La procura generale di Brescia ha emesso un ordine di carcerazione per Umberto Bossi. Contestualmente per il fondatore della Lega è stato emesso anche un decreto di sospensione dello stesso ordine di esecuzione della pena. L’atto firmato dal sostituto procuratore generale Gian Paolo Volpe è legato alla sentenza della Cassazione che ha condannato Bossi in via definitiva per vilipendio al presidente della Repubblica a un anno e 15 giorni di reclusione.

La sentenza della Suprema corte è del 12 settembre e si riferisce a quanto successo il 29 dicembre 2011 ad Albino, in provincia di Bergamo, dove il senatur aveva partecipato alla seconda edizione del Berghém Frecc, la festa provinciale del Carroccio bergamasco. In quell’occasione l’ex leader della Lega insultò l’allora capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ma anche l’allora premier Mario Monti.  “Abbiamo subìto anche il presidente della Repubblica che è venuto a riempirci di tricolori, sapendo che non piacciono alla gente del Nord’’, aveva detto Bossi, mentre da chi gli stava vicino sul palco era arrivata anche una voce che indicava le origini partenopee di Napolitano.  A quel punto il leader del Carroccio ci aveva messo il carico: “Mandiamo un saluto al presidente della Repubblica. Napolitano, Napolitano, nomen omen, non sapevo fosse un terun’’. Nel frattempo aveva accennato il gesto delle corna con la mano destra.

L’ordine di esecuzione della pena e il decreto di sospensione del medesimo consente a Bossi di chiedere entro trenta giorni di accedere una delle misure alternative di detenzione: l’affidamento in prova ai servizi sociali, la detenzione domiciliare, la semilibertà, la sospensione dell’esecuzione della pena detentiva e l’affidamento in prova. L’atto della procura generale di Brescia, ovviamente, avverte Bossi che l’esecuzione della pena avrà corso immediato nei casi il fondatore del Carroccio non opti per alcuna delle pene alternative.