“Porsi l’obiettivo di aumentare il numero dei pensionati dando pensioni piene è un grande gesto di irresponsabilità e di profonda iniquità“. Così il presidente dell’Inps, Tito Boeri, intervenendo a un convegno ha commentato la scelta del governo di consentire l’uscita dal lavoro con “quota 100” come somma di età e anni di contribuzione senza alcuna penalizzazione tranne la necessità di aver compiuto 62 anni. “C’è una grande iniquità nelle scelte del governo sulle pensioni e questo è un pericolo molto serio”. “Si dice che questo servirà a liberare opportunità di lavoro per i giovani”, ha ricordato Boeri, “ma non c’è alcuna relazione automatica né garanzia che questo avvenga perché le aziende reagiscono a secondo delle situazioni in cui si trovano e potrebbero approfittare di questo per gestire lo smaltimento degli organici”. “Nella storia del nostro paese non c’è mai stata una sostituzione” di posti di lavoro “fra pensionati e giovani”.

“Ammesso e non concesso che per ogni pensionato creato per scelta politica ci sia un lavoratore giovane“, ha continuato l’economista, “bisogna tenere conto che chi va in pensione oggi in media ha una retribuzione di 36.000 euro lordi, mentre un giovane assunto con contratto a tempo indeterminato, cosa molto rara, avrà una retribuzione di 18.000 euro. Quindi ci vorrebbe la retribuzione di almeno due giovani lavoratori per pagare una pensione. Si stanno toccando equilibri molto delicati, è un grande gesto di irresponsabilità. Il patto intergenerazionale non si regge non solo sulla sostenibilità finanziaria ma deve avere anche una percezione di equità. L’iniquità di queste scelte è un pericolo molto serio”.

“C’è anche un profondo senso di iniquità nel volere legare per alcune categorie i contributi alle prestazioni, mentre i grandi privilegi del nostro sistema pensionistico sono legati alla concessione di pensionamenti molto precoci. Ci sono persone che sono andate in pensione a 29 anni e che si sapeva avrebbero poi percepito la pensione per 40-50 anni”.

“Si dice che si potrebbero finanziare operazioni come quelle sulle pensioni contrastando gli sprechi“, ha detto Boeri. “È una litania diffusa, ma gli sprechi sono difficili da ridurre perché la riduzione di ogni spreco viene a danneggiare qualcuno che gode di un trattamento di favore. C’è solo uno spreco che potremmo oggi ridurre senza danneggiare nessuno, quello degli oneri sul nostro debito pubblico, lo spread. Non c’è alcuna ragione per cui il nostro Paese debba avere 100 punti di interesse in più da pagare sul debito pubblico di un Paese come il Portogallo che ha lo stesso livello di debito pubblico del nostro Paese o fino a 150 in più della Spagna. Questa spesa pubblica aggiuntiva che dobbiamo destinare al pagamento degli interessi sul debito pubblico è davvero uno spreco. Dovremmo misurare gli sprechi da come si riesce a gestire, Ci sono cause legate alle scelte politiche condotte nel nostro Paese dietro alla dinamica dello spread”.