Si allungano i tempi per la ricostruzione del Ponte Morandi di Genova. Tempi legati soprattutto alle trattative tra governo ed enti locali sul nome del Commissario alla ricostruzione che guiderà l’operazione. Dopo oltre un mese dalla tragedia del 14 agosto, le istituzioni continuano a temporeggiare. Nella serata di lunedì, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha ribadito, come si legge anche nel comunicato ufficiale circolato dopo il Consiglio dei Ministri del 13 settembre, che il Commissario straordinario per la ricostruzione arriverà “dopo la pubblicazione del decreto legge per Genova in Gazzetta Ufficiale”. Per la precisione “entro dieci giorni”. Quello che sembrava un percorso ormai in discesa, però, sembra incontrare nuovi ostacoli: il 13 settembre il CdM ha dato il via libera al decreto, ma ancora oggi (martedì 18 settembre) non se ne trova traccia in Gazzetta Ufficiale, allungando così i tempi per la nomina del Commissario e, di conseguenza, per la ricostruzione del viadotto genovese. Intanto, Autostrade dichiara, annunciando una “operazione trasparenza”, che il monitoraggio sul Ponte Morandi è stato continuo e costante negli ultimi tre anni: “Sul viadotto Polcevera, nel periodo 2015-2018, sono state realizzate 926 giornate di cantiere, pari ad una media per ogni settimana di cinque giorni di lavori su sette“.

La nomina di colui che guiderà le operazioni per ripristinare l’arteria fondamentale per la gestione del traffico nel capoluogo ligure è il momento più atteso dagli abitanti di Genova. Oggi e nei giorni scorsi, avevano fatto ben sperare le parole del ministro per le Infrastrutture e i Trasporti, Danilo Toninelli, che prospettava la nomina del responsabile per l’emergenza “nei prossimi giorni” (17 settembre a Quarta Repubblica, su Rete4) o “entro dieci giorni dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale con un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri”, quindi è possibile che arrivi “entro 15 giorni” (14 settembre ad Agorà, Rai3). Quindi entro la fine di settembre. Tempi rapidi che sono anche necessari a rispettare i piani dichiarati dal governo di ricostruire il ponte entro il 2019: “Il nome del nuovo commissario – ha aggiunto Toninelli il 14 settembre – dovrà rappresentare l’intera Liguria ed essere in grado di dare a Genova entro il 2019 un risultato che io penso abbia dello straordinario, cioè un nuovo ponte che ricollega finalmente Genova e tutta l’Italia. Faremo l’impossibile per ricostruire il ponte entro il 2019″, aveva detto Toninelli. 

Il 18 settembre, Il premier Conte e il Governatore della Liguria e commissario per l’emergenza, Giovanni Toti, a margine del vertice a Palazzo Chigi a cui hanno partecipato anche il Sindaco di Genova, Marco Bucci, il sottosegretario alla Infrastrutture, Edoardo Rixi, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, e i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini,  hanno ribadito che il nome del commissario straordinario arriverà “in dieci giorni dalla pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale”. Ma a cinque giorni dal Consiglio dei Ministri che ha approvato il provvedimento del governo, in Gazzetta Ufficiale ancora niente. “Resterà operativo il commissario per l’emergenza – ha aggiunto Toti – a cui si affiancherà quello per la ricostruzione, che sceglieremo insieme al premier Conte nei prossimi giorni. Ma oggi non è stato fatto alcun nome”.

Fuori da Palazzo Chigi ha parlato anche il Sindaco di Genova che ha assicurato: “Oggi sul decreto siamo forse al 100% d’accordo su tutto“. Quando gli viene chiesto del prossimo commissario alla ricostruzione, però, spiega che “oggi non abbiamo fatto nomi, abbiamo parlato di ruoli. Siamo d’accordo sul ruolo del Commissario e su quello degli enti locali. Il commissario deciderà poi chi dovrà fare il ponte“. Niente Commissario, quindi, vuol dire anche un grande punto interrogativo su chi avrà il compito di ricostruire l’infrastruttura. “Il commissario per la ricostruzione e la demolizione del ponte si occuperà della parte relativa al ponte, mentre agli enti locali spetta tutto il sistema di sostegno, mantenimento e costruzione della viabilità secondaria, funzioni tipiche degli enti locali che abbiamo rivendicato e che il governo ci ha riconosciuto”, ha poi ribadito Toti.

Autostrade: “Abbiamo monitorato il ponte 5 giorni su 7 negli ultimi tre anni”
Autostrade per l’Italia ha intanto lanciato la sua “operazione trasparenza”, con la pubblicazione sul proprio sito una serie di schede informative “con l’obiettivo di fare chiarezza su alcuni dei temi più rilevanti nel dibattito seguito alla tragedia di Genova”: “Sul viadotto Polcevera, nel periodo 2015-2018, sono state realizzate 926 giornate di cantiere, pari ad una media per ogni settimana di 5 giorni di lavori su 7”. Un monitoraggio costante che rende ancora più inspiegabile il disastro del 14 agosto scorso.

Aspi fornisce anche i dati sugli investimenti a livello nazionale per la manutenzione della rete autostradale da loro gestita: 5,141 miliardi di euro complessivi, 195 milioni in più degli obblighi previsti dalla Convenzione (4,946 miliardi di euro). Un recente studio di Aiscat evidenzia che Autostrade per l’Italia spende in manutenzione per km di infrastruttura circa 108mila euro l’anno, 5 volte di più rispetto alla spesa per la manutenzione di Anas. Anche rispetto alle principali concessionarie europee, la spesa in manutenzione di Autostrade per l’Italia risulta oltre 3 volte superiore rispetto a quella sostenuta in Francia e in Spagna. In generale, per quanto riguarda il volume delle risorse complessivamente investite dalla società in grandi opere e sulla rete, nel periodo della privatizzazione (2000-2017) sono stati investiti dalla società 13,6 miliardi di euro, con una media di 757 milioni di euro annui rispetto ad una media di 127 milioni di euro all’anno spesi durante la gestione pubblica (1997-1999).

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Francesco rompe il tabù del sesso e risponde ai fedeli: “Il vero amore è appassionato”

prev
Articolo Successivo

Leggi razziali, Milano si offre di ospitare la mostra del liceo di Trieste. La preside: “Commossi, ma riusciremo a farla qui”

next