Non lo è, invece, quella di tutti gli altri concessionari. È questo il parere della Autorità garante della concorrenza e del mercato, intervenuta in commissione Trasporti nel corso delle audizioni relative al provvedimento adottato dal governo dopo il crollo del viadotto Polcevera nel capoluogo ligure. Mentre il sindaco di Genova e neo commissario, Marco Bucci, nell’esporre i punti critici del decreto ha ricordato che “il ponte, una volta dissequestrato, è ancora nelle mani di Autostrade: se vogliamo lavorarci sopra dobbiamo ‘riprendercelo’” e questo “significa” che “si espropria o si revoca la concessione“. In ogni caso, è l’appello al Parlamento, “va definita meglio la legge”. Anche perché, secondo il sindaco, bisognerà partire entro i prossimi 45 giorni se si vuole avere il ponte pronto nel Natale 2019.

Arena: “Esclusione funzionale”
Il segretario generale dell’Antitrust, Filippo Arena, ha spiegato che “l’esclusione appare funzionale a evitare di replicare nel mercato a valle dei lavori, gli effetti della chiusura alla concorrenza del mercato a monte, in cui l’affidatario del titolo concessorio, beneficiario di proroghe dello stesso, non è stato individuato con gara”. Per la ricostruzione del ponte di Genova, ha aggiunto Arena, caldeggiando “assolutamente” gare ad evidenza pubblica per il rinnovo delle concessioni, “se nell’attuale situazione l’affidamento tramite procedura negoziata appare giustificato, tale modulo dovrà essere limitato a quanto strettamente necessario a far fronte alle condizioni di urgenza e indifferibilità dell’intervento di ricostruzione e dovrà essere, in ogni caso, rispettoso dei principi di trasparenza e di non discriminazione“.

“Perimetro affidamenti sia ristretto”
A giudizio dell’Antitrust, tuttavia, “particolare attenzione andrebbe altresì prestata da parte del commissario straordinario nell’individuare il perimetro degli affidamenti da attribuire tramite procedura negoziata, soprattutto in considerazione dell’ampiezza della formula usata che fa riferimento alle attività ‘propedeutiche e connesse’ al ripristino della rete viaria”. In sostanza, secondo l’Agcm, al di fuori del “circoscritto ambito di operatività della deroga” dovranno “di contro trovare applicazione le procedure ad evidenza pubblica che garantiscono, attraverso il confronto competitivo tra più imprese, la selezione dell’operatore più efficiente“.

Bucci: “Pronto a Natale 2019? Bisogna partire l’1/12”
Il neo commissario, dicendosi pronto a partire in 45 giorni con i lavori, ha però chiarito ai parlamentari che “l’esproprio vale anche per il ponte che, una volta dissequestrato, è ancora nelle mani di Autostrade”. Quindi “se vogliamo lavorarci sopra dobbiamo ‘riprendercelo’ – ha detto – Ciò significa o si espropria o si revoca la concessione” in ogni caso “va definita meglio la legge”. E sui tempi: “Se vogliamo che il ponte sia pronto a Natale 2019, sapendo i tempi di demolizione e costruzione, è opportuno che il 1° dicembre prossimo parta il cantiere, se non altro per la demolizione – ha aggiunto – La cosa è fattibile, ma deve anche essere molto chiaro come fare ad assegnare un progetto nei prossimi 45 giorni”.

Aspi: “Pronti a fare, ma governo dice di pagare e basta”
Davanti parlamentari è intervenuto anche l’amministratore delegato di Autostrade, Giovanni Castellucci, che dopo la sua relazione ha risposto a due tornate di domande da parte dei componenti della commissione. Dopo essere tornato sulle cifre legate ai morti sulle Autostrade (“la mortalità è scesa del 77%” dall’anno della privatizzazione), un passaggio molto contestato da diversi deputati, l’ad si è soffermato sul coinvolgimento della concessionaria: “Noi saremmo pronti a fare molto di più – ha detto – Ma il governo dice che dobbiamo pagare e basta“.

Castellucci: “Lavori a noi? Finiti in 9-15 mesi”
Castellucci ha, tra le altre cose, ricordato anche le quattro potenziali tipologie di intervento studiate da Autostrade che prevedono “quella con i tempi più accelerati, circa 9 mesi per la demolizione e la ricostruzione” e per il progetto ideato da Renzo Piano “circa 15-16 mesi”. “Non sono promesse – ha specificato – ma impegni sui quali noi riteniamo di poterci impegnare contrattualmente”. Nessuna risposta certa, invece, su eventuali ricorsi nel caso il decreto non dovesse essere modificato dal Parlamento, stabilendo in via definitiva l’impossibilità per Autostrade di partecipare attivamente alla ricostruzione: “Abbiamo iniziato a esaminarlo la settimana scorsa e abbiamo chiesto agli avvocati di fare una valutazione: non abbiamo ancora una posizione, che dovrà essere espressa dal consiglio d’amministrazione – ha spiegato – ma posso assicurarvi che non è intenzione del nostro gruppo aggravare la situazione di una città come Genova che è già colpita. Ci riserviamo una valutazione attenta del decreto nella sua conversione finale prima di assumere una posizione definitiva”.

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