La “manovra del popolo”, come l’hanno ribattezzata, sarà il “più grande piano di investimenti della storia italiana”. Quindici miliardi tra infrastrutture, digitale e ristrutturazione degli edifici della pubblica amministrazione. Un rischio per i conti pubblici con l’aumento del rapporto deficit/pil al 2,4% per tre anni, con l’immediato aumento dello spread e il calo della Borsa? Secondo Luigi Di Maio, no. La reazione è solo “il frutto della demonizzazione di questo governo“.  I diritti sociali, attacca il vicepremier rispondendo all’intervista di Matteo Renzi al Corriere della Sera, “in questo Paese li ha distrutti quella forza politica che doveva difenderli e che diceva di essere di sinistra e oggi tifa per lo spread“.

Intervistato da Maria Latella su SkyTg24, il leader del Movimento Cinque Stelle dice che appena la nota aggiuntiva del Def sarà pubblicato si vedrà che “c’è il più grande piano di investimenti della storia italiana” spiegando che nella “manovra del popolo” si cominciano a ricostruire diritti sociali che erano stati distrutti. E la volontà di uscire dall’euro da parte del Governo, sbandierata da alcuni commentatori, viene bollata come una “sciocchezza“.

L’obiettivo dei 15 miliardi investiti trasformerà “le città in cantieri”, ha detto Di Maio, parlando del deficit al 2,4% come del “numero magico” per riuscire a fare quello che il governo aveva annunciato in campagna elettorale dal reddito di cittadinanza al superamento della legge Fornero. E l’Unione Europea, con la quale sarà “interessante discuterne” non deve temerlo. Un po’ perché non c’è alcuna intenzione di andare allo scontro, precisa Di Maio dopo l’“andiamo avanti” di Matteo Salvini di fronte alle eventuali bocciature di Bruxelles, e un po’ perché il debito aggiuntivo si pagherà nei prossimi anni “con la crescita”. La manovra, infatti, sottolinea il vicepremier, “dà un po’ più di respiro” a giovani, anziani, a coloro che aspettano di andare in pensione e ai truffati delle banche.

“Negli ultimi giorni siamo stati impegnati su questa manovra del popolo, che ci ha consentito finalmente di cominciare a ripagare il popolo italiano dalle ruberie di tutti questi anni – ha aggiunto – E anche i prossimi giorni saranno completamente dedicati a questa manovra. Qualcuno dice che la pagherà il popolo italiano, invece questa manovra ripagherà il popolo italiano“. Il vicepremier annuncia anche altre due mosse del governo Lega-M5s, una sorta di “pacchetto di sburocratizzazione” che prevede la semplificazione del codice degli appalti con il taglio di un terzo delle norme e una riforma del codice di procedura civile con l’obiettivo di portare da sette a tre anni il tempo per arrivare a una sentenza e facilitare così gli investitori.

Non solo, perché dopo lo scontro aperto con i tecnici del ministero dell’Economia, dalla nota al Def alle coperture per il decreto Genova, il vicepremier rilancia al Global Forum sulla democrazia diretta: “I tecnici devono essere al servizio del popolo ovviamente nei limiti della Costituzione, ma se i tecnici non vogliono fare il loro dovere vorrà dire che cambieremo la legge Bassanini perché ci dobbiamo riprendere il potere democratico da quello dei tecnici”.

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