L’incontro di Arcore tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini comincia a dare i suoi frutti. E per Marcello Foa si riaprono le porte che conducono all’ufficio di presidente della Rai. Dalla Commissione parlamentare di Vigilanza è infatti arrivato il via libera alla risoluzione che impegna il consiglio d’amministrazione di viale Mazzini a esprimere un nome per la presidenza della televisione pubblica. Hanno votato a favore Lega, Movimento 5 stelle e Fratelli d’Italia. Contrari Pd, LeU e Pier Ferdinando Casini. Forza Italia, invece, si è astenuta. Un modo per tenere in sospeso la Lega.

Il voto in commissione e il summit di Arcore – Il cda, infatti, voterà con tutta probabilità il giornalista vicino a Salvini come suo presidente venerdì alle ore 10. All’inizio della prossima settimana, quindi, la commissione Vigilanza tornerà a riunirsi e darà a questo punto il via libera definitivo alla nomina. Prima del voto, però, il presidente indicato dal cda sarà audito dai parlamentari. A chiederlo è la stessa Forza Italia, che ora considera . “La nostra proposta garantisce maggiore trasparenza al procedimento di nomina. E offre ai commissari della Vigilanza la possibilità di verificare la professionalità, i requisiti e la capacità del presidente in pectore di esercitare il suo ruolo in modo terzo e super partes”, dice Anna Maria Bernini, capogruppo al Senato. A spiegare perché le capacità di Foa non andassero bene solo l’1 agosto scorso – quando il voto contrario dei parlamentari azzurri ne aveva bloccato la nomina – mentre adesso vanno benissimo è il senatore Renato Schifani. “Il no a Foa nasceva da un inesistente coinvolgimento, da parte della maggioranza, del nostro partito sulla scelta del futuro presidente. Un errore cioè di metodo, nessuna critica sul merito della persona”, dice l’ex presidente di Palazzo Madama.  Come dire: il summit di Arcore di domenica scorsa ha evidentemente sancito il disgelo tra il leader della Lega e l’ex premier. In cambio del via libera a Foa, infatti, il Carroccio rinuncerà a correre da solo in Abruzzo. E infatti già domani, giovedì 20 settembre, il ministro dell’Interno tornerà a partecipare a un vertice del centrodestra, sempre ad Arcore, con Berlusconi e Giorgia Meloni.  “Nella politica esistono sempre elementi di ricatto: ha Salvini nei confronti di Berlusconi e Berlusconi nei confronti di Salvini. Se Berlusconi non vota Foa alla Rai, Foa non passa. Ma in cambio non gli abbiamo dato niente”, ha detto il sottosegretario – e numero due del Carroccio – Giancarlo Giorgetti.

Opposizione scatenata – Il via libera a Foa – il cui figlio Leonardo lavora nello staff di Salvini – dopo il summit di casa di Berlusconi  ha ovviamente scatenato le opposizioni. Il Pd, che aveva proposto una risoluzione alternativa che avrebbe precluso la strada a una riproposizione di Foa, ha protestato in commissione, annunciando ricorsi alla Corte dei Conti e ai tribunali competenti contro un’operazione ritenuta illegittima. Il Movimento 5 Stelle – attacca il senatore Pd Salvatore Margiotta – si assuma la responsabilità di aver avallato una delle operazioni di lottizzazione più feroci degli ultimi anni, con l’aggravante del beneplacito di Berlusconi”.”Sul futuro della Rai e sui suoi assetti di potere in arrivo nuovo asse Berlusconi-Salvini-Grillo. Caro Di Maio che fine hanno fatto le vostre battaglie contro il conflitto di interesse”, scrive su twitter il coordinatore nazionale di Mdp, deputato di Liberi e Uguali, Roberto Speranza. “Con questo abuso votato a maggioranza, con il voto contrario delle opposizioni e l’astensione di Forza Italia, Lega e M5s hanno capovolto la legge: non è più il cda Rai che vota il presidente, ma la Vigilanza che intima ai consiglieri chi devono votare. Si tratta di altro materiale per gli avvocati”, scrive su facebook il deputato del Partito democratico Michele Anzaldi, segretario della commissione. 

Le nuove nomine in cda – Ora la battaglia si sposta in cda, dove il sì a Foa dovrebbe passare con l’opposizione dei consiglieri Rita Borioni e Rodolfo Laganà. A breve sul tavolo del consiglio arriveranno anche le prime nomine della nuova gestione. In pole position per il Tg1 c’è sempre Gennaro Sangiuliano, sostenuto dal centrodestra, a meno che la spunti Alberto Matano, che potrebbe essere dirottato al Tg2. Al Tg3 si attende la conferma di Luca Mazzà (oltre che del direttore di rete Stefano Coletta), mentre alla radiofonia si parla di Paolo Corsini. Per la Tgr sono in pole, sponsorizzati dalla Lega, Alessandro Casarin o Luciano Ghelfi, in lizza anche per il Tg2 qualora Matano andasse al Tg1. Per lo sport resta favorito Jacopo Volpi.