È una notte di agosto come tante altre sulla rotta alpina dove ogni giorno, da oltre un anno, decine di migranti tentano il passaggio verso la Francia, passando dal Colle della Scala via Bardonecchia o lungo i sentieri del Colle del Monginevro verso Briançon.

Un ragazzo del Mali viene preso dagli agenti della Paf, la polizia di frontiera che pattuglia il fondo valle con tanto di visori notturni, cani e inseguimenti tra i boschi.

Secondo quanto riferiscono i migranti respinti in Italia, a Bardonecchia e Claviere (oltre 7.000 dal giugno 2017 a oggi) le persone fermate dai gendarmi francesi vengono perquisite, verrebbe sequestrato loro quanto di valore conservano in tasca, e vengono respinte collettivamente in Italia, senza analizzare i singoli casi e senza la presenza di mediatori e traduttori come imporrebbe la legge.

Questo ragazzo del Mali, che ha denunciato il presunto furto, ha deciso di tornare al posto di blocco della polizia francese alla frontiera del Monginevro e chiedere conto degli 800 euro che, a suo dire, gli sarebbero stati rubati dagli agenti della Paf che l’hanno intercettato in territorio francese, identificato e riaccompagnato a Claviere.
L’audio che il ragazzo ha registrato (diffuso oggi dai solidali del ‘rifugio autogestito Chez Jesus’ e dalla rete informale Briser le Frontières) documenta come sono andati i fatti. I due agenti francesi del posto di blocco del Monginevro si sentono chiamati direttamente in causa, non danno la possibilità al ragazzo di fare denuncia né tanto meno contattare un avvocato e reagiscono con minacce, strattoni e insulti. “Ti distruggo, non provare a ripassare in Francia altrimenti ti teniamo in caserma tutta la notte e domani mattina ti rimandiamo in aereo in Libia… sai che qui funziona così”.
Dopo il breve confronto tra uomini armati e in divisa e il giovane sans papier del Mali, quest’ultimo accetta il ‘consiglio’ dei francesi di tornare in Italia, “e anche velocemente”.
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