La febbre dello spread corre sul mercato.La giornata si è infatti aperta con i titoli di Stato italiani che hanno raggiunto soglie preoccupanti, trascinando al rialzo il differenziale con il Bund tedesco a dieci anni che è subito volato a 298 punti, dai 285 di venerdì e a poche ora dalla chiusura viaggia stabile oltre quota 300 in scia a un rendimento dei Btp che è arrivato pericolosamente vicino al 3,6% (3,56%). Un livello che non veniva toccato dal febbraio 2014, ben prima che la Banca centrale europea lanciasse il programma di acquisto dei titoli di Stato che ha fatto crollare ovunque i rendimenti nell’Eurozona. A picco anche la Borsa con Piazza Affari che è crollata del 2,43%. Le banche, in grande sofferenza, restano i titoli più bersagliati del listino milanese, dove montano i timori di nuovi aumenti di capitale in scia all’andamento dei Btp.

Le tensioni del resto erano attese dopo la lettera della Ue, di venerdì 5 ottobre, in cui si parlava di seria preoccupazione per la “deviazione del percorso di bilancio”. Il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis e il titolare agli Affari economici Pierre Moscovici, nella missiva di risposta inviata al ministro dell’Economia Giovanni Tria dopo la presentazione della nota di aggiornamento del Def, hanno chiesto “alle autorità italiane di assicurare che il documento programmatico di bilancio sia rispettoso delle regole fiscali comuni e aspettiamo di vedere i dettagli delle misure che potrà contenere. Nel frattempo, come negli anni e nei mesi scorsi, restiamo aperti ad un dialogo costruttivo, hanno aggiunto Dombrovskis e Moscovici, auspicando dunque che i contenuti delineati nella nota siano modificati nella legge di Bilancio che va inviata a Bruxelles entro il 15 ottobre”.

I cittadini votano al di là dei titoli dei giornali e dello spread. Io sono attento come vicepremier all’evoluzione dei mercati, ma il diritto al lavoro, alla famiglia e alla vita viene prima”, dice intanto il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini a un convegno dell’Ugl Crescita economica e prospettive sociali in un’Europa delle Nazioni, alla presenza di Marine Le Pen. “Se volessi pensare male direi che dietro allo spread di questi giorni c’è una manovra di speculatori alla Soros che puntano al fallimento di un Paese per comprare le aziende sane rimaste, a prezzi di saldo. A nome del governo dico che non toneremo indietro. Chi vuole speculare sull’economia italiana sappia che perde tempo. Riguardo allo spread a 300 vorrei dire che siamo di fronte allo scontro tra economia reale e quella virtuale, tra vita vera e realtà finanziaria”.

“Lo spread supera quota 300 (noi lo avevamo portato sotto quota 100). Salvini dice: è colpa dei mercati, è colpa di Soros. Ma pensa davvero di poter prendere in giro gli italiani? La colpa è del Governo che sta scherzando col fuoco, tanto alla fine pagano sempre i cittadini“, scrive su Facebook l’ex segretario Pd Matteo Renzi. “Quando lo spread è alto chi paga sono le famiglie, i risparmiatori, la povera gente: i miliardari invece ci guadagnano. Ma se davanti alle diffidenze dei mercati e dell’Europa, il vicepremier risponde: ‘Me ne frego non possiamo stupirci delle reazioni. La manovra del popolo è fatta sulla pelle degli italiani: l’Italia sta ingranando la retromarcia. Che peccato”.

Domenica il vicepremier Luigi Di Maio aveva puntato il dito contro opposizioni e sistema mediatico. C’è un tentativo di “far cadere il nostro governo il prima possibile” aveva detto commentando l’avviso di bocciatura della manovra M5s-Lega.

Intanto per martedì è in calendario una riunione per scrivere la risoluzione di maggioranza sulla nota di aggiornamento al Def, da votare in Aula giovedì. Il partito della ‘prudenza’, numeroso soprattutto nella Lega, vorrebbe inserire lì una rassicurazione per l’Ue. Ma la partita si giocherà soprattutto sulla legge di bilancio, da varare entro metà ottobre. M5s spinge le sue misure. Ma la Lega vuole evitare di scontentare le imprese del Nord, sua prima base elettorale. E lavora non solo per rendere il reddito di cittadinanza il meno “assistenziale” possibile, ma anche per limitare gli effetti “iniqui” della pensione di cittadinanza ed evitare ricadute come quelle emerse in alcune simulazioni, secondo cui sarebbe negativo il saldo tra abolizione di Iri e Ace e introduzione della flat tax al 15% per le piccole partite Iva e mini-Ires.

Quanto alla manovra, il vicepremier ha anticipato che il reddito di cittadinanza potrebbe arrivare via decreto, perché sia subito operativo. E spiega che parte dell’assegno potrebbe trasferirsi all’impresa che assume, come sgravio alla formazione. Annuncia che alla “quota 100” si accompagnerà un turn over “1 a 2” nelle partecipate pubbliche. E promette “15 miliardi di investimenti”, oltre che l’abbassamento del tetto di Impresa 4.0, iper e superammortamento per aiutare le piccole imprese, soprattutto al Sud. Infine, lancia una misura a forte impronta pentastellata: “Una norma della manovra fermerà i trasferimenti alle Regioni per i vitalizi“: o li aboliscono o se li pagano.

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