Rod Rosenstein, il viceministro della Giustizia americano, andrà alla Casa Bianca, dove “si aspetta di essere licenziato“. Lo riporta  la Cnn, dopo che il sito Axion ne aveva annunciato le dimissioni. Rosenstein si è trovato al centro della cronaca venerdì 21 settembre, quando il New York Times e il Washington Post hanno rivelato che a maggio 2017 avrebbe proposto di intercettare il presidente Donald Trump per documentare il caos regnante sotto la sua amministrazione. Il vice di Jeff Sessions si sarebbe spinto a voler reclutare alcuni membri del gabinetto di Trump – in particolare lo stesso Sessions e il segretario alla Sicurezza John F. Kelly – per rimuovere il presidente attraverso il 25° emendamento della Costituzione. In base ad esso, se il vice Presidente e la maggioranza del gabinetto dichiarano che il Presidente “non è in grado di adempiere ai poteri e ai doveri del suo ufficio”, questi decade in automatico ed è sostituito dal vice Presidente.

“Bisogna sradicare il fetore persistente al Dipartimento della giustizia”, aveva detto Trump il giorno stesso dello scoop, durante un comizio in Missouri. “Ci sono persone dannose di cui dobbiamo disfarci”, aveva aggiunto, con chiaro riferimento al viceministro. Le rivelazioni dei quotidiani si basano su appunti privati dell’ex direttore ad interim dell’Fbi, Andrew McCabe, che vi riassumeva colloqui avuti con Rosenstein nei giorni successivi al licenziamento dell’ex direttore dell’agenzia federale James Comey. Il numero due della Giustizia americana supervisiona anche le indagini sul Russiagate: è lui ad aver nominato il procuratore speciale Robert Mueller a capo dell’inchiesta. Secondo alcuni, quindi, lo scandalo sarebbe un assist perfetto a Donald Trump per piazzare un uomo di propria fiducia a controllare Mueller.

“Questa storia non dev’essere un pretesto per il corrotto obiettivo di licenziare Rosenstein per piazzare un ufficiale che consenta al presidente di interferire con le indagini”, ha detto Chuck Schumer, senatore democratico dello stato di New York. Il viceministro, da parte sua, ha sempre negato quanto scritto dai giornali: “Non ho mai voluto o autorizzato registrazioni del presidente, e ogni affermazione per cui avrei promosso la rimozione di Trump è assolutamente falsa“, ha dichiarato.

La vicenda arriva in un periodo già molto complicato per l’amministrazione Trump, messa in difficoltà dal libro del giornalista Bob Woodward che ha dipinto la Casa Bianca come una “gabbia di matti” e dall’editoriale anonimo pubblicato sul New York Times in cui un alto funzionario dell’amministrazione lodava la “resistenza” sotterranea al Presidente portata avanti da alcuni dei suoi più stretti collaboratori. Inoltre, si avvicinano le elezioni di medio termine, viste dai più come un referendum sulla prima metà del mandato di Trump.