Vengono chiamati eSport, vale a dire electronic sport: sport elettronici. Sono tornei di videogiochi in cui non è il fisico a faticare, ma la testa . Siamo stati a Parigi per seguire uno di questi eventi, uno dei più importanti del panorama mondiale: l’Overwatch World Cup 2018. Overwatch è uno sparatutto in prima persona con meccaniche MOBA -Multiplayer Online Battle Arena-, un sottogenere degli strategici dove ogni giocatore veste i panni di un eroe con abilità e caratteristiche diverse.

Rilasciato su Xbox One, PC e Playstation 4 nel 2016, il titolo di Blizzard Entertainment – casa di videogiochi famosa per Warcraft, Heartstone, Diablo e Starcraft- è divenuto rapidamente un fenomeno di massa, tanto da convincere la stessa azienda a fondare l’Overwatch League e l’Overwatch World Cup, dove la prima funge da lega per le squadre sponsorizzate e la seconda è a tutti gli effetti un campionato del mondo per nazioni.

Molti partecipanti a questi eventi sono giocatori professionisti, con un contratto che garantisce loro uno stipendio base minimo di 50.000 dollari l’anno. Come i calciatori, vengono considerati delle vere e proprie star da milioni di tifosi in tutto il mondo. Hanno alle spalle un manager, un coach e persino una persona addetta alle comunicazione con i media, insomma come nella “Serie A” di uno sport qualunque.

Nella capitale francese abbiamo potuto assistere a uno dei gironi di qualificazione per la fase finale che si terrà il prossimo novembre al Blizzcon ad Anaheim, California. Sei team si sono quindi dati battaglia per ottenere uno dei due slot necessari per questo sogno, tra cui la nostra nazionale, presente con Francesco De Luca, Edoardo Badolato, Federico Portolani, Lorenzo Nulli, Edmondo Cerini, Aris Galli e il giovane diciassettenne Marco Soffia.

I ragazzi hanno affrontato cinque squadre in tre giorni, riuscendo a prevalere contro la Polonia per 3-2 e perdendo contro Francia, Paesi Bassi, Germania e Regno Unito; nazionali tatticamente superiori e con più esperienza sulle spalle. Il manager e coach della squadra Alessio Mameli ha così commentato il percorso azzurro in questo girone: “Siamo soddisfatti. Ci aspettavamo qualcosa di più, ma non possiamo lamentarci. Abbiamo portato un ragazzo giovane come Marco Soffia dandogli fiducia, e lui non ci ha deluso. Sono molto ottimista per il futuro. Penso che in Italia servirebbero più strutture, più posti dove poterci allenare –gaming house- e una cultura del videogioco e dell’eSport migliore”

A passare il turno sono stati Francia –che ha vinto ogni singola partita del girone- e Regno Unito che oltre al passaggio alla finale si è portato a casa 15.000 dollari. Nonostante la delusione della sconfitta, è difficile rimanere impassibili all’atmosfera generata dal pubblico dell’arena del “Arco de La Défense” di Parigi.

Gli spettatori, più di duemila –i biglietti sono stati venduti in 40 minuti-, hanno letteralmente fatto vibrare la tribuna, attraverso urla, applausi e incitamenti, galvanizzati dai due presentatori: Soe Gschwind-Penski e Malik Forté.

L’evento organizzato da Blizzard è stato gestito alla perfezione: altissima sicurezza, spazi per le persone con disabilità, posti a sedere per tutti e persino un negozio dove poter acquistare gadget del videogioco. Per chi non fosse stato in grado di venire, l’azienda ha coperto l’intero torneo con dirette e telecronache streaming in diverse lingue, compresa quella italiana.

Questa manifestazione ha confermato quanto gli eSport siano stati ormai sdoganati in Francia. Un mondo che oggi, in Italia, è ancora un miraggio, anche a causa di una cultura del videogioco ancora troppo arretrata.

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