Sappiamo che Rocco Casalino è molto bravo. Plurilingue, laureato in ingegneria, efficiente, lavoratore instancabile e anche fantasioso e con ottime relazioni.
Non sappiamo però perché Casaleggio e Di Maio e Grillo non l’abbiano destinato al ruolo che gli compete: un ministero di prima classe dove poter illustrare le proprie qualità, costringendolo alla bottega di portavoce di palazzo Chigi.

La preoccupazione di un portavoce è infatti quella di trafficare principalmente con i giornalisti. E questi ultimi hanno la medesima ansia: trafficare col portavoce, illustrare a lui, affinché conceda o neghi, i pensieri, le magie, le suggestioni del potere. Il più delle volte il portavoce chiede silenzio e porta silenzio. Casalino, che è il più bravo di tutti, concede molto più del suo silenzio. E lo fa nelle forme brillanti della sua personalità. Magnifico e immortale il videoritratto di sé stesso mentre cronometrava il tempo, cioè i secondi, che sarebbero trascorsi affinché la notizia, il boccone prelibato che aveva concesso a Enrico Mentana, un signor giornalista, sugli esiti della crisi di governo, divenisse di dominio pubblico. Da quel video si intuiva che Casalino più che portasilenzio gradisce il frastuono, lo stupore, il botto che i suoi comportamenti devono suscitare nell’opinione pubblica: Oooohhhh!

E così, registrando il messaggio vocale destinato a un collega giornalista, ha spiegato, chiedendo fintamente di tacere, la battaglia campale contro “i pezzi di merda” del ministero dell’Economia che non concedono ai Cinquestelle ciò che hanno elargito a tutti: una manciata di miliardi, dieci, per avviare il reddito di cittadinanza, la pietra miliare sul quale si regge il governo del cambiamento. Casalino ha annunciato una “mega vendetta” contro coloro che ostruiranno. Da qui il nuovo nomignolo di “epuratore”.

Ora, senza voler mancare di rispetto a Casalino, diciamo che già Francesco Storace, nella veste di addetto stampa di Gianfranco Fini, fu gratificato dell’appellativo in questione. “Epurator” per i modi franchi e spicci con cui risolveva le faccende di governo e di partito. Casalino, molto più in alto di Storace e di tutti coloro che l’hanno preceduto nella bottega di palazzo Chigi, può tranquillamente valutare – dato il volume di intelligenza e di potere che cumula ed esibisce – se non sia il caso di stupire ancora una volta iniziando a depurare il suo vocabolario.

Depurare, non epurare né esondare. Altrimenti, seguendo il filo logico del suo pensiero, dovrebbe essere lui per primo l’epurato. Epurato, e poi magari promosso. Per esempio a Ministro dell’Economia, se Tria dovesse farsi da parte, oppure a Ragioniere generale dello Stato se la Repubblica italiana, com’è plausibile, dovesse avere necessità di una mente brillante, disinvolta, competente e smisurata.

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